Tre mesi fa affrontava Giana Erminio, Lumezzane e Alcione. Oggi deve preoccuparsi di Laurienté in allenamento e degli esterni della Juventus la domenica sera. In mezzo non c'è stato praticamente il tempo di capire cosa stesse succedendo. Simone Cinquegrano ha preso la rincorsa dalla Serie C, è tornato a Sassuolo quasi in punta di piedi e Alberto Aquilani gli ha consegnato una maglia da titolare alla prima giornata contro l'Atalanta. Da allora non gliel'ha più tolta. Il salto è di quelli che normalmente richiedono tempo: un po' come passare dalle tabelline al Teorema di Pitagora saltando qualche pagina del libro. Cinquegrano, invece, sembra aver deciso che studiare direttamente durante l'interrogazione fosse molto più divertente.

E finora è stato promosso. Contro la Juventus è arrivato un altro esame superato. Non una partita semplice, soprattutto all'inizio, ma un'altra serata trascorsa dentro una Serie A che fino a pochi mesi fa sembrava ancora lontanissima. La Gazzetta dello Sport ha sintetizzato così la sua prestazione: "Soffre il doppio passo di Alajbegovic. Ma col passare dei minuti si sintonizza sul bosniaco e sulla partita". Voto 6. Sufficienza contro la Juventus. Pensando da dove è partito, non è esattamente un dettaglio.

SCELTI DA SASSUOLONEWS:

Sassuolo-Juventus, ora spunta il complotto Adzic: "Non voleva segnare". Sui social impazza l'assurda teoria

Sassuolo-Juventus, la partita vinta da Aquilani: così i neroverdi hanno smontato la pressione di Spalletti

Idzes infortunio: lesione al quadricipite. Si prospetta un lungo stop: rientro e tempi di recupero

Aquilani lo lancia e non lo toglie più

La storia recente comincia durante l'estate. Cinquegrano torna al Sassuolo dopo una stagione trascorsa con l'Under 23 dell'Inter e non parte necessariamente con la certezza di rimanere. La concorrenza esiste, il livello è salito e il ragazzo deve dimostrare di poter trasformare quanto fatto in Serie C in qualcosa di spendibile immediatamente al piano superiore. Aquilani lo guarda lavorare e decide di fidarsi. "È stato bravo fin dal primo giorno", dirà successivamente l'allenatore.

Alla prima di campionato, sul campo dell'Atalanta, il numero 46 è titolare sulla destra. Non una comparsata, perché alla giornata successiva contro il Torino è ancora lì. Poi Bologna: Cinquegrano trova anche il primo assist in Serie A, servendo Josh Doig per il gol dello scozzese. Quindi la Juventus, altra conferma dal primo minuto.

Il dato più interessante, insomma, non è semplicemente che Cinquegrano sia arrivato in Serie A. È la velocità con cui Aquilani ha cominciato a considerarlo un giocatore da Serie A. E pensare che soltanto pochi mesi prima il suo curriculum raccontava una storia completamente differente.

Dal campetto della chiesa al Sassuolo

Cinquegrano è nato il 25 giugno 2004, modenese, cresciuto praticamente con il Sassuolo addosso. Prima del Mapei Football Center, però, c'era un altro campo. Molto meno elegante e probabilmente molto più importante: quello della chiesa vicino a casa. Lo ha raccontato lui stesso ricordando gli inizi: "Il mio posto del cuore è il campo della chiesa, vicino a dove abitavo. Era il mio posto sicuro, quello dove tutte le difficoltà che c'erano fuori svanivano. C'eravamo solo io, il pallone e il rumore delle scarpe sulla terra".

Entrarci non era nemmeno così semplice. Il fratello maggiore e gli amici lo consideravano troppo piccolo per giocare insieme a loro e allora Simone trovava il modo di intrufolarsi. Una piccola anticipazione, a pensarci oggi, di quello che avrebbe fatto parecchi anni dopo con la Serie A: gli dicevano che forse non era ancora il suo posto, lui è entrato lo stesso.

Il Sassuolo lo intercetta presto e comincia una lunga trafila nel settore giovanile neroverde. Il passaggio decisivo arriva con la Primavera, con la conquista dello Scudetto e un gol segnato nella finale contro la Roma. La prima squadra, però, deve ancora aspettare.

