Non gioca mai per lo zero a zero. In campo e fuori. Mai dichiarazioni banali per un personaggio 'scomodo'. Stiamo parlando di mister Roberto De Zerbi, ex allenatore del Sassuolo, ora guida dello Shakhtar Donetsk. Ieri vi abbiamo presentato la prima parte dell'intervista esclusiva realizzata da SassuoloNews.net con l'allenatore bresciano. Un modo inedito di raccontarsi per mister De Zerbi, attraverso le canzoni di Vasco Rossi. E oggi vi proponiamo la seconda e ultima parte della lunga chiacchierata con l'ex allenatore neroverde. Abbiamo provato dunque a raccontarvi l'ex mister del Sasol attraverso Vasco. Sperando di lasciarvi "senza parole". Come le canzoni di Vasco. E come i 3 anni di Roberto De Zerbi a Sassuolo che, intervistato dal direttore di SassuoloNews.net Antonio Parrotto, si è raccontato come sempre senza filtri. Ed ecco la seconda parte di questa spericolata intervista.
Nella prima parte troverete il titolo della canzone di Vasco, tra virgolette la frase estrapolata che riguarda poi la domanda vera e propria fatta al mister, nella parte conclusiva, dopo le virgolette.

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LIBERI LIBERI. “Liberi liberi siamo noi però liberi da che cosa”. Roberto De Zerbi si è sentito libero libero a Sassuolo? Se sì, pensa di poter avere allo Shaktar o nelle sue squadre future la stessa libertà che ha avuto a Sassuolo? E che cos’è per lei la libertà?
"Questa secondo me è una delle canzoni più belle di Vasco, tra l'altro è uscita nel periodo quando io avevo 10-11 anni. Liberi liberi è una delle più belle e io sono sempre stato libero. Libero di comportarmi, libero di agire, libero di parlare ma chiaramente dentro alcune regole. Io so stare alle regole ma voglio una mia libertà in tutto e infatti cerco i posti che mi possono dare questa libertà e questo sorpassa tutto, va contro tutto".

SALLY. “Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”. Il suo calcio si può definire un equilibrio sopra la follia?
"Non penso. Io penso che sia un calcio equilibrato però la prospettiva dell'equilibrio è diversa rispetto ai canoni tradizionali perché l'equilibrio è sempre visto come non prendo tiri in porta ma non tiro mai in porta, è sempre visto a trazione posteriore, ma c'è l'equilibrio a trazione anteriore. Chiaramente se io attacco, i terzini che spingono, i centrali che giocano, qualcosa nell'equilibrio lo vado a portare in avanti, ma non sono per tutto all'attacco e non difendiamo, non sono per lavoriamo solo sulla fase offensiva e non per la fase difensiva, non sono solo per il possesso palla senza tirare in porta. Il Sassuolo ha fatti tanti gol nel mio triennio, ne ha presi ma ne ha fatti anche tanti e la domanda è: prendendo meno gol ne avremmo fatti così tanti? E alla fine, due ottavi posti hanno ripagato dal fatto di prendere qualche gol in più o saremmo arrivati sesti-settimi prendendo qualche gol in meno o saremmo arrivati decimi o undicesimi o dodicesimi a prendere qualche gol in meno e a farne di meno?".

ALBACHIARA. “Respiri piano per non far rumore. Ti addormenti di sera e ti risvegli col sole. Sei chiara come un'alba, sei fresca come l'aria”. Probabilmente il massimo capolavoro riconosciuto di Vasco, uno dei tanti aggiungo. Boateng al Barcellona e Raspadori: sono questi i due grandi capolavori di De Zerbi in neroverde?
"Al di là del fatto che io non mi sento il protagonista dei capolavori perché è tutto l'ambiente Sassuolo: società, allenatore, staff e compagni di squadra. A Sassuolo sono stati fatti tanti capolavori: Boateng, Raspadori, Locatelli, Kyriakopoulos preso l'ultimo giorno di mercato ed è diventato un giocatore importantissimo; Boga è diventato un giocatore completo, pronto per qualsiasi squadra; Berardi è un titolare della Nazionale italiana; Ferrari veniva da un anno così così alla Sampdoria ed è andato in Nazionale; Consigli è diventato completo e anche lui potrebbe giocare in tutte le squadre; Maxime Lopez è un giocatore acquistato gli ultimi giorni di mercato ed è un giocatore strepitoso. Poi io sono innamorato di tutti i giocatori del Sassuolo e sono sicuramente di parte".

