“È sempre Primavera”, rubrica di Radio TV Serie A, racconta il mondo dei settori giovanili che formano i campioni del domani. Puntata dedicata al Sassuolo Primavera di mister Emiliano Bigica. Ecco le dichiarazioni del tecnico neroverde riprese per voi da SassuoloNews.net: "Il mondo del settore giovanile è un mondo affascinante. Ho avuto la fortuna da bambino di fare proprio quello del Bari e mi rendo conto che il lavoro che è stato fatto su di me in quegli anni ha dato poi i suoi frutti nel momento in cui sono diventato un calciatore professionista ed è proprio quello che io voglio trasferire ai miei ragazzi".
Cosa vuoi trasferire ai ragazzi?
"Voglio trasferire la mia esperienza da calciatore, la mia esperienza da allenatore per cercare di migliorarli il più possibile e nel modo più completo. Anche se riconosco che in questa categoria, ossia quella della Primavera, l'aspetto mentale è l'aspetto più importante che loro devono migliorare ovviamente di pari passo con tecnica, tattica individuale".
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Mister, sei qui a Sassuolo dal 2020, cinque anni importanti in cui si è anche riuscito a portarti a casa dei trofei come lo Scudetto, come la Supercoppa Primavera. Qual è il tuo rapporto con Sassuolo Città e anche con il Sassuolo Società?
"Sassuolo è ormai diventata la mia casa. Non sono mai stato così tanto in un posto. Non posso che ringraziare la famiglia Squinzi, Carnevali, Presidente, Rossi, tutte le persone che mi hanno dato fiducia e che mi hanno permesso di continuare questa bella avventura in questo club importante che per fortuna ha ritrovato anche la Serie A e che ritorna, dopo una piccola parentesi, nel campionato più importante del nostro calcio".
Tu nel 2024 alla guida della Primavera hai anche raggiunto il sogno a livello di risultati vincendo lo Scudetto, subito dopo anche la Supercoppa. L'avevi sfiorato, se non sbaglio, anche con la Fiorentina. Che emozione è stata quella di portare a casa un trofeo oltre che valorizzare tutto il lavoro che fai con i giovani?
"Penso sia stata una gioia immensa, una gioia che ho condiviso e che condivido con tutti coloro che lavorano per la famiglia Sassuolo dalle fasce basse fino alla punta più alta dell'iceberg. È stato frutto di programmazione, frutto di scