Dieci anni dopo basta ancora pronunciare quella data per riaccendere le luci del Mapei Stadium. 15 settembre 2016: il giorno in cui il Sassuolo smise definitivamente di sentirsi una matricola e scoprì di poter guardare negli occhi anche l'Europa. Dall'altra parte c'era l'Athletic Bilbao, storia, tradizione, San Mamés e una maglia conosciuta in tutto il continente. Da questa parte una società arrivata in Serie A appena tre anni prima e pronta a vivere la sua prima partita nella fase a gironi di Europa League.

Doveva essere il battesimo europeo dei neroverdi, diventò una notte da tramandare: 3-0, Lirola, Defrel, Politano. Tre gol per entrare nella storia senza bussare. E anche se quel viaggio sarebbe poi diventato maledettamente complicato tra infortuni, sfortuna e occasioni perdute, nessuno avrebbe più potuto cancellare quella prima volta.

Tre anni prima c'era stata la prima Serie A. Sembrava già il punto d'arrivo di un viaggio irripetibile. Poi erano arrivati la salvezza, la crescita, Berardi che segnava a raffica, Di Francesco che costruiva una squadra sempre più riconoscibile, Giorgio Squinzi che continuava ad alzare l'asticella quasi con la naturalezza di chi aveva deciso che i sogni, una volta raggiunti, servivano soprattutto per inventarne altri. E così, quasi senza accorgersene, Sassuolo si ritrovò in Europa.

Il Sassuolo l'Europa l'aveva già assaggiata durante l'estate. Prima il Lucerna, poi la Stella Rossa, superata con un'altra memorabile vittoria per 3-0 al Mapei Stadium e il pareggio di Belgrado. Ma il 15 settembre cambiava tutto: niente più preliminari, iniziava il girone vero. E dall'altra parte c'era l'Athletic Club, quello della tradizione basca, del San Mamés, di Aduriz, Iñaki Williams, Raúl García, Laporte e di Ernesto Valverde in panchina. Il Sassuolo era la matricola. Soltanto sulla carta.

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La prima volta nella storia

Oggi siamo abituati a vedere club italiani giocare in Europa, alle musiche delle competizioni UEFA, ai tabelloni internazionali e alle trasferte oltre confine. Per il Sassuolo del 2016, invece, ogni dettaglio era nuovo. Anche leggere il nome del club accanto a quello dell'Athletic Bilbao faceva uno strano effetto. Una di quelle squadre che fino a poco tempo prima si guardavano in televisione. San Mamés, la tradizione basca, una storia ultracentenaria, una filosofia unica nel calcio europeo. Dall'altra parte il Sassuolo, arrivato tra i grandi da appena tre stagioni.

La squadra di Di Francesco aveva già superato Lucerna e Stella Rossa nelle qualificazioni, certo. Aveva già cominciato a capire cosa volesse dire viaggiare con il passaporto in tasca e una partita europea da preparare. Ma quella era un'altra cosa. Cominciava il girone. Cominciava l'Europa vera. E mancava pure Berardi.

Poi partì Lirola

Il primo tempo trascorse quasi come se il Sassuolo dovesse ancora convincersi di avere il diritto di stare lì. Poi arrivò la ripresa. E arrivò Pol Lirola. Parte sulla destra e corre. Corre ancora. Salta uomini, entra nell'area dell'Athletic e improvvisamente sembra non esserci più differenza tra chi l'Europa la frequentava da sempre e chi la stava scoprendo quella sera. Diagonale e 1-0. Per qualche secondo probabilmente nessuno ebbe neppure il tempo di realizzare fino in fondo cosa fosse successo.

Il Sassuolo aveva segnato il suo primo gol nella fase a gironi di una coppa europea. A distanza di dieci anni quella corsa sembra quasi una metafora perfetta di quel Sassuolo: partito da lontanissimo e arrivato dove nessuno avrebbe immaginato. Defrel. Politano. Tre a zero. Poi successe qualcosa che quella squadra aveva imparato a fare molto bene: sentì l'odore della paura dell'avversario e continuò: Grégoire Defrel segnò il secondo.

Poi arrivò Matteo Politano. Tre a zero. A quel punto il tabellone sembrava quasi uno scherzo.

SASSUOLO 3
ATHLETIC BILBAO 0.

Oggi possiamo riguardare gli highlights, cercare le statistiche, ricostruire tatticamente la partita. Ma il dato più importante non compare in nessun tabellino: come ci si sentiva quella sera. Perché c'era qualcosa di ingenuo e bellissimo in quell'avventura. Il Sassuolo non aveva ancora avuto il tempo di abituarsi alla propria grandezza. Ogni traguardo conservava il sapore della prima volta. E forse proprio per questo valeva il doppio.

