Venti presenze col Sassuolo, 4 col Sassuolo Primavera in 4 anni in neroverde. Basterebbero questi numeri per capire che la sfortuna con Filippo Romagna si è accanita. A maggio diventerà papà e ha alle spalle una carriera giovane ma che ha lasciato già tante cicatrici e tanti lividi. Nella Reggiana di Alessandro Nesta ha riscoperto la normalità: la normalità degli allenamenti e dei 90 minuti (11 presenze e ancora qualche problema fisico durante la stagione) per sentirsi calciatore, quello per cui è nato, la normalità di chi sa di essere ampiamente in debito con il destino, la normalità per quella voglia di riprendersi "tutto quello che il destino gli ha tolto". Ecco l'intervista esclusiva realizzata dal direttore di SassuoloNews.net Antonio Parrotto a Filippo Romagna.
Partiamo dalla domanda più banale ma non scontata: come stai?
“Sto bene, siamo al lavoro per ripartire forte dopo la sosta e affrontare bene questo rush finale di campionato”.
Come ti stai trovando a Reggio? Perché hai scelto questo club in estate?
“Mi sto trovando molto bene, sono arrivato in un ambiente caloroso e competitivo. Ho scelto la Reggiana in estate perché, dopo tre anni difficili, cercavo il posto giusto per poter ripartire. Le ragioni principali di questa decisione sono state la grande fiducia dimostrata nei miei confronti dopo il brutto infortunio e la condivisione delle idee di gioco con l’allenatore. Sono convinto di avere fatto la scelta giusta”.
Come si stanno comportando gli altri ‘neroverdi’ Pieragnolo, Antiste e Satalino lì a Reggio? Sei il loro capitano, come vedi il loro percorso di crescita?
“Stanno dimostrando tutti e tre le loro qualità Sono giovani che con il tempo e l’esperienza potranno togliersi altre soddisfazioni. Ho avuto l’onore di indossare la fascia da capitano in alcune partite e questo mi rende molto fiero; per quanto riguarda i ragazzi, credo che siano tutti e tre a buon punto di questo loro percorso personale. Devono continuare a lavorare come stanno facendo”.
Non posso non farti una domanda sul tuo allenatore, Alessandro Nesta. Ti chiedo il tuo rapporto con lui e se te lo immaginavi così. Infine: oggi c’è un altro Nesta nel calcio?
“Il mister ha inciso molto nella mia scelta in estate. Abbiamo avuto una lunga chiacchierata e abbiamo trovato subito un buon feeling sia dentro che fuori dal campo. Lo reputo molto preparato e ambizioso, con idee di gioco davvero acute nelle quali mi riconosco. È una persona umile che non fa pesare il proprio curriculum, ma lo utilizza per are spunti interessanti che per un difensore come me significano apprendimento continuo. Credo che il calcio sia cambiato e stia cambiando, oggi ci sono difensori diversi e non riesco ad identificarne uno che abbia esattamente le caratteristiche di Nesta”.
Restando in tema di allenatori, ero a Brescia nel 2019/2020, venivi da una lunga serie di partite da titolare, tante prestazioni di livello partendo di fatto da quinta scelta. E ricordo a fine partita, vicino alla zona interviste, un forte abbraccio con mister De Zerbi. Ricordi quell’episodio? Cosa c’era in quell’abbraccio e in generale che esperienza è stata con lui?
“Lo ricordo in modo indelebile. In quei giorni mio nonno era in fin di vita ed io avevo chiesto al mister di poter tornare a casa per qualche giorno. Ci sentimmo alla vigilia della gara e lui mi disse ‘sentiti libero di fare come vuoi, se vieni allo stadio sarai titolare e se non te la senti lo sarai alla prossima partita’. Decisi comunque di andare in ritiro con la squadra e di giocare l’indomani, con la speranza di rivedere mio nonno dopo la partita. De Zerbi apprezzò tanto quel gesto e pagò di tasca sua una macchina con conducente che mi portasse da Brescia a Fano al termine della partita. Mio nonno purtroppo venne a mancare proprio durante la partita e quell’abbraccio racchiuse tutte le emozioni di quel momento. Reputo De Zerbi un genio del calcio e una persona vera, diretta e leale che mi ha cambiato il modo di vedere e interpretare il calcio”.
