M'Bala Nzola, nuovo attaccante del Sassuolo, arrivato nelle ultime ore del calciomercato Sassuolo di gennaio, si è presentato ai microfoni di SassuoloChannel. Ecco le sue parole trascritte per voi da SassuoloNews.net: "Ho iniziato a giocare in Francia, c'è una squadra che si chiama Saint Julien les villas. Ho fatto scuola a calcio lì 5-6 anni prima di andare via. Ho fatto un anno in Portogallo, tipo Under 19, però ero con la prima squadra. E poi un giorno non volevo più rimanere in Portogallo. C'era una persona che mi aiutava e io le ho detto basta, torno in Francia. Poi lui mi ha detto 'no, se torni in Francia ti conosco, non avrai più voglia di giocare a calcio. Cosa farai nella tua vita?' Ho detto dai, non lo so, però io voglio tornare in Francia. Poi mi ha detto no, no, vieni, andiamo in Italia. Poi siamo andati in Italia. Mi ricordo avevo fatto una prova a Perugia. Poi non lo so, mi hanno detto no, ma sei troppo giovane. E poi anche lì ho detto dai, vado via. E c'è uno che mi ha chiamato e mi ha detto vieni a Francavilla Fontana".

E da lì è iniziato tutto: "Io ho sempre detto che arriverò dove volevo arrivare in Serie A. Non sapevo quando, però dentro di me sapevo che un giorno sarebbe successo. Quei anni in Serie C, diciamo che non pensavo, perché ero giovane, quindi non avevo tempo di pensare. Volevo solo divertirmi, giocare a calcio. Poi ho conosciuto il mister Calabro, che mi ha aiutato tanto, ma mi ha fatto capire che se vuoi diventare calciatore devi fare questo, questo. Quindi ho trovato delle gente che mi ha aiutato a diventare un po' più maturo".

Sul rapporto con Vincenzo Italiano: "Con Italiano c'è sempre stato un rapporto corretto, tipo allenatore, giocatore. Mi diceva le cose, perché a me mi piacciono quando mi dicono le cose, mi ha fatto capire che posso fare molto di più di quello che facevo, che anche potevo perdere molto di più se non avevo la testa giusta. Quindi ogni tanto mi diceva che devo avere la testa giusta, l'atteggiamento giusto".

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Sull'arrivo a Sassuolo: "Mi ha chiamato il mio procuratore, mi ha detto che stiamo parlando con Sassuolo, però lui quando mi ha detto, io gli ho detto andate avanti. Ho subito scritto a Laurienté, perché ci sentiamo ogni tanto, e mi ha parlato un po' del Sassuolo. Io guardavo un po' le partite e lo conoscevo molto bene, però come vedevo la squadra giocare, ho detto a me piace le squadre che giocano così, quindi ho avuto la voglia di venire qua".

Sull'ambiente neroverde: "È un ambiente tranquillo, il mister è una persona tranquilla, anche i giocatori mi hanno fatto sentire che non devo avere pressione, quindi stare tranquillo, fai quello che sai fare e ci divertiamo".

Sulle sue caratteristiche: "A me piace attaccare la profondità, venire a giocare, non mi piace troppo stare lì davanti, quindi muovermi. Diciamo che è un po' il mio difetto, perché il mio procuratore e tanti allenatori mi hanno detto che dovevo stare lì e fare gol. Lo so che sono un attaccante, però a me piace quando la squadra gioca bene, quando gioco bene. Ho sempre detto che preferisco giocare bene, vinciamo, che fare gioco male e ho fatto gol, mi sento male. Lo so che un attaccante deve fare gol, però io sono uno che piace giocare, venire e toccare la palla".

Sui compagni e la moda: "Per me quello che si veste, non male però, che a me non piace è Kristian Thorstvedt. È giovane, però ha un po' un stile da vecchio. Quello che si veste bene è Laurienté, Coulibaly mi piace".

Il peso della sconfitta: "A me la sconfitta non mi dà tristezza. Se vinciamo certo che sei felice, sei contento, c'è un ambiente diverso da quando perdi, però io quando la squadra perde una partita sono sereno, mi piace ridere, perché sono uno che non mi piace stare triste, anche quando le cose non vanno male. Anche quando perdiamo non riesco a essere triste".

I tatuaggi: "Il tatuaggio che ho fatto è un bacio. Per dire che ogni tanto cerco sempre di tornare indietro, capire da dove sono venuto, cosa voglio fare nella mia vita, perché sono qua. A volte mi perdo un po', quindi a volte mi piace stare a casa. A volte mi guardo e non mi riconosco, quindi cerco di capire. Non so come spiegarti, però questo tatuaggio è molto importante per me. Guardavo N'Zola da piccolo, non avevo tanti pensiero in testa. Volevi solo divertirti e ora non lo so, tutto è cambiato.

La famiglia: "La mia mamma, perché io sono uno che anche quando le cose non vanno bene, dico sempre sì sì sì, va bene. Quindi quando vedo che lei è contenta, mi dà voglia di continuare per lei".

Naruto: "Naruto è uno che è stato abbandonato. La gente lo trattava male, lo lasciava, lo insultava, però non ha mai mollato. Non ha mai mollato, ha sempre lavorato. Si diceva sempre che aveva un sogno. Diceva che io sarò questo e l'ha raggiunto. Questa è un po' la mia vita. Quando ho visto il Naruto ho detto questo sono io".

Sul tema del razzismo: "Il razzismo c'è dappertutto, nel calcio anche. Anch'io l'ho già subito una volta, però non mi fa niente. Non sono uno che piange e mette una cosa su Instagram. Io ho sempre detto che ero a Trapani, mi insultavano. Io mi sono girato, cantavo con loro, perché se piangi fai vedere che ti tocca, loro sono contenti, se te fai vedere che non ti fa niente per me è il modo giusto di far capire che mi puoi insultare, però alla fine non mi tocca, non mi fa niente".

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Sezione: News / Data: Mer 18 febbraio 2026 alle 16:47
Autore: Sarah G. Comotto
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