ANIMA FRAGILE. “E la vita continua anche senza di noi, che siamo lontani ormai“. Questa frase riporta al dottor Squinzi e alla dottoressa Spazzoli. Che persone erano? Mi racconta un aneddoto o un particolare ricordo che conserverà per sempre delle loro figure?
"Non ho avuto la fortuna di conoscerli benissimo e di frequentarli tantissimo però conservo di entrambi un ricordo e un affetto incredibile perché si sono fatte da sé e questo già lo apprezzavo. Avevano mantenuto l'umiltà di quelli che si erano costruiti da soli e allo stesso tempo avevano un carisma e una personalità incredibili. Mi ricordo alla fine del primo anno, quando ci siamo visti alla fine del campionato, io chiesi al Dottore di potenziare la squadra perché secondo me in quel momento ci potevamo assestare nella zona sinistra della classifica perché venivamo da un anno dove abbiamo buttato le basi e vedevo un potenziale incredibile nella squadra. Credevo che bisognasse intervenire in maniera forte per potenziare la squadra, a tal punto che arrivarono Defrel, Chiriches, Caputo, Toljan e tanti altri. Ricordo perfettamente la risposta del Dottore, girandosi verso Carnevali: tutto quello che chiede il mister, compatibilmente ai bilanci, dobbiamo prenderlo. E quel momento lì è stato il momento del cambiamento perché da quel momento lì siamo diventati una squadra che si è assestata stabilmente nella parte sinistra della classifica".

MAREA. “Sono così insicuro che non credo a niente. Non ho paura di nessuno, ma…ho paura sempre!”. Cosa ha fatto paura a De Zerbi in questi 3 anni? E cos’è la paura per Roberto?
"La paura è sempre il confine tra quello che tu hai come certezze e il peso della responsabiltà. Io mi sento uno abbastanza capace, abbastanza sicuro, però quando tu hai le responsabilità di un'azienda, quando sei uno decisionista, quando chiedi e ti devi assumere la responsabilità dei soldi non tuoi, la notte non è il massimo trovare il sonno perché sono abbastanza conscio del valore dei soldi, del valore dell'allenatore che deve gestire 25 giocatori, 25 giocatori che lavorano per un'azienda, rappresentano una città, una tifoseria, una passione e sono abbastanza conscio delle mie capacità ma i momenti in cui mi faccio delle domande ce ne sono tantissime, momenti in cui mi chiedo tra me e me ce ne sono tanti, ho tantissimi momenti di insicurezze. Cerco di fare un ragionamento semplice: cerco di trovare dentro di me la risposta è giusto o sbagliato, non se andrà bene o se andrà male, questo non lo potrai mai sapere, soprattutto nel calcio, io mi chiedo sempre 'è una cosa giusta o sbagliata?' Se è giusta vado avanti, altrimenti mi fermo. Poi mi faccio scudo del mio staff che, poverini li massacro, ma di momenti di insicurezza e di incertezza ne ho migliaia".

LA NOSTRA RELAZIONE. “La nostra relazione, oramai non ha più senso. Tu hai le tue ragioni ed io son forse troppo stanco”. Quando ha capito davvero che era arrivato il momento di andare via? C’è stato un episodio in particolare? Non si poteva creare qualcosa come fatto dall’Atalanta con Gasperini?
"Io volevo proprio quello! Avevo preso l'Atalanta anche come esempio perché di anno in anno sono andati sempre a migliorarsi. Sull'addio non lo so, non c'è stato un episodio in particolare. Io sono sempre proiettato a fare di più e a non accontentarmi mai, questo a volte è un bene e a volte è un male. Non era una squadra che poteva portarmi via da Sassuolo perché me la sentivo mia in tutto e per tutto, stavo bene e non avevo problemi".

BENVENUTO. “Non par vero nemmeno a me di essere un padre di un figlio che domani sarà un altro”. E aggiungo: di un altro. Il figlio in questo caso può essere considerato il Sassuolo. Ora di un altro. Cosa pensa della scelta di Dionisi? E’ vero che lei aveva consigliato a Carnevali l’ingaggio di Giampaolo?
"Io non ho consigliato mai nessuno, per tre motivi: il primo perché io non lo reputo corretto, secondo perché Giovanni Carnevali non ha bisogno di consigli e terzo perché sono geloso del Sassuolo anche se sono andato via io, nel senso buono, quindi non ho consigliato nessuno né tantomeno Giovanni mi ha chiesto consigli. Ho sentito parlare bene di Dionisi, non lo conosco come persona, ma gli auguro di fare bene, di divertirsi, e di fare ancora meglio perché non è scritto da nessuna parte che si era toccato il massimo, il massimo con me, ma non con la squadra".

Ci sarebbero tanti titoli di canzoni di Vasco Rossi per definire i suoi tre anni a Sassuolo. “Senza parole”, “Come nelle favole”, “…Stupendo”, “Un gran bel film”, “Praticamente perfetto”, “Siamo solo noi” alcuni esempi o ne scelga uno che le viene in mente e motivi la scelta.
"VA BENE, VA BENE COSÌ!" è una canzone che a me piace molto. Va bene così vuol dire che ho sofferto tanto per andare via, tanto tanto, più di quello che dovrebbe fare un professionista secondo me. Ancora adesso soffro il fatto di essere andato via, poi però l'ho deciso io e quindi vuol dire che questa decisione che avevo in testa e che andava bene così. Poi secondo me le cose vanno vissute sempre al 100%, quindi se pensavo che era arrivato il massimo di quello che si poteva fare, fermarsi voleva dire accontentarsi, rilassarsi o vivacchiare, quindi va bene così!".

Si ringrazia mister Roberto De Zerbi per la disponibilità dimostrata nel corso dell'intervista.

Vasco Rossi Va bene, va bene così
Sezione: Esclusive / Data: Ven 13 agosto 2021 alle 12:00
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
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