Rimini e Inter Under 23: la gavetta prima di Aquilani

Per giocare davvero serve uscire dalla comfort zone. Cinquegrano va al Rimini in Serie C e mette insieme 33 presenze e due gol, vivendo per la prima volta una stagione completa tra i professionisti.

Torna a Sassuolo, ma riparte. Destinazione Milano, questa volta sponda Inter. I nerazzurri stanno costruendo la propria Under 23 e hanno bisogno di un esterno capace di macinare chilometri sulla fascia destra. Cinquegrano diventa uno degli uomini utilizzati con maggiore continuità: 37 presenze e due reti.

Piace a Stefano Vecchi e comincia anche ad avvicinarsi al mondo della prima squadra. Cristian Chivu non gli concede l'esordio, ma lo porta con il gruppo a Riad per la Supercoppa. È già qualcosa. Soprattutto è un indizio. Terminata la stagione, il treno riparte verso l'Emilia. Stavolta, però, Cinquegrano non deve più prendere una coincidenza. Aquilani lo tiene.

Il segreto? Prima faceva l'attaccante

Per capire come Cinquegrano sia arrivato fin qui bisogna però tornare ancora più indietro, perché c'è un dettaglio che rende la sua storia decisamente meno convenzionale: il terzino titolare del Sassuolo, fino a qualche anno fa, faceva l'attaccante. E non si tratta del classico cambio di ruolo avvenuto da bambino.

La trasformazione arriva quando è già maggiorenne e porta la firma di Emmanuel Cascione, allora allenatore dell'Under 18 neroverde. L'ex centrocampista di Reggina, Pescara e Cesena lo osserva e vede qualcosa che probabilmente altri ancora non vedono.

"Gli ho cambiato la vita. Lo dico con ironia, però è la verità", ha raccontato Cascione sorridendo. "L'ho conosciuto da attaccante e sono stato io a provarlo per la prima volta da terzino". L'intuizione nasce quasi per necessità durante il periodo del Torneo di Viareggio. Cascione va dal direttore sportivo Francesco Palmieri e gli propone l'esperimento. La prima reazione è comprensibile: ma come, Cinquegrano fa l'attaccante.

Cascione insiste. Lo aveva utilizzato lì in allenamento e aveva visto un ragazzo muoversi con una naturalezza sorprendente. Arriva così la prova vera, in campionato contro l'Empoli. Risultato? Cinquegrano attacca, difende, corre avanti e indietro. Funziona. Non tornerà più indietro.

Da centravanti a terzino: e qualcosa è rimasto

La vecchia vita offensiva, però, non è stata cancellata. Ed è probabilmente uno dei motivi per cui oggi Cinquegrano riesce a interpretare la fascia con caratteristiche particolari. Lui stesso si era descritto così: "Sono un giocatore duttile e, se serve, metto la gamba in ogni azione. I miei punti di forza sono la velocità, il colpo di testa e la struttura fisica".

È un esterno destro con vocazione da terzino o da quinto, più numero 2 che numero 7, ma dentro conserva qualcosa dell'attaccante. La predisposizione a sganciarsi, la ricerca dello spazio e la naturalezza con cui accompagna l'azione non sono casuali.

Contro il Bologna lo si è visto nell'azione dell'assist per Doig. È proprio quel tipo di giocata a raccontare perché il passato offensivo possa essere diventato una risorsa anziché un ricordo. Cascione, quando deve trovare un paragone, guarda a giocatori fisicamente importanti: Denzel Dumfries e Andy Diouf, soprattutto per potenza e capacità di percorrere la fascia. Non significa che Cinquegrano sia già a quel livello. Significa capire quale tipo di calciatore possa diventare.

Cascione: "Fisicamente era un animale"

C'è un'altra caratteristica sulla quale chi lo ha allenato insiste parecchio: il fisico. "Era un animale", ha ricordato Cascione parlando delle potenzialità intraviste quando Cinquegrano era ancora nel settore giovanile. Ma insieme alla struttura c'erano voglia e mentalità.