Consigli, Magnanelli, Cannavaro, Acerbi: sembra un'altra vita

Rileggere oggi quella formazione è come aprire un vecchio album. Consigli in porta. Lirola. Paolo Cannavaro e Francesco Acerbi al centro della difesa. Letschert. Biondini, Magnanelli, Mazzitelli. Politano, Defrel, Ricci. Mister Di Francesco in panchina. Nomi che riportano immediatamente a un altro Sassuolo, a un'altra Serie A e forse anche a un altro calcio.

C'era Magnanelli, soprattutto. Il capitano che aveva conosciuto quasi tutte le vite del Sassuolo e che adesso si ritrovava a giocare una coppa europea. Per comprendere quanto fosse assurdo e meraviglioso quel viaggio basterebbe pensare alla sua storia. Dalle categorie inferiori all'Europa. Sempre con la stessa maglia.

Poi il sogno cominciò a fare male

E forse l'amarcord diventa ancora più forte pensando a quello che accadde dopo, perché quella vittoria sembrava l'inizio di qualcosa di ancora più grande. Dopo aver battuto 3-0 l'Athletic, qualificarsi non sembrava più un pensiero presuntuoso. Sembrava una possibilità concreta.

Poi arrivarono le difficoltà. Il Genk. Il Rapid Vienna. Partite che sembravano poter girare dalla parte giusta e invece prendevano un'altra direzione. Punti lasciati per strada. Occasioni sprecate e soprattutto gli infortuni. Tanti. Troppi.

Berardi era già fuori e nel corso di quella stagione l'infermeria diventò quasi una seconda formazione. Di Francesco si ritrovò spesso a mettere insieme campionato ed Europa con uomini contati, mentre una squadra che non aveva mai conosciuto quel tipo di calendario scopriva cosa significasse giocare ogni tre giorni. Quell'avventura diventò una corsa contro la fatica. E contro la sfortuna.

Il 2-2 con il Rapid, San Mamés e quei rimpianti che restano

Se c'è una partita che ancora oggi lascia qualcosa nello stomaco è probabilmente quella casalinga contro il Rapid Vienna. Il Sassuolo era avanti 2-0. Sembrava la notte giusta per rimettere definitivamente in piedi il girone. Finì 2-2. Due punti evaporati che, alla fine, pesarono tantissimo.

Poi arrivò Bilbao. Questa volta quello vero. San Mamés. Anche lì il Sassuolo provò a fare il Sassuolo. Andò avanti, lottò, rimase dentro la partita. Ma l'Athletic vinse 3-2 e il sogno della qualificazione si spense. Restò la sensazione che quell'Europa fosse finita troppo presto. E resta ancora oggi, perché con Berardi, con qualche infortunio in meno, con quei due punti non buttati contro il Rapid, chissà.

Quando c'era Giorgio Squinzi a sognare più degli altri

E poi, inevitabilmente, il pensiero torna anche a Giorgio Squinzi, perché dietro quella notte c'era soprattutto il suo sogno. Aveva portato il Sassuolo dove sembrava impossibile arrivare e, una volta arrivato, aveva continuato a guardare più avanti. La Serie A non gli era bastata. Voleva l'Europa. E l'Europa arrivò davvero.

Il 15 settembre 2016 il Sassuolo batteva 3-0 l'Athletic Bilbao e forse, guardando quel risultato, anche lui avrà pensato per un attimo a tutto quello che c'era stato prima. Le categorie minori. La Serie B. La promozione. La prima salvezza. Le vittorie contro le grandi. Fino a una sera di settembre in cui al Mapei Stadium risuonava l'Europa League.

Dieci anni dopo

Nel calcio dieci anni cancellano quasi tutto. Cambiano le maglie, i giocatori, gli allenatori, i dirigenti. Cambiano persino gli stadi e i nomi delle competizioni. Ragazzi che allora aspettavano un autografo oggi portano i figli alla partita.

Ma certe sere resistono: Lirola che parte, Defrel che segna, Politano che fa 3-0. Magnanelli che guida il Sassuolo in Europa. Di Francesco davanti alla panchina. Giorgio Squinzi che vede realizzato uno dei suoi sogni più grandi. E quel tabellone. Sassuolo 3, Athletic Bilbao 0. Sono passati esattamente dieci anni. E forse il particolare più bello è proprio questo: sembra ancora ieri.

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Sassuolo-Athletic Bilbao 3-0
Sezione: News / Data: Mar 15 settembre 2026 alle 12:27
Autore: Manuel Rizzo
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