A tutto Giovanni Carnevali! Il dirigente neroverde ha parlato della stagione appena conclusa in Serie B con il ritorno nella massima serie e delle prospettive future del Sassuolo. Intervenuto ai microfoni di Radio Serie A, il dirigente neroverde ha parlato della promozione ma anche del ritorno in A con i programmi del Sasol. Ecco le sue parole riprese da TuttoMercatoWeb: "Sicuramente non è stato un anno facile, è stato complicato. La Serie B è un campionato difficile, per cui il primo pensiero riguarda soprattutto l'aspetto tecnico e come poter fare per risalire il più presto nella categoria della Serie A. La storia ci insegna comunque che tante volte alcune squadre che retrocedono rischiano di fare un campionato non buono e di trovare difficoltà ancora più grandi. Noi le abbiamo incontrate all'inizio. Non è stato un cammino facile, però siamo riusciti alla fine a portare a casa un risultato importante, che ci dà grande soddisfazione, anche perché posso dire che abbiamo fatto un grande lavoro. Tutto è partito dalla giornata in cui siamo retrocessi e il giorno stesso avevamo già fatto una scelta con mister Grosso. Siamo ripartiti con lui, è arrivato un nuovo direttore sportivo, Francesco Palmieri, e ci siamo dimenticati immediatamente quello che era il passato. È stato importante avere la forza di reagire e di costruire una squadra che sapevamo potesse ottenere dei grandi risultati. E' chiaro che oltre all'aspetto sportivo c'è anche l'aspetto legato ai contratti, perché per quanto riguarda il nostro caso, non sono diminuiti dalla A alla B. C'è un paracadute, tutta una serie di cose".
DISEQUILIBRI NELLE CATEGORIE - "Credo che al di là della nostra esperienza, sia un argomento che andrebbe visto in tutto l'insieme calcio. Perché oggi il limite nostro è guardare le proprie esigenze e non guardare quelle che possono essere invece le esigenze di tutti, perché purtroppo le squadre che retrocedono dalla Serie A alla Serie B si ritrovano in un mondo completamente diverso. La maggior parte possono rischiare anche di fallire, per cui credo che oggi la cosa più importante sia avere una grossa proprietà, forte e che ti sostiene. Il paracadute è un elemento comunque fondamentale".
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CONTRATTI DALLA SERIE A ALLA B - "A livello contrattuale, nel momento in cui si chiude un accordo con un calciatore, o meglio ancora con il procuratore, si può benissimo definire sia il compenso Serie A e Serie B, ma è l'unica cosa che la maggior parte delle volte non si riesce a fare perché l'atleta non accetta o perché magari ci può essere qualche altro dirigente di qualche altra società che gli dà l'opportunità di non avere le doppie soluzioni. Io credo che invece dovrebbe esserci un obbligo, c'è già un parametro ben preciso nel momento in cui tu dalla A retrocedi in B e dal momento in cui tu dalla B risali in A, ma ci dovrebbe essere un obbligo che queste dopo vengano realizzate".
LA FAMIGLIA SQUINZI - "Ho conosciuto la famiglia Squinzi ancor prima di arrivare a Sassuolo. Mi ritengo fortunato perché ho trovato una famiglia eccezionale, ho avuto la fortuna di conoscere e di lavorare con il dottor Squinzi, con la moglie, la dottoressa Spazzoli e poi dopo di avere continuità con i figli. Credo che avere una proprietà come la loro sia determinante, non soltanto per l'aspetto del sostegno economico, ma soprattutto perché credo che una società funzioni solo se c'è una proprietà forte, che ti dà delle linee guida, che sa che cosa si vuole fare ed è lungimirante, e non manca nulla di tutto questo alla famiglia Squinzi".
LA POSSIBILITÀ DI CAMBIARE CLUB - "C'è stata l'opportunità di cambiare club, ma è capitato in un momento in cui il Dottor Squinzi non stava bene, per cui non mi sono assolutamente sentito di poter fare delle scelte in un momento in cui credo fosse giusto rimanere accanto a loro, anche perché penso che nella vita ci debba essere anche un po' di riconoscenza".
