Non è soltanto il 3-2 alla Juventus. È quello che quella vittoria ha cominciato a raccontare fuori dai confini di Sassuolo. Quando un successo contro una grande smette di essere trattato come la classica impresa della domenica e diventa il punto di partenza per parlare di progetto, identità e futuro, significa che qualcosa nella percezione di una squadra sta cambiando. Ed è esattamente ciò che sta accadendo ai neroverdi di Alberto Aquilani, arrivati a sette punti dopo quattro giornate e capaci di agganciare proprio la Juventus battuta al Mapei Stadium. Una partenza che ha attirato anche l'attenzione della stampa nazionale, dove il Sassuolo viene descritto ormai come "una realtà".

La fotografia è quella di una squadra che ha mescolato esperienza e gioventù senza aspettare troppo tempo prima di trovare una propria fisionomia. Berardi e Matic da una parte, Bakola e Adžić dall'altra, con Aquilani a fare da collante e a trasferire rapidamente le proprie idee ma per arrivare a questa considerazione bisogna inevitabilmente ripartire da domenica sera.

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Una partita che racconta il carattere del Sassuolo

Il 3-2 contro la Juventus ha avuto una sceneggiatura quasi esagerata. Per oltre un'ora nessun gol, poi cinque reti in meno di mezz'ora. Sebastiano Esposito ha portato avanti il Sassuolo al 65' raccogliendo l'intuizione verticale di Nemanja Matic, prima del pareggio di Edon Zhegrova all'82'. All'89' Kieron Bowie, servito da Darryl Bakola, ha riportato avanti i neroverdi. Zhegrova ha replicato ancora al 91'. A quel punto il 2-2 sembrava scritto.

Sembrava, appunto. Al 94' il Sassuolo è ripartito ancora e Vasilije Adžić ha trovato il destro che ha mandato il pallone nell'angolo lontano e il Mapei Stadium in delirio. La Lega Serie A ha sottolineato proprio la volontà delle due squadre di continuare a cercare la vittoria dopo l'1-1, fino alla ripartenza decisiva dei ragazzi di Aquilani.

Il Sassuolo era passato avanti due volte ed era stato raggiunto due volte. Dopo il 2-2 arrivato in pieno recupero avrebbe avuto tutte le ragioni per proteggere il punto. Invece ha continuato a giocare. Aquilani nel dopogara ha insistito proprio sul coraggio mostrato dai suoi ragazzi e sulla volontà di proporre il proprio calcio indipendentemente dal nome dell'avversario.

Adžić, l'ex che decide e non esulta

E poi c'è la storia nella storia. A decidere Sassuolo-Juventus è stato un calciatore di proprietà bianconera, arrivato in Emilia in prestito e diventato immediatamente uno dei simboli della nuova generazione neroverde. Vasilije Adžić ha segnato al 94', ma non ha esultato contro il club proprietario del suo cartellino. Il suo destro ha consegnato al Sassuolo la quinta vittoria della propria storia in Serie A contro la Juventus e ha permesso alla squadra di Aquilani di salire a quota sette, gli stessi punti dei bianconeri.

Una situazione quasi perfetta dal punto di vista narrativo: il ragazzo mandato a giocare per crescere che finisce per punire proprio la società che ne controlla il futuro. Adžić, però, nel dopogara ha spostato subito l'attenzione sul gruppo, parlando delle emozioni vissute e soprattutto della fiducia ricevuta da Aquilani. "Lo spogliatoio giovane aiuta ad integrarsi meglio", ha spiegato, sottolineando la volontà comune di continuare a migliorare.

Giovani ed esperti: la formula del nuovo Sassuolo

Il Sassuolo è tornato in Serie A dopo aver vinto il campionato cadetto nel 2025 e nella costruzione della nuova squadra ha cercato di conservare una caratteristica che appartiene da anni alla propria filosofia: affiancare giocatori di prospettiva a elementi capaci di alzare immediatamente il livello tecnico e caratteriale del gruppo.

Adžić e Bakola rappresentano una parte del futuro. Berardi e Matic garantiscono invece esperienza, personalità e conoscenza di partite nelle quali un dettaglio può cambiare tutto. Contro la Juventus questa combinazione è stata quasi plastica.

