Fino alla fine. Stavolta, però, niente Juve: è stato del Sassuolo. Il calcio ogni tanto si diverte a prendere simboli, slogan e certezze e a rovesciarli come un calzino. Domenica sera al Mapei Stadium è successo esattamente questo. La Juventus ha recuperato due volte, ha trovato il 2-2 al 91' e sembrava aver fatto ancora una volta la Juventus: quella che non muore, quella che resta aggrappata alla partita, quella del suo celebre “fino alla fine”. Poi il Sassuolo ha deciso che la fine non era ancora arrivata. Al 94' Vasilije Adzic è partito, ha guardato la porta e ha scritto il 3-2. Fine davvero. Ma neroverde.

L'aspetto più bello della vittoria della squadra di Alberto Aquilani sta non soltanto nell'aver battuto una grande ma nell'aver avuto il coraggio di provare a batterla proprio quando sarebbe stato molto più comodo smettere di provarci, perché proviamo a fermare l'immagine al 91'. Il Sassuolo è passato avanti con Esposito, è stato raggiunto da Zhegrova, ha trovato il 2-1 con Bowie all'89' e appena due minuti più tardi ha incassato un altro pugno dallo stesso Zhegrova.

A quel punto esiste un istinto quasi naturale: proteggere il punto, abbassare il volume della partita, mettere il pallone lontano e aspettare che l'arbitro fischi tre volte. Dopo essere stati raggiunti due volte, sarebbe stato persino comprensibile. Il Sassuolo ha fatto l'esatto contrario.

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Quando nasce la vittoria

E forse la vittoria nasce ancora prima del destro di Adzic. Nasce nella testa di una squadra che sul 2-2 non ha pensato “non perdiamo”, ma ha avuto ancora il coraggio di pensare “proviamo a vincere”. La differenza sembra piccola. Nel calcio è enorme.

Aquilani sta cercando di costruire proprio questo tipo di mentalità. Non una squadra incosciente, perché il coraggio senza equilibrio diventa soltanto confusione. Ma un Sassuolo che sappia riconoscere la forza dell'avversario senza inginocchiarsi davanti al suo blasone. E contro la Juventus lo si è visto.

I neroverdi hanno sofferto. Muric ha dovuto salvare la porta. La difesa ha ballato nel finale, soprattutto dopo l'uscita di Idzes. La Juventus ha avuto persino l'occasione per completare la rimonta. Ma il Sassuolo è rimasto dentro quella partita anche quando la logica suggeriva di tirare il freno a mano.

Adzic nel destino

Poi è arrivato Adzic, proprio un calciatore di proprietà della Juventus. Perché evidentemente il calcio, oltre all'ironia, possiede anche un discreto gusto per la provocazione. Al 94' il ragazzo bianconero in prestito al Sassuolo ha trasformato il motto della Juve nel manifesto della serata neroverde. Fino alla fine. Fino all'ultima ripartenza. Fino all'ultimo metro. Fino all'ultimo tiro. Fino al 94'.

Non servirà per stabilire gerarchie, non trasforma il Sassuolo in qualcosa che ancora non è e non deve alimentare voli pindarici dopo appena quattro giornate. Ma racconta una caratteristica che potrebbe diventare preziosa durante la stagione: questa squadra sembra avere faccia tosta.

Sette punti, certo. Ma soprattutto la sensazione di un gruppo che sta cominciando a credere nelle proprie qualità. La Juventus ha il motto cucito nella propria storia. Domenica sera il Sassuolo glielo ha preso in prestito per novantaquattro minuti. E, visto come è andata, lo ha interpretato alla perfezione.

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Sezione: News / Data: Lun 14 settembre 2026 alle 19:55
Autore: Sarah G. Comotto
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