IL PROGETTO SASSUOLO - "Ho un ricordo straordinario. 12 anni fa al Dottor Squinzi presentammo il progetto "Il Sassuolo nei prossimi 10 anni" e in questo progetto c'erano diverse idee, tra cui l'acquisizione dello stadio e il centro sportivo. In quegli anni il Sassuolo nasceva più come un progetto marketing che uno tecnico, che è una cosa anomala, perché di solito si pensa sempre ai giocatori, come inserire, come fare. Da lì c'è stata anche un'evoluzione, andando a voler acquistare giocatori italiani. In quegli anni all'inizio giocavamo con 11 ragazzi italiani e a volte incontravamo squadre con 11 stranieri, e questo è stato tutto parte di un percorso che se riguardo oggi mi fa pensare in un modo molto curioso. Il Dottor Squinzi è un grande appassionato di sport, un grande tifoso e intenditore e da grande intenditore quale era riusciva subito a capire quale poteva essere il mix giusto tra parte sportiva, parte azienda e sebbene avessi già avuto un percorso nel calcio, con lui ho iniziato questa nuova sfida di poter portare una società come il Sassuolo Calcio a restare in Serie A per 11 anni, e credo che questo debba essere considerato un qualcosa di straordinario".
LA NECESSITÀ DI AVERE PICCOLE E GRANDI SQUADRE - "Credo che il calcio italiano sia bello se viene vissuto come un mix di squadre, le grandi, le medie, ma anche le piccole, perché a livello anche territoriale è qualcosa di valido. È il bello del calcio, è normale che si stia andando sempre più verso un calcio business, per cui oggi credo che nel nostro mondo si giochi troppo, le squadre importanti giochino tanto, perché è sempre visto per portare a casa più denaro e questo può anche creare dei problemi".
RIFORMULARE I CAMPIONATI - "Credo che non debba essere rivista soltanto la Serie A, ma anche la Serie B, la Serie C e così via. Non penso che tra le 20 e le 18 squadre possa cambiare chissà quanto, dovrebbe essere rivisto tutto il comparto. Penso che si giochi molto di più a livello europeo, basta pensare anche alla Champions League di quest'anno, quante partite in più sono state fatte, anche se non credo ci sia stato il grande interesse che si poteva ipotizzare all'inizio, basta pensare a tutti gli eventi nuovi che vengono inseriti nuovi a livello europeo e mondiale. Non è soltanto un problema del campionato italiano, è un problema più grande".
IL RAPPORTO CON I CALCIATORI - "Personalmente conosco i miei giocatori, ho un buon rapporto, ci parlo, ma allo stesso tempo ho quel rapporto distaccato, che mi permette anche di prendere delle decisioni importanti e non tanto di legame. Credo però anche che, nel momento in cui deve essere scelto un giocatore, si debba conoscere bene, non solo per quello che fa sul campo, ma anche per quello che fa al di fuori, perché l'uomo viene prima del giocatore. Quello che conta più di tutto è vedere i giocatori dal vivo, conoscerli e cercare non soltanto di guardarli durante la partita, ma a volte anche durante gli allenamenti, per poter avere una visione più completa del ragazzo.
BERARDI - "Domenico è un ragazzo straordinario, è un campione e l'ha dimostrato anche quest'anno non soltanto sul campo, ma anche al di fuori. Ha avuto delle opportunità, certo mi ricordo una delle prime, c'era un discorso con la Juventus, ma lui ha preferito rimanere con noi perché il Sassuolo giocava l'Europa League e c'è questo rapporto che va al di là di qualsiasi altra cosa. Nel momento in cui c'è un'opportunità, questa opportunità la valutiamo assieme. Fa parte un po' anche della sua intelligenza, perché magari è un ragazzo un po' chiuso, ma allo stesso tempo chi lo conosce bene, può dire che è un campione".
GESTIRE UN CLUB - "Sono entrato nel mondo del calcio nel 1985, nel Calcio Monza. Ho avuto la possibilità di collaborare con diversi allenatori e ho visto come questo mondo sia cambiato negli anni. Basta pensare alle figure all'interno di una società di calcio che oggi ci sono rispetto a quelle che c'erano prima. Io dico sempre che una società di calcio è una grande azienda con una parte sportiva che è difficile da capire e se non hai delle conoscenze rischi di poter fare anche qualche errore. Se una persona vuole poi lavorare in questo momento c'è da pensare che il lavoro dipende molto dalla squadra con cui si opera, perché un conto è farlo per un grande club e un conto è per un club più piccolo, nonostante le dinamiche siano molto simili. Oggi in una società di calcio ci sono tantissime opportunità, però non dobbiamo dimenticarci che la parte più importante è la prima squadra e il risultato che riesce ad ottenere. Quello che credo sia determinante sia la sostenibilità, quello che può essere la cessione dei giocatori, per cui nello stesso tempo avere anche un settore giovanile che possa ogni tanto darti qualche ragazzo da poter far esordire in prima squadra, perché poi dopo è inutile nasconderlo, le plusvalenze sono quelle che ti aiutano nel cercare di mantenere i conti in ordine. Ma ci sono veramente tante possibilità nel mondo del calcio e questo può aprire a tante figure".
