Francesco Palmieri ha avuto tantissimi meriti ma uno in particolare è già nella storia: ha messo il settore giovanile Sassuolo sulle mappe d’Italia! A 58 anni, il barese classe 1967 è il direttore sportivo del Sassuolo, ruolo che ricopre dal 29 maggio 2024. Ex attaccante di Serie A con Lecce e Sampdoria, Palmieri ha chiuso la carriera da calciatore nel 2003 per diventare uno dei dirigenti più stimati del panorama italiano, capace di passare da team manager a responsabile del settore giovanile e, infine, a timoniere della prima squadra.
Francesco Palmieri rappresenta un’anomalia virtuosa in un mondo, quello del calcio italiano, che spende e spande ma non valorizza i propri giovani: un ex attaccante di provincia diventato, senza clamori ma con risultati concreti, il direttore sportivo di una squadra di A, precisamente il Sassuolo, ruolo che ha assunto dopo quasi un decennio trascorso alla guida del settore giovanile neroverde. La sua storia è quella di un uomo del calcio “vecchia maniera”, capace di passare dal ruolo di bomber a quello di architetto di talenti (riuscendo anche a vincere dei trofei), incarnando alla perfezione il DNA di un club che ha fatto della valorizzazione dei giovani la propria ragion d’essere.
Chi è Francesco Palmieri: la carriera da calciatore
Nato a Bari il 24 settembre 1967, Palmieri ha vissuto da calciatore una buonissima carriera da calciatore, culminata con 65 presenze e 18 reti in Serie A. Fosse nato una 20ina d'anni dopo sarebbe stato grande protagonista anche in nazionale ma a quei tempi la concorrenza era davvero numerosa. Seconda punta mobile, abile negli spazi stretti e dotata di un buon fiuto del gol, ha vestito maglie dei club di provincia lasciando il segno, come ad esempio a Lecce, dove sotto la guida di Gian Piero Ventura formò con Cosimo Francioso (ora vice-allenatore del Sassuolo Primavera con mister Emiliano Bigica) una delle coppie d’attacco più prolifiche della Serie B e della Serie C di fine anni ’90, o alla Sampdoria di fine millennio, fino al ritorno al Bari, la squadra della sua città, con cui ha chiuso la carriera nel 2003. Capitano del Lecce in Serie A, ha realizzato il primo gol ufficiale di una squadra italiana nella stagione 1998-99 in Coppa Intertoto con la Sampdoria.
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Francesco Palmieri e l'inizio da dirigente con i trionfi a Sassuolo
Il passaggio alla carriera dirigenziale è stato naturale e immediato. Dal 2004 al 2007 è team manager del Bari, dove impara i meccanismi del mestiere dietro le quinte. Nel 2007 arriva la chiamata del Parma di Tommaso Ghirardi: responsabile del settore giovanile ducale fino all'anno del fallimento, nel 2015. Un’esperienza formativa, durante la quale contribuisce allo sviluppo di profili come Gregoire Defrel, Martin Erlic, Alberto Cerri, Gianluca Lapadula e José Mauri, solo per citarne alcuni. Ma è a Sassuolo che Palmieri trova la sua dimensione definitiva. Il 2 luglio 2015 approda in neroverde come responsabile del settore giovanile. Sono gli anni in cui il Sassuolo, reduce dalla storica promozione in Serie A del 2013, decide di investire massicciamente sul vivaio per garantire continuità al progetto voluto dalla famiglia Squinzi. Palmieri prende in mano un settore già solido e lo eleva a uno dei migliori d’Italia. In nove stagioni (2015-2024) il suo lavoro produce risultati straordinari: tre vittorie alla Viareggio Cup, titolo Berretti, Supercoppa di categoria e, ciliegina sulla torta, lo Scudetto Primavera nella stagione 2023/24, conquistato proprio mentre la prima squadra retrocede in Serie B.
È più bravo un dirigente che spende fior di quattrini o uno che con poco budget riesce a pescare il talento nei sobborghi d'Italia e d'Europa? In molti si riempiono la bocca parlando di settore giovanile. Poi c'è chi ha fatto i fatti, proprio come Francesco Palmieri. E non va sottovalutato un aspetto: il bacino d'utenza. Sassuolo è un territorio importante ma si trova nella morsa delle grandi piazze, con più storia alle spalle, come Modena, Reggio Emilia, Parma e Bologna. Non era affatto semplice ma ora in mezzo a queste realtà, sulle mappe dell'Italia pallonara, c'è anche il Sassuolo. Sotto la sua guida nascono o esplodono talenti come Giacomo Raspadori (cresciuto interamente nel vivaio neroverde e poi diventato protagonista al Napoli e campione d'Europa con la Nazionale), Stefano Turati (oggi in neroverde), Martin Erlic (passato al Bologna dopo aver indossato la maglia della sua nazionale, è andato addirittura in Croazia, tanti anni fa, per portarlo in Italia), Ryan Flamingo, il giovane Luca Reggiani che ora gioca nel Borussia Dortmund, e decine di altri ragazzi che hanno esordito in prima squadra, hanno generato plusvalenze importanti o sono comunque entrati nel mondo dei professionisti.
La promozione in prima squadra a Sassuolo
Il metodo Palmieri è semplice ma non replicabile: scouting capillare, integrazione costante tra Primavera e prima squadra, fiducia nei giovani e un’attenzione maniacale ai dettagli formativi. Non c'è un giovane passato sotto l'egida di Palmieri che non spenda parole importanti nei confronti del dirigente barese. Una filosofia che ha permesso al Sassuolo di mantenere un’identità precisa anche nei momenti difficili. A fine maggio del 2024 arriva la svolta. Dopo la retrocessione della prima squadra e la finalissima Scudetto vinta dalla Primavera di mister Bigica, il club decide di dargli una grande chance, quella che ha sempre aspettato, e di promuovere così Palmieri a direttore sportivo della prima squadra. È un riconoscimento meritato: l’uomo che ha cresciuto i talenti diventa colui che deve ricostruire la squadra dal fallimento della retrocessione. Insieme all’amministratore delegato Giovanni Carnevali, Palmieri orchestra una campagna estiva mirata: mix equilibrato di giovani di prospettiva (molti proprio dal suo ex settore giovanile) ed elementi esperti che hanno già vinto la Serie A. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nel campionato di Serie B 2024/25 il Sassuolo domina grazie allo squadrone costruito dal dirigente, conquista la promozione con cinque giornate di anticipo e restituisce al Mapei Stadium l’atmosfera della massima serie.
Oggi, nella stagione 2025/26, Palmieri continua a dirigere le operazioni con la stessa serietà e occhio per il talento che lo ha sempre contraddistinto, restando dietro le quinte, facendo parlare gli altri, perché per lui parlano i fatti. La rosa neroverde, guidata in panchina da Fabio Grosso, riflette il suo imprinting: giovani pronti a esplodere, equilibrio tra esperienza e freschezza, attenzione al bilancio. Il direttore sportivo barese ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti per il lavoro svolto: due volte il premio “Mino Favini” come miglior responsabile di settore giovanile della stagione 2023/24 e 2024/2025 e, nel luglio 2025, il premio “Colpi da Maestro” durante il talk show condotto da Cristiana Buonamano e Luca Marchetti.
In un’epoca in cui molti club cambiano dirigenti con la stessa frequenza delle maglie, Francesco Palmieri incarna la continuità sassolese. È l’uomo che ha visto il club passare dal sogno della Serie A alla realtà della B, che ha allevato generazioni di ragazzi e che ora, da direttore sportivo, ha l’onere e l’onore di mantenere il Sassuolo dove merita di stare: nel calcio che conta. "Siamo pronti a costruire qualcosa di importante per il futuro", disse il giorno della sua presentazione. Parole che, a distanza di venti mesi, suonano come una profezia realizzata. Perché il vero valore di Palmieri non sta solo nei trofei o nelle promozioni, ma nella capacità di far sentire ogni ragazzo parte di un progetto più grande. A Sassuolo, dove il calcio è ancora sinonimo di comunità e di visione a lungo termine, Francesco Palmieri non è soltanto il direttore sportivo. È uno di casa. E il futuro neroverde, grazie anche al suo lavoro silenzioso ma determinante, continua ad essere luminosissimo.
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