Poi dopo è arrivato quel brutto infortunio, nella gara di ritorno con il Brescia. Ho intervistato Marco Nosotti qualche giorno fa e parlando dell’infortunio di Berardi diceva che Spalletti gli aveva confidato: ‘’Lo chiamerò, non adesso, lo chiamerò quando saranno le notti difficili. Perché i problemi difficili sono quando viene sera, sei da solo, hai finito otto ore di recupero e di riabilitazione’. Sono stati quelli i momenti più difficili per te?
“Quando arriva il buio della sera, chiudi gli occhi, ti guardi dentro e in quei momenti vedi solo un grande vuoto. Ho combattuto diversi momenti di paura e di vuoto andandomi a scavare dentro, ma trovando sempre in fondo un barlume di speranza accesso. A mantenere questo lume acceso ci sono sempre state le mie persone più care: racconto spesso di quelle sere di dolore e profonda incertezza sul futuro in cui non riuscivo a chiudere occhio. Mio fratello Alessandro, più volte, alle dieci di sera ha preso la macchina e da casa, nelle Marche, saliva a Modena solo per tranquillizzarmi e darmi la forza per poi ripartire all’alba del giorno seguente”.
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In questi anni al Sassuolo si è passati da De Zerbi a Dionisi e tu per qualche gara sei stato allenato anche da mister Bigica perché hai giocato in Primavera e lui ha speso belle parole per te. Con Dionisi e anche con Bigica il rapporto com’è stato?
“Con Dionisi è stato un periodo di ripresa, in cui il mister mi ha aiutato a riprendere confidenza con la quotidianità. Con Bigica mi sento tutt’ora e lo ringrazio sempre per avermi sostenuto ed aiutato a ritrovare la condizione migliore dopo quel terribile periodo”.
Quest’anno al Sassuolo, come testimonia anche il ko di Domenico, le cose non stanno andando benissimo. Da esterno ma comunque da giocatore di proprietà neroverde e che ha vissuto lì tanti momenti, ti aspettavi queste difficoltà? Ce la farà il Sassuolo a salvarsi?
“Non mi aspettavo queste difficoltà, ma il calcio è imprevedibile. Sono convinto che il Sassuolo abbia le qualità tecniche morali per uscire da questa situazione e tornare a sorprendere come ha fatto in passato. Mi sento spesso con molti ex compagni e faccio sempre il tifo per loro”.
A proposito di Berardi. Ti chiedo se hai avuto modo di sentirlo dopo quel brutto infortunio contro il Verona…
“Con Bera siamo molto amici, per quattro anni siamo stati vicini di posto in spogliatoio e a tavola. Ci lega una bella amicizia e l’ho sentito più volte dal giorno dell’infortunio. So bene cosa si prova in questi momenti e cercherò di essere d’aiuto a livello morale qualora ne possa avere bisogno. Sono sicuro che con la sua determinazione ne uscirà più forte di prima”.
Ultima domanda sul futuro: cosa sogni per la prossima stagione? Ti piacerebbe rientrare a Sassuolo? Tanti tifosi sarebbero felici di rivederti in neroverde…
“Adesso il mio obiettivo è solo quello di chiudere alla grande questa stagione raggiungendo la salvezza con la Reggiana. Il Sassuolo in questi anni mi è stato vicino come poche altre società avrebbero fatto e credo che ci sia un legame speciale per ciò che abbiamo affrontato insieme. Detto questo, il Sassuolo possiede il mio cartellino e sicuramente le riflessioni partiranno da loro, fermo restando che anche qui a Reggio Emilia ho trovato un ambiente che mi ha dato fiducia e mi ha saputo apprezzare come uomo e come calciatore. Quindi, per la prossima stagione non mi precludo nulla e vado avanti con grande ambizione e con la fame di riprendermi tutto ciò che il destino mi ha tolto”.
Si ringraziano l'ufficio stampa della Reggiana e Filippo Romagna per la cortesia e la disponibilità dimostrate nell'occasione dell'intervista.
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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