ESSERE UN MANAGER QUALIFICATO - "Credo che come in tanti mestieri si debba conoscere bene quello che si fa, quello che si richiede dalle persone, per cui è necessario conoscere bene le varie materie. È una grande azienda, ma allo stesso tempo c'è una parte sportiva, quindi un rapporto che ognuno di noi deve avere con i propri dirigenti, i propri direttori, il proprio allenatore. Ci sono degli equilibri che vanno gestiti e a volte non è così facile. Non bisogna dimenticare neanche la comunicazione, perché oggi di calcio se ne parla ogni minuto e possono uscire anche cose che non vanno bene per il tuo modo di lavorare".
LA SOSTENIBILITÀ - "Ho una proprietà che ha 99 fabbriche nel mondo e il Sassuolo è una di queste, per cui viene gestita come deve essere gestita un'azienda. Quello che chiedono è che sia sostenibile, ma nel calcio è difficile perché oggi il costo maggiore è dato dai giocatori, per cui ci vuole unità di intenti da parte dei dirigenti e delle società, perché è un mondo straordinario, difficile da gestire, ma io sono fiducioso perché questa volontà parte già dal Presidente Gravina. Credo che mai come quest'anno abbiamo la fortuna di avere a capo delle leghe persone con grande competenza. Se tutti insieme abbiamo la voglia di contribuire a risolvere in parte questo problema, come tanti altri che ci possono essere, come il rapporto con i procuratori, che oggi è diventato veramente molto complicato. E anche in questo penso che tante volte possiamo essere noi primi a sederci a tavoli a capire che cosa possiamo fare per limitare questo grande problema che abbiamo".
IL MODELLO NBA - "È giusto prendere spunto, magari guardando altri campionati, perché nell'NBA ci sono delle opportunità che noi riteniamo valide per il nostro campionato. Sono comunque a favore dei grandi club, perché credo che debbano essere la vetrina importante per il calcio italiano, per cui bisogna dare un sostegno e un supporto. Il fatto di poter ridurre delle risorse da un club a favore di un club più piccolo è da valutare, perché noi società minori dobbiamo dare qualcosa in più per far sì che i grandi club a livello europeo possano competere e far crescere il nostro calcio".
CAMBIO DEL MODELLO DI CALCIOMERCATO - "Probabilmente la Legge Melandri è obsoleta e va rivista e credo che oggi sia necessario lavorare un po' di più sulla meritocrazia. Per quanto riguarda i giocatori stranieri, c'è un mercato più ampio e quindi più possibilità e spesso, può giocare meno che un giocatore italiano. Fino a poco tempo fa c'era l'opportunità di prendere un giocatore straniero e avere una defiscalizzazione e si era avvantaggiati sotto questo aspetto. E bisogna trovare dei vantaggi anche economici sui giocatori italiani. Il giocatore straniero può avere più appeal perché è più rivendibile, gli italiani a volte riescono meno all'estero".
LE GIOVANILI - "E' cambiato molto il calcio giovanile rispetto ad anni fa. Oggi magari ci sono meno talenti, ma credo che la cosa più importante è ciò che la società vuole fare. Nel Sassuolo crediamo molto nei giovani e personalmente se posso risparmio 1 euro dalla prima squadra lo investo nel settore giovanile e i risultati sono arrivati. Abbiamo avuto la fortuna di far crescere e far esordire in prima squadra, cedere parecchi ragazzi, farli giocare in Nazionale, e credo che una società come il Sassuolo ha il dovere di far giocare i ragazzi giovani e anche quest'anno siamo stati la squadra più giovane del campionato. E dopo per dare la possibilità ai ragazzi di andare in un grande club".
LA NUOVA STAGIONE - "Ci prepariamo con grande entusiasmo, sapendo le difficoltà che potremo entrare. Oggi credo che in Serie A 8 squadre rischieranno di retrocedere e 3 retrocederanno, per una neopromossa sarà ancora più difficile. Ci dovrà essere programmazione, sapendo dove vogliamo arrivare, senza fare passi più lunghi della gamba e cercheremo di lavorare sui giovani e costruire una squadra che possa divertire".
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