Sipario! È terminata la stagione 2022/2023, la decima consecutiva del Sassuolo in Serie A, un miracolo sportivo, questo è sempre bene ricordarlo. Ogni anno in casa neroverde si parte con l'obiettivo di mantenere la categoria, avere il bilancio in regola e provare a togliersi qualche 'sfizio' di classifica (l'obiettivo dichiarato era quello di migliorare lo score dell'anno scorso, i 50 punti conquistati dai ragazzi di Dionisi che avevano chiuso l'anno all'11° posto), provando ad entrare nel giro dei grandi. Il Sassuolo ha centrato i primi due obiettivi, ovvero la salvezza senza grossi patemi, e il bilancio in regola grazie alla valorizzazione dei giocatori ma non è riuscito a migliorarsi, chiudendo l'annata al 13° posto con 45 punti 47 gol fatti e 61 subiti: 5 punti in meno rispetto a un anno fa, 5 gol subiti in meno (9 clean sheets contro i 3 della scorsa annata e 17 gol fatti in meno).
Quella che si è appena conclusa è stata un'annata dai diversi volti, cominciata con il piede storto, ovvero l'infortunio di Junior Traoré all'alba della stagione e proseguita con l'altro ko di Mert Muldur al 2' minuto della prima giornata di campionato. Per non farsi mancare nulla, il ko di Domenico Berardi alla quarta contro il Milan, con annesso infortunio anche per il suo 'sostituto', ovvero Gregoire Defrel, senza dimenticare poi i vari acciacchi accusati da Laurienté, Pinamonti e gli altri. Una stagione, quella 2022/2023, che ha visto anche le partenze eccellenti di Gianluca Scamacca e Giacomo Raspadori (quella di Jack, diciamo così, non era stata preventivata all'inizio) oltre alle cessioni di altri due elementi titolari come Vlad Chiriches e Filip Djuricic (il serbo però con l'esplosione di Raspadori e Traoré non sembrava essere più indispensabile come un tempo) e poi a gennaio anche quella di Junior Traoré oltre a quelle di gente che, per bocca dello stesso Dionisi, aveva forse perso gli stimoli per rimanere a Sassuolo come Kyriakopoulos e Kaan Ayhan. I neroverdi non sono rimasti a guardare sul calciomercato Sassuolo perché la società ha investito delle cifre importanti e pesanti spendendo oltre 50 milioni per Pinamonti (20 milioni, acquisto più costoso della storia), Laurienté e Alvarez (12 milioni a testa) e Thorstvedt (10 milioni), oltre a Erlic (acquistato un anno prima ma lasciato in prestito allo Spezia) con Bajrami e Zortea (prestito) arrivati a gennaio.
Ne è nata un'annata complicata, sin dai primi vagiti. Nella valutazione complessiva anche la figuraccia contro il Modena in Coppa Italia, torneo che dai neroverdi viene spesso sottovalutato (solo l'anno scorso il Sassuolo riuscì ad arrivare ai quarti) con l'uscita di scena già ad agosto in un ko che lasciava presagire già diverse problematiche che si sarebbero poi ripresentate nel corso della prima parte di stagione. Una prima parte chiusa con 17 punti. Inutile girarci attorno, il girone d'andata è stato pessimo! Il Sassuolo, per il sottoscritto, ha rappresentato la delusione dell'intera Serie A nelle prime 19 partite. Sì, la formazione di Dionisi non è mai stata invischiata nella lotta per non retrocedere (distanza di sicurezza minima di 5 punti) ma i ko con il Bologna e con la Sampdoria, ad esempio, sono due macchie difficili da cancellare. Poi a gennaio sono state fatte scelte coraggiose, la squadra ha voltato pagina e si è ripresa. Sono arrivati successi prestigiosi come quelli contro Milan, Roma e Juventus (nel mezzo anche la vittoria contro la bestia nera Atalanta) e un ruolino di marcia, fino a un mese e mezzo dalla fine, da lotta Champions, con 28 punti finali nel girone di ritorno. Dei nuovi acquisti estivi ha funzionato soprattutto Laurienté e in parte Martin Erlic, bocciati tutti gli altri. Bene invece la ventata di aria fresca portata a gennaio da Zortea e Bajrami, che hanno dimostrato attaccamento alla causa e un atteggiamento encomiabile che non sempre, almeno visto da fuori, ha contraddistinto la truppa neroverde. Ecco, uno dei problemi che si sono ripresentati nel finale di stagione riguarda proprio quella spocchia, quella presunzione, che ha il Sassuolo nell'affrontare le squadre alla sua portata (4 punti lasciati alla Samp retrocessa, 2 alla Cremonese, 2 allo Spezia, 3 al Verona ad esempio). Dionisi ci sta lavorando, probabilmente non è ancora riuscito a estirpare questo problema, ma ha dimostrato di essere sulla buona strada.