Matic ha costruito il vantaggio con il pallone verticale per Esposito ed è stato uno dei riferimenti della squadra; Bakola è entrato dalla panchina e ha confezionato l'azione del 2-1 di Bowie; Adžić, anche lui subentrato, ha deciso la partita. Non è casuale che Aquilani, dopo il successo, abbia parlato di un gruppo composto da giovani ed esperti di alto livello e soprattutto del legame creatosi tra le diverse componenti dello spogliatoio. Secondo il tecnico, proprio la curiosità e la disponibilità dei giocatori hanno consentito alla sua idea di calcio di attecchire rapidamente.

Aquilani e un'identità arrivata prima del previsto

Aquilani è soltanto all'inizio della propria avventura sulla panchina neroverde, eppure il Sassuolo mostra già diversi principi riconoscibili: volontà di gestire il pallone, costruzione anche sotto pressione, ricerca della qualità e soprattutto coraggio nell'attaccare. Non sempre tutto riesce. Sarebbe impossibile dopo poche settimane di lavoro. Ma l'identità comincia a vedersi.

Contro la Juventus il Sassuolo non ha costruito il successo attraverso una partita esclusivamente difensiva. Ha accettato il confronto e, soprattutto, ha continuato a cercare la porta anche quando le circostanze avrebbero suggerito prudenza.

Sette punti e la sensazione che il Sassuolo possa crescere ancora

La classifica, per adesso, dice sette punti in quattro giornate. Il Sassuolo ha perso 2-1 sul campo dell'Atalanta all'esordio, poi ha cominciato a raccogliere risultati fino alla vittoria contro la Juventus. Dopo il quarto turno si è ritrovato così appaiato proprio ai bianconeri.

Naturalmente siamo ancora a settembre. Quattro partite non bastano per trasformare un buon avvio in una sentenza sul campionato, né per capire quale possa essere la reale dimensione della squadra di Aquilani ma possono essere sufficienti per riconoscere una tendenza.

Il Sassuolo sembra aver ritrovato rapidamente quella capacità di proporre calcio che negli anni migliori aveva contribuito a trasformarlo da piccola realtà provinciale in una presenza riconoscibile della Serie A. Aquilani vuole costruire qualcosa di suo, non semplicemente replicare il passato. E proprio per questo il prossimo passaggio diventa interessante.

Ora Monza: il test più insidioso dopo la notte della Juventus

Venerdì arriva la trasferta di Monza. Contro la Juventus le motivazioni arrivano quasi da sole: stadio, avversario, attenzione mediatica, possibilità di compiere l'impresa. Dopo una notte del genere, invece, bisogna essere capaci di tornare alla normalità senza perdere intensità. È lì che una squadra comincia a capire davvero cosa vuole diventare.

Il Sassuolo dovrà passare in pochi giorni dall'euforia del 94' alla concretezza di una partita nella quale partirà con aspettative completamente differenti. E Aquilani dovrà farlo gestendo anche diverse assenze, compresa quella di Jay Idzes. Poi, più avanti, ci sarà un altro incrocio suggestivo con la Juventus: agli ottavi di Coppa Italia i neroverdi ritroveranno proprio i bianconeri a Torino. Prima, però, c'è il campionato.

"Una squadra che non si accontenta"

Forse la definizione più interessante emersa dopo Sassuolo-Juventus non riguarda allora la qualità tecnica. Riguarda l'atteggiamento. Una squadra che non si accontenta. Lo ha dimostrato nel momento più semplice in cui accontentarsi sarebbe stato perfettamente comprensibile. Quando Zhegrova ha segnato il 2-2 al 91', dopo che la Juventus aveva già cancellato una prima volta il vantaggio neroverde, il Sassuolo avrebbe potuto considerare il pareggio un ottimo risultato. Non l'ha fatto.

Laurienté ha trovato Adžić, Adžić ha guardato la porta e ha calciato. Quasi l'ultima azione della partita. Quasi l'immagine perfetta del principio sul quale Aquilani sta cercando di costruire il suo Sassuolo. Non sappiamo ancora dove potrà arrivare questa squadra. È troppo presto.

Ma se dopo appena quattro giornate la stampa nazionale ha già cominciato a parlare del Sassuolo non soltanto per una vittoria sulla Juventus, ma per il progetto che esiste dietro quella vittoria, allora il primo risultato Aquilani sembra averlo già ottenuto: rendere nuovamente riconoscibili i neroverdi.

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Sezione: News / Data: Gio 17 settembre 2026 alle 11:44
Autore: Sarah G. Comotto
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