Certe partite andrebbero vendute con il bugiardino, come i medicinali: possono provocare tachicardia, improvvisi sbalzi d'umore e dipendenza da replay. Sassuolo-Juventus 3-2 ha avuto praticamente tutte le controindicazioni. Perché al 89' pensavi di averla vinta, al 91' avevi già iniziato a imprecare contro il destino e al 94' Vasilije Adzic ha deciso che no, quella notte non sarebbe finita con il solito retrogusto amaro. Destro a giro, Vicario battuto, Mapei esploso. Fine delle trasmissioni. O forse inizio.

Perché il Sassuolo non ha semplicemente battuto la Juventus. Ha battuto anche quella vocina che suggerisce alle squadre meno blasonate di accontentarsi quando davanti hanno una grande. Sul 2-2, dopo essere stato raggiunto per la seconda volta, il manuale del buon senso avrebbe consigliato di mettere il pallone in cassaforte, buttare via la combinazione e portarsi a casa il punto. Il Sassuolo, evidentemente, quel manuale non l'ha comprato.

Questo forse racconta più del risultato. La squadra di Aquilani possiede talento, ma soprattutto sta cominciando a capire di possederlo. Che è una differenza enorme. La qualità senza consapevolezza è come avere una Ferrari e utilizzarla per andare a comprare il pane. Contro la Juventus, invece, i neroverdi hanno finalmente premuto l'acceleratore. Con coraggio.

E le firme non sono banali. Esposito, alla prima vera notte di Serie A con il Sassuolo, ha segnato dopo settimane complicate. Bowie è entrato e ha fatto 2-1. Bakola gli ha servito il pallone. Adzic, proprietà Juventus, ha completato la sceneggiatura più perfida possibile contro il club proprietario del suo cartellino. Se fosse successo in Football Manager qualcuno avrebbe ricaricato la partita accusando il gioco di essere poco realistico.

In mezzo, naturalmente, ci sono stati anche gli errori. Perché prendere due volte il pareggio dopo essere passati in vantaggio non può diventare un'abitudine, a meno che Aquilani non abbia intenzione di far prescrivere ansiolitici insieme agli abbonamenti. La Juventus ha avuto occasioni, Muric ha dovuto metterci le mani e la gestione di alcuni momenti resta materiale da portare al Mapei Football Center. Ma oggi sarebbe quasi ingeneroso iniziare dalle correzioni, perché sette punti dopo quattro giornate raccontano una partenza importante, ma raccontano meno delle prestazioni. Questo Sassuolo è andato a giocarsela a Bergamo, ha battuto il Torino, si è fatto raggiungere soltanto nel recupero a Bologna e adesso ha messo sotto la Juventus in una notte nella quale avrebbe avuto almeno due buoni motivi per accontentarsi. E non lo ha fatto. Ed è forse qui che si vede già qualcosa di Aquilani. Il suo Sassuolo non sembra avere molta voglia di chiedere il permesso. Prova a giocare, qualche volta esagera, altre rischia di farsi male, ma preferisce cadere in avanti piuttosto che vivere accucciato davanti alla propria area.

Poi c'è Adzic. Il calcio, quando vuole, sa essere un bastardo con un senso dell'umorismo meraviglioso. Un giocatore della Juventus che al 94' batte la Juventus. Per giunta il 13 settembre, esattamente un anno dopo aver deciso al 91' Juventus-Inter 4-3 con la maglia bianconera. Qualcuno lassù deve avere un debole per le sceneggiature poco credibili.

Il Sassuolo si gode il 3-2, dunque. Deve farlo. Senza trasformare una vittoria in una candidatura a qualcosa e senza cominciare a guardare la classifica con il binocolo rivolto verso l'alto. È settembre e il calcio ha già abbastanza profeti che a maggio cancellano i vecchi post. Ma una cosa si può dire. Questo Sassuolo è vivo. Ha qualità, ha coraggio, ha faccia tosta. E sembra divertirsi parecchio. Al 91' contro la Juventus aveva perso due punti. Al 94' se li era già ripresi con gli interessi. Forse diventare grandi comincia proprio così: quando smetti di chiederti quanto sia forte quello che hai davanti e inizi a ricordarti quanto puoi essere forte tu.

Sezione: Editoriali / Data: Lun 14 settembre 2026 alle 12:00
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
vedi letture