E Dionisi? Anche l'allenatore è 'giovane' e deve crescere, sta facendo esperienza e sicuramente anche lui, come i giovani talenti neroverdi, ha margine di crescita. Il Sassuolo ha vissuto 2 mesi da incubo tra metà ottobre e metà gennaio (nel mezzo c'è stata la sosta ma anche i 4 ko consecutivi con Bologna, Samp, Fiorentina e Lazio) ma, a partire proprio dal tecnico che ha preso delle scelte drastiche e importanti (ha 'fatto fuori' il capitano Ferrari, ha cambiato qualcosa a livello tattico, ha dato fiducia a Ruan e a Matheus Henrique, aveva tolto dal campo per un mesetto Maxime Lopez ma anche lo stesso Pinamonti al rientro dopo l'infortunio). Una cosa che il sottoscritto ha sempre 'rimproverato', anche l'anno scorso, è stata la mancanza di coraggio nel lanciare i giovanissimi e le parole pronunciate l'altro giorno sono lampanti: D'Andrea, ad esempio, ha giocato 5 gare ma solo nel momento del bisogno, poi è sparito. L'anno scorso, ad esempio, forse, si poteva dare un po' di spazio nel finale a Ryan Flamingo, autore di 14 gol, da difensore con la Primavera. Quest'anno, a discorsi chiusi, forse si poteva dare una chance ad alcuni giovani della Primavera. A parte questo però vanno riconosciuti dei meriti importanti al tecnico che ha saputo ritrovare la giusta rotta nel momento più difficile perché poi, al di là di tutti i discorsi di facciata, non so cosa sarebbe successo se il Sassuolo fosse tornato da Monza, a fine gennaio, con 0 punti. E non va dimenticato anche un altro aspetto: Berardi-Pinamonti-Laurienté, l'attacco titolare, schierato per la prima volta dall'inizio solo nel 2023, dopo 16 giornate! E la bravura di un allenatore non si vede quando le cose vanno bene. Poi, si poteva fare di più? Forse sì ma uno dei problemi della stagione va ricercato anche nella qualità della rosa, che si è abbassata rispetto a qualche stagione fa: le riserve infatti non sono all'altezza dei titolari, lo dimostrano anche le scelte dell'allenatore, e su questo bisognerà ragionare attentamente in sede mercato.
Per tutto questo non mi sento di dare più di un 6,5 finale alla stagione del Sassuolo (è un buon voto, lo avessi preso io quando andavo a scuola...). E il voto è così motivato: 4 per il girone d’andata (con annessa figuraccia in Coppa Italia contro il Modena), 8 per il girone di ritorno (10 per la prima parte, 6 per il finale con l’obiettivo ottavo posto alla portata e nel mirino, con il calendario che dava una mano in virtù anche degli scontri diretti con Monza e Fiorentina da giocare in casa) e mezzo voto per le difficoltà superate nel girone di ritorno perché la situazione dopo l'1-1 con il Monza non era delle più rosee, tra i tifosi serpeggiava la paura, qualcuno sui social aveva iniziato a scrivere la seconda lettera dell'alfabeto, questo non dimentichiamocelo. Dionisi, la società, la squadra (non per forza in quest'ordine) sono stati bravi a ritrovare il bandolo della matassa.
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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