C’era già il vantaggio di Andrea Pinamonti, il Mapei Stadium tinto di neroverde cominciava già a pregustare la vittoria. Al 44’ del primo tempo, Niasse commette un’ingenuità su Domenico Berardi in area: rigore netto, assegnato senza esitazioni dall’arbitro Marinelli. Domenico Berardi, capitano e specialista designato, si presenta dal dischetto con la consueta calma. Tira centralmente, Montipò intuisce e para. Per un attimo il respiro si ferma. Poi, in una frazione di secondo, lo stesso Berardi è il più lesto sul rimbalzo: tap-in di sinistro, 2-0. Il rigore è stato parato, ma il gol è arrivato lo stesso.

Quel rigore sbagliato, ad oggi il nono errore dal dischetto in tutta la sua carriera in Serie A, rappresenta un evento più unico che raro per un giocatore che dal dischetto è sinonimo di garanzia. I numeri parlano chiaro. Domenico Berardi ha calciato 58 rigori in Serie A, trasformandone 49. Solo nove volte il portiere avversario (o la traversa) gli ha detto di no.

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L’ultimo errore risaliva addirittura alla stagione 2022/23, quando Mike Maignan gli negò il gol nella sfida contro il Milan. Prima ancora, bisognava tornare al 2020/21 (Buffon) e addirittura all’ottobre 2014 per trovare un altro suo errore. Oltre undici anni tra il primo e il penultimo sbaglio: una striscia di affidabilità che pochi, nella storia del campionato, possono vantare.

Berardi non è solo un rigorista seriale. È uno dei migliori di sempre: con 49 centri dal dischetto è a un passo dalla bandiera della Juventus Alessandro Del Piero (50) nella classifica all-time dei realizzatori di rigori in Serie A a girone unico e ha inanellato sequenze impressionanti di realizzazioni consecutive, arrivando a sfiorare i record assoluti del torneo.

Venerdì sera, contro il Verona, quella perfezione ha conosciuto un piccolo inciampo. Fabio Grosso lo sa bene: quando assegna il pallone a Berardi dagli undici metri, consegna la responsabilità a chi, in 13 stagioni neroverdi, ha trasformato il rigore in un’arma chirurgica. Ieri il Verona ha resistito un paio di secondi in più solo grazie a un grande Montipò, ma il finale è stato lo stesso. Perché quando Berardi va dal dischetto, anche il “no” del portiere dura pochissimo.

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Sezione: News / Data: Dom 22 febbraio 2026 alle 10:35
Autore: Manuel Rizzo
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