L'ex tecnico gli aveva detto che avrebbe potuto farcela. Eppure ammette che già vederlo imporsi in Serie C era stata una soddisfazione. La Serie A è arrivata persino prima delle aspettative. L'aneddoto più bello riguarda Bologna-Sassuolo. Cascione è sul divano, cambia partita e trova proprio Cinquegrano nel momento in cui sta servendo a Doig il pallone del gol. Quasi una scena scritta apposta. Anni prima aveva preso un attaccante e aveva deciso di trasformarlo in terzino. Adesso quel terzino stava confezionando un assist in Serie A.

Un giocatore che piace agli allenatori

Come si passa dalla Serie C alla Serie A praticamente senza periodo di adattamento? Le qualità atletiche aiutano. La velocità pure. Avere alle spalle una formazione tecnica come quella del Sassuolo e due campionati veri tra Rimini e Inter Under 23 certamente non guasta. Ma c'è anche qualcosa di meno misurabile.

Cinquegrano sembra possedere le caratteristiche del giocatore che un allenatore tende a fidarsi di mettere in campo. Disponibilità, applicazione, capacità di adattarsi, corsa e la predisposizione a fare anche il lavoro meno appariscente. Cascione lo ha definito "il classico giocatore per cui gli allenatori impazziscono". Aquilani, evidentemente, non ha fatto eccezione.

La palestra, Instagram e quelle spalle già larghe

Poi c'è il Cinquegrano fuori dal campo. Generazione Z, naturalmente social, ma senza trasformare Instagram in una biografia parallela. Tra i contenuti messi maggiormente in evidenza ci sono la fidanzata Katia e quella maglia del Sassuolo indossata dopo il gol alla Roma nella finale Scudetto Primavera.

Scorrendo molto più indietro compare anche uno scambio scherzoso con un amico. "Sei secco". Risposta di Simone: "Ahahah, bella questa battuta". In effetti la struttura fisica non sembra essere mai stata esattamente un problema. La palestra ha fatto il resto e quelle spalle sono diventate sufficientemente larghe da reggere anche l'impatto con la Serie A ma dietro la crescita del calciatore esiste una storia molto più intima.

La promessa fatta a papà

Quando era bambino, Cinquegrano fece una promessa a suo padre: avrebbe lavorato per realizzare il sogno di diventare calciatore. Una promessa ripetuta anche nel giorno più difficile. "Quando ero piccolo gli promisi che avrei lavorato duramente per realizzare il mio sogno. E il giorno in cui mi ha lasciato ce la siamo ripetuta. Come se sentissi il bisogno di dirgli che non l'ho mai dimenticata". Oggi Simone ha 22 anni, gioca in Serie A con la squadra nella quale è cresciuto e Aquilani lo considera un titolare.

Il calcio ama raccontare le carriere come se fossero sempre state progettate. Quella di Cinquegrano, invece, è fatta di deviazioni: un attaccante diventato terzino, Sassuolo lasciato due volte per poterci tornare più forte, Rimini, l'Under 23 dell'Inter e infine una maglia che sembrava provvisoria e che partita dopo partita sta diventando sua.

E se continuerà così, quel ragazzo rientrato dalla Serie C quasi senza fare rumore potrebbe diventare anche un piccolo patrimonio tecnico ed economico del Sassuolo. Una di quelle operazioni che, se un giorno dovesse trasformarsi in una grande plusvalenza, farebbe sorridere persino uno specialista del genere come Giovanni Sartori.

Ma quello eventualmente verrà dopo perché adesso c'è una storia molto più semplice: Simone Cinquegrano voleva soltanto entrare in campo. Da bambino si intrufolava di nascosto perché gli altri gli dicevano che era troppo piccolo. Vent'anni dopo ha fatto più o meno la stessa cosa con la Serie A. Solo che stavolta nessuno sembra avere intenzione di mandarlo fuori.

Tutti gli AGGIORNAMENTI sul Sassuolo Calcio in TEMPO REALE!
Aggiungi SassuoloNews.net tra i tuoi canali WhatsApp: clicca qui

Sezione: News / Data: Gio 17 settembre 2026 alle 09:42
Autore: Sarah G. Comotto
vedi letture