Correre fino a non averne più, rendere la vita impossibile ai difensori e poi aspettare che i gol arrivino quasi come una conseguenza. Kieron Bowie non sembra avere bisogno di formule complicate per spiegare il suo calcio. L'attaccante scozzese del Sassuolo si è raccontato ai microfoni di Sassuolo Channel, ripercorrendo un viaggio cominciato quasi per caso da bambino, passato attraverso Scozia e Inghilterra prima dell'approdo in Italia. Oggi, dopo il gol pesantissimo realizzato contro la Juventus, Bowie sta cercando di conquistarsi definitivamente il suo spazio nella squadra di Alberto Aquilani. E per farlo punta sulle caratteristiche che considera parte della propria identità: "Fame, desiderio e lotta per provare a vincere le partite per la squadra".

Un percorso tutt'altro che convenzionale. Bowie ha iniziato a giocare a calcio relativamente tardi, intorno agli otto-nove anni, seguendo quasi per curiosità un amico il cui padre allenava una squadra. A soli 16 anni sarebbe poi arrivato l'esordio tra i grandi con il club della sua città, mentre frequentava ancora la scuola e sosteneva gli esami. Da lì Fulham, le esperienze nel calcio inglese, il ritorno in Scozia con l'Hibernian e infine l'Italia.

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Bowie: "All'inizio ti chiedi se appartieni davvero a questo livello"

La carriera dello scozzese racconta anche la capacità di adattarsi continuamente. Dopo il settore giovanile del Fulham e le esperienze nelle categorie inferiori inglesi, Bowie ha scelto di tornare in patria anche per ragioni familiari. Poi è arrivata la possibilità di misurarsi con la Serie A.

Un salto che inizialmente gli ha provocato anche qualche dubbio: "Non sapevo davvero cosa aspettarmi. Forse provi un po' quella sensazione da sindrome dell'impostore e ti chiedi se appartieni davvero a quel livello", ha raccontato. Una sensazione destinata però a diminuire partita dopo partita: "Quando giochi qualche gara inizi a prendere il ritmo e, quando arriva il primo gol, tutto comincia a funzionare".

Prima Verona, quindi Sassuolo. E in entrambe le esperienze c'è una curiosa presenza costante: Josh Doig. I due erano insieme all'Hibernian, hanno successivamente condiviso l'esperienza veronese e si sono ritrovati ancora una volta in neroverde. Bowie scherza sulla coincidenza: potrebbe quasi sembrare che stia seguendo il connazionale in giro per l'Europa. In realtà il loro primo incrocio risalirebbe addirittura ai 16 anni, quando si affrontarono in una partita delle riserve.

Aquilani e un calcio nuovo: "Mi sta dando tempo e fiducia"

Uno dei passaggi più interessanti dell'intervista riguarda il rapporto con Alberto Aquilani. Bowie arriva da una cultura calcistica differente e non nasconde che il gioco proposto dal tecnico neroverde gli stia chiedendo un processo di adattamento. Il Sassuolo vuole avere il pallone, costruire e coinvolgere maggiormente il centravanti nella manovra.

"Mister Aquilani ha delle grandi idee. Cerchiamo di giocare molto di più attraverso il possesso rispetto a quello a cui ero abituato e questo significa avere molti più tocchi di palla. È stato paziente con me, mi ha detto che avrò bisogno di tempo per adattarmi al modo in cui vogliamo giocare e che me lo concederanno. Sta dimostrando di credere in me".

"Voglio correre fino allo sfinimento"

Quando gli viene chiesto di descriversi, infatti, lo scozzese torna sempre sulle stesse parole: fame, sacrificio, spirito: "La cosa principale per me è essere affamato, lottare e mostrare carattere. Ovviamente vuoi segnare più gol possibile, ma quello è soltanto un aspetto della partita. Se dai tutto e corri fino allo sfinimento, speri che poi arrivino anche i gol".

È esattamente questo atteggiamento, secondo Bowie, ad aver contribuito a portarlo prima in Italia e successivamente al Sassuolo: attaccare i difensori, combattere e non concedere loro una partita tranquilla.

Il gol contro la Juventus sembra allora la fotografia perfetta di questa filosofia. Entrato dalla panchina, Bowie ha trovato la rete del momentaneo 2-1 all'89', prima del pareggio bianconero e della successiva prodezza di Adzic al 94'.

Berardi e Laurienté: "Io faccio i movimenti, ogni tanto potrebbero passarmela..."

C'è spazio anche per un Bowie decisamente più ironico quando parla dell'intesa con gli altri attaccanti. Per lo scozzese serve inevitabilmente tempo per imparare a conoscere i movimenti dei compagni: all'inizio può capitare di attaccare uno spazio senza che chi possiede il pallone abbia ancora imparato a leggerne l'intenzione.

Poi arrivano i complimenti ai compagni e una battuta: "Dome è un giocatore incredibile e abbiamo anche Armand dall'altra parte. Non proverò certo a dire loro cosa devono fare con il pallone, li lascio fare quello che vogliono... magari ogni tanto potrebbero passarlo anche a me".

Bowie avverte il Sassuolo: "Contro il Monza niente presunzione"

Dopo l'impresa contro la Juventus, venerdì arriverà la trasferta contro il Monza e Bowie invita il Sassuolo a non commettere l'errore più pericoloso: pensare che la gara possa essere semplice. Secondo lo scozzese, il Monza avrà grande voglia di dimostrare di meritare la Serie A e utilizzerà proprio questa motivazione per mettere in difficoltà i neroverdi.

"Dobbiamo evitare qualsiasi forma di presunzione. Abbiamo dimostrato di essere capaci di segnare, ora dobbiamo provare ad andare in vantaggio e mantenerlo".

"Nessun obiettivo: il limite è il cielo"

Bowie non mette invece un numero accanto alle ambizioni stagionali del Sassuolo. "Non abbiamo fissato un obiettivo preciso. Dobbiamo continuare a provare a vincere partita dopo partita. The sky's the limit, il limite è il cielo: dobbiamo continuare a giocare come stiamo facendo, migliorare, segnare e difendere bene. Poi chissà cosa può succedere". Già.

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Bowie
Sezione: News / Data: Mer 16 settembre 2026 alle 18:47
Autore: Sarah G. Comotto
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