L'ad dell'Atalanta Luca Percassi ha parlato a BergamoTv della sconfitta con il Borussia Dortmund ma anche del caso Inacio, giovane strappato al vivaio bergamasco, proprio come Luca Reggiani, ex del Sassuolo e ieri titolare a 18 anni in Champions League. Lo strappo ha portato i nerazzurri a non andare al consueto pranzo UEFA con il BVB.

Voglia di rivalsa per il ko intanto: "Eravamo pienamente consapevoli delle immense difficoltà che nascondeva questa partita contro un avversario di così alto livello - riporta TMW - La sfida è stata decisa da singoli episodi che purtroppo ci hanno penalizzato, ma la squadra ha dimostrato di essere viva, reattiva e sempre in partita. Abbiamo la certezza che di fronte al nostro pubblico, spinti dal calore vitale del nostro stadio, i ragazzi troveranno tutte le energie necessarie per provare a ribaltare questo risultato. Sarà una battaglia e noi ci faremo trovare pronti".

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Prima del fischio d'inizio ha fatto molto rumore la sua dichiarazione in merito all'annullamento del pranzo ufficiale UEFA. Ci può spiegare nel dettaglio cosa è successo e i veri motivi di questa profonda rottura istituzionale con la dirigenza del Borussia Dortmund? "Come ho già avuto modo di spiegare, la situazione è tristemente chiara. I pranzi UEFA dovrebbero rappresentare un momento di incontro cordiale e un piacere nel condividere del tempo con la dirigenza che ti ospita. Purtroppo, in questo caso specifico, non sussistevano i presupposti minimi per farlo. Oggi sulla panchina del Borussia Dortmund sedeva Samuele Inacio, un ragazzo che è cresciuto nel nostro settore giovanile sin da quando aveva sette o otto anni, che abbiamo accudito e formato con dedizione, e che poi ci è stato sottratto in una maniera che riteniamo profondamente ingiusta. Nonostante tutto, prima dell'orario del pranzo ho voluto comunque incontrare i vertici del Borussia. Avendo noi aperto una vertenza ufficiale presso la FIFA, la mia intenzione era quella di capire se ci fosse la volontà di risolvere la questione in modo corretto. Penso che i grandi club debbano dimostrare la propria presunta grandezza attraverso i fatti e il rispetto reciproco, non certo con azioni predatorie di questo tipo".

Percassi ha rincarato la dose: "Se avessero voluto risolvere la vertenza, ne avrebbero avuto tutte le condizioni, ma mi pare evidente che siano abituati a operare costantemente con queste dinamiche: non a caso, questa sera ha giocato anche un altro talento del 2008, Reggiani, prelevato dal Sassuolo in una situazione fotocopia alla nostra. È un comportamento inaccettabile. Parliamo di ragazzi formati con enormi sacrifici nei nostri settori giovanili che, proprio nel momento cruciale del loro percorso di crescita, vengono attratti da queste sirene. Sappiamo che il mercato a volte genera queste situazioni, ma ciò che noi pretendiamo, al di là delle volontà di giocatori o agenti, è che alla base ci sia sempre il rispetto tra i club. Anche noi all'Atalanta facciamo un grande lavoro di scouting e investiamo molto sui giovani, ma lo facciamo sempre nel massimo rispetto delle altre società, intavolando trattative leali".

A questo proposito, l'operazione che ha portato Ahanor a Bergamo in estate rappresenta l'esatto opposto. Un esempio lampante di come l'Atalanta preferisca trovare un'intesa formale con il club di provenienza, il Genoa, piuttosto che approfittare di eventuali scappatoie contrattuali. "Esatto, il caso di Ahanor è l'esempio perfetto e lampante della nostra filosofia aziendale. Noi cerchiamo sempre di crescere i talenti in casa, ma quando cogliamo delle opportunità sul mercato per ragazzi promettenti come lui, che voi conoscete benissimo, ci muoviamo con etica. L'Atalanta non ha mai approfittato di vuoti normativi o di situazioni contrattuali vantaggiose per scavalcare gli altri club. Abbiamo dialogato apertamente con il Genoa e abbiamo cercato un'intesa concreta, trovando una soluzione che accontentasse tutte le parti in causa. È una questione di stile e di rispetto del lavoro altrui".

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Sezione: News / Data: Mer 18 febbraio 2026 alle 18:40
Autore: Sarah G. Comotto
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