C’è un momento, nel calcio, in cui una squadra smette di stupirsi di se stessa e inizia semplicemente a essere se stessa. Ieri sera al Mapei Stadium quel momento è arrivato per il Sassuolo di Fabio Grosso. Il 3-0 rifilato all’Hellas Verona non è stata solo una vittoria netta contro l’ultima in classifica. È stata la dimostrazione più chiara, finora, di quanto i neroverdi siano cresciuti in questi mesi: da squadra che doveva “salvarsi a tutti i costi” a formazione che a febbraio ha già di fatto conquistato la salvezza.

Per mezz’ora il Verona ha provato a fare la sua partita: pressing alto, lanci lunghi alle spalle della difesa, quell’aggressività un po’ disperata di chi sa di non poter sbagliare. Il Sassuolo si è allungato, ha sofferto, ha concesso qualche spazio di troppo. Poi, come spesso succede alle squadre mature, ha trovato le distanze giuste, ha abbassato il baricentro di un paio di metri e ha cominciato a giocare sul serio. Da lì in poi è stato un monologo.

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Pinamonti ha sbloccato il match, Berardi ha chiuso i giochi con una doppietta e la difesa ha concesso a Muric una serata da spettatore non pagante. È stato un Sassuolo cinico, concreto, consapevole dei propri mezzi. Non ha strafatto, ha semplicemente fatto quello che deve fare una squadra che vuole stare in alto: soffrire quando serve e punire quando l’avversario si scopre.E il bello è che non sembra più un caso.

L’ottavo posto con 35 punti non è un’illusione ottica. È il frutto di un lavoro quotidiano, di un’identità ritrovata e di un gruppo che ha smesso di guardarsi indietro con paura. Domenica arriverà l’Atalanta, un altro livello di difficoltà. Ma dopo serate come questa il Sassuolo può permettersi di arrivarci senza timori reverenziali. Perché ormai sa chi è. E quando una squadra lo capisce, di solito non torna più indietro.

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Sezione: News / Data: Sab 21 febbraio 2026 alle 19:50
Autore: Manuel Rizzo
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