Da Napoli a Torino passando, inevitabilmente, per Sassuolo. Il paradosso della settimana juventina è che mentre una parte del mondo bianconero processa Luciano Spalletti, proprio dalla città con cui il tecnico ha vissuto una delle storie più importanti della sua carriera arrivano messaggi in sua difesa. Il 3-2 incassato al Mapei Stadium, con il gol di Vasilije Adzic praticamente sull'ultima azione, ha riaperto il dibattito sulla panchina della Juventus e alimentato sui social le richieste di un cambio tecnico. Eppure diversi tifosi del Napoli, nonostante le frizioni nate dopo l'addio e soprattutto dopo la successiva scelta di allenare i bianconeri, continuano a riconoscere a Spalletti il valore dell'allenatore che riportò lo Scudetto sotto il Vesuvio dopo 33 anni. E qualcuno, per difenderlo, utilizza proprio il Sassuolo come termine di paragone. 

Una distinzione è necessaria: parlare oggi di esonero imminente sarebbe eccessivo. Le critiche sono aumentate e anche le quote dei bookmaker su un possibile cambio in panchina si sono abbassate dopo Reggio Emilia, ma Giovanni Carnevali ha pubblicamente ribadito la fiducia nel tecnico, definendolo "uno dei migliori in assoluto" e spiegando che cambiare allenatore non rientra nella sua filosofia. La pressione, però, esiste. E il modo in cui la Juventus ha perso contro il Sassuolo l'ha inevitabilmente amplificata.

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Quel 94' che ha riaperto il processo

Più del risultato, è stata infatti la dinamica dell'ultimo gol a finire sotto osservazione. La Juventus era riuscita a recuperare due volte il Sassuolo. Sebastiano Esposito aveva firmato l'1-0 al 65', Edon Zhegrova aveva pareggiato all'82'. Kieron Bowie aveva riportato avanti i neroverdi all'89', prima del nuovo 2-2 dello stesso Zhegrova nel recupero.

Sembrava finita. Invece la Juve ha continuato ad attaccare alla ricerca del 3-2, ha perso equilibrio e il Sassuolo l'ha punita: al 94' Adzic ha controllato e disegnato il destro nell'angolo lontano che ha consegnato ad Alberto Aquilani una delle prime grandi notti della sua avventura neroverde. (Reuters) Spalletti nel dopogara si è assunto la responsabilità della scelta: era stato lui a chiedere alla squadra di provare a vincerla anche nel finale.

I tifosi del Napoli difendono Spalletti

Il legame con Napoli è inevitabilmente più complicato rispetto a qualche anno fa. Spalletti rimane l'allenatore del terzo Scudetto azzurro, ma il suo successivo approdo sulla panchina juventina ha creato nuove polemiche.

Il giudizio sulle sue capacità tecniche, però, per una parte della tifoseria partenopea sembra essere rimasto intatto. "Il calcio che abbiamo visto a Napoli grazie a Spalletti ha bisogno di tempo e di calciatori adatti", è uno dei commenti social raccolti da AreaNapoli dopo la sconfitta della Juventus. Secondo questa lettura, il problema principale sarebbe nella costruzione della rosa bianconera più che nelle idee dell'allenatore.

Una tesi che inevitabilmente riporta alla mente il Napoli dello Scudetto: una squadra capace di occupare il campo con tanti uomini, aggredire in avanti ma contemporaneamente reagire con grande velocità alla perdita del pallone.

Il paragone con quel Sassuolo-Napoli

Un altro tifoso ha recuperato infatti un'immagine tattica del Napoli allenato da Spalletti. Il riferimento è a un vecchio Sassuolo-Napoli e a un calcio d'angolo degli azzurri. Dopo la perdita del pallone, i neroverdi avevano avuto la possibilità di ripartire. La reazione del Napoli era stata immediata: diversi uomini avevano sprintato verso la propria porta riuscendo a neutralizzare la transizione.

Il paragone social nasce spontaneamente con quanto accaduto domenica al Mapei. La Juventus perde palla mentre sta cercando il gol della vittoria, il Sassuolo ribalta il campo e la risposta difensiva bianconera non riesce a impedire ad Adzic di arrivare alla conclusione decisiva.

Da qui la domanda posta da alcuni sostenitori napoletani: quanto può essere attribuito all'allenatore e quanto all'esecuzione dei giocatori? (Area Napoli) È naturalmente un'opinione dei tifosi, non una conclusione oggettiva. Ma il confronto mette a fuoco uno dei problemi che Spalletti sta cercando di risolvere: riuscire a trasferire alla Juventus non soltanto i principi offensivi, ma anche la ferocia nella riaggressione che caratterizzava alcune delle sue squadre migliori.

Spalletti aveva chiesto di vincerla

C'è poi un particolare che rende il dibattito ancora più interessante. La Juventus non si è ritrovata casualmente con tanti uomini oltre la linea del pallone. Spalletti ha ammesso di aver spinto la squadra a cercare la vittoria anche dopo il 2-2. "Sono stato io a chiedere di vincerla", ha spiegato sostanzialmente nel dopogara, riconoscendo che proprio quella volontà aveva contribuito alla perdita degli equilibri. Qui il confine tra responsabilità dell'allenatore e dei calciatori diventa inevitabilmente più sottile.

L'indicazione tattica era attaccare. Ma attaccare non significa rinunciare alle coperture preventive, né interrompere la corsa quando l'avversario recupera il pallone. È proprio il tipo di dettaglio sul quale Spalletti ha insistito nei giorni successivi parlando della necessità di migliorare il ritmo mentale e la capacità di anticipare le situazioni. Il Sassuolo ha impiegato pochi secondi per trasformare un pallone recuperato in un gol. La Juventus, in quegli stessi secondi, non è riuscita a ricomporsi.

Sassuolo crocevia del dibattito su Spalletti

Alla fine, curiosamente, tutto torna al Sassuolo. È contro i neroverdi che la Juventus ha perso la prima partita del suo campionato. È il contropiede del 94' ad aver moltiplicato le critiche nei confronti di Spalletti. Ed è ancora un precedente contro il Sassuolo, stavolta relativo al suo vecchio Napoli, a essere utilizzato sui social per difendere l'allenatore.

Due squadre diverse, due epoche diverse e soprattutto giocatori diversi: impossibile trasformare quelle immagini in una prova definitiva a favore o contro il tecnico ma il paragone aiuta a comprendere ciò che Spalletti pretende. Il suo calcio può prevedere molti uomini sopra la linea della palla. Può accettare il rischio. Può chiedere di cercare il gol della vittoria anche nel recupero. Per funzionare, però, ha bisogno che l'intera squadra reagisca immediatamente quando il possesso viene perso.

A Napoli quella macchina raggiunse livelli altissimi. A Torino, per ora, il lavoro è ancora incompleto. E forse è proprio questo il senso dello scudo arrivato, quasi paradossalmente, da una parte dei tifosi napoletani: si può discutere Spalletti, ma prima di giudicare definitivamente il suo calcio bisogna capire se la Juventus sia già in grado di eseguirlo. Domenica a Sassuolo, almeno nell'azione decisiva, la risposta è stata no. E Adzic ci ha messo appena pochi secondi per trasformarla nel gol più pesante della settimana bianconera.

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Sezione: News / Data: Gio 17 settembre 2026 alle 18:05
Autore: Manuel Rizzo
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