Ave Mimmo, pieno di grazia. E di gol...Scusate, mi sono distratto un attimo...Cari amici neroverdi, benvenuti nel tragicomico calcio italiano, dove tutto è spettacolo e niente è reale. Sanremo non è ancora iniziato ma è diventato un ring tra Fiorello e Pucci (uno che molla il Festival perché gli hanno dato del fascista e poi rosica su Instagram col “biglietto d’oro” come se fosse la Coppa dei Campioni), e nel mezzo, la Juventus che scrive letterine a Gravina recitando "Ave Maria piena di grazia" per Kalulu, perché un ditino su Bastoni è evidentemente un’aggressione armata degna di grazia papale.

In questo Paese di suppliche, imitazioni velenose e Fabrizio Romano che fa sospendere il parody razzista su Vini e ora mezza timeline lo massacra e ha il suo Pandoro Gate, il Sassuolo ha fatto la cosa più rivoluzionaria possibile: ha giocato a pallone. E ha vinto 3-0. Senza avvocati, senza hashtag #GiustiziaNeroverde, senza post-accorati di Berardi con la lacrimuccia. Solo gol, sudore e un ottavo posto davanti a Bologna e Lazio che a inizio anno sembrava fantascienza.

Non è stato tutto semplice perché in un primo tempo da sbadiglio il Verona è riuscito, almeno nella prima mezz'ora di gioco abbondante, a ingabbiare tatticamente il Sassuolo attraendo gli attaccanti con la pressione in avanti manco ci fosse un buffet all-inclusive in un resort alle Maldive, e poi ne approfittava con i lanci lunghi a superare il centrocampo, alle spalle della difesa che è andata un po' in difficoltà, per fortuna gli attaccanti avevano le polveri bagnate e Bowie forse farebbe meglio a tornare a fare il cantante. Una volta capito l'inghippo, il Sassuolo si è dimostrato cinico ed efficace con Pinamonti che ha trovato il sesto gol in campionato, il secondo consecutivo e il primo in casa, ricordandosi di avere le gambe e che anche al Mapei si può far gol e sogna le copertine (quelle di Grazia?). Poi la doppietta di Berardi che lo ha portato a 129 gol in Serie A tutti con la stessa maglia (a Torino pagherebbero la grazia papale pure per sognarselo), e un Laurienté amante delle giocate, rigenerato come se avesse vinto l’oro olimpico nel dribbling. Dietro, Muric spettatore non pagante e Walukiewicz che si è preso solo un giallo vero, non quello da moviola lenta da indultare. Clean sheet, partita chiusa al 44’. Roba da vergognarsi, in un’Italia che vive di ricorsi e di “era rigore”.

Pensateci: mentre Pucci attacca Fiorello perché “pseudo-comico” e poi si vanta del biglietto d’oro per aver riempito i teatri, Berardi si prende due gol veri senza bisogno di imitazioni, sale a quota 129 gol staccando prima Shevchenko, poi Gianni Rivera, andando ad agganciare Lautaro Martinez e Roberto Bettega. Tutti signori attaccanti, lui di professione fa l'esterno! E mentre la Juve implora "Ave Gravina piena di grazia" per un contatto che nemmeno un massaggiatore avrebbe sentito, il Sassuolo sale ottavo senza chiedere niente a nessuno. E mentre alle Olimpiadi si discute ancora di quanti profilattici servano agli atleti, la formazione neroverde zitta zitta ha preso il trenino che lo avvicina verso la zona Conference senza ritardi e senza polemiche.

Fabio Grosso non ha dovuto mandare telegrammi a Mattarella. Ha solo chiesto attenzione e senso pratico e i ragazzi gli hanno risposto con una prestazione da squadra vera, non da reality. Il Verona? Mandato a casa con la delicatezza con cui La Russa (imitato da Fiorello) ha liquidato Pucci: “cambia nome, fatti chiamare con un nome da maschio”.

Nel gran circo del lamento nazionale, dove tutti vogliono la medaglia senza sudare, il Sassuolo ha scelto la via più scomoda: quella dei fatti. Tre a zero. Ottavo posto. Zero suppliche. E questa, amiche e amici neroverdi, è la vera eresia del febbraio 2026: una provinciale che vince senza fare la vittima. Roba da radiazione. 

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Sezione: Editoriali / Data: Sab 21 febbraio 2026 alle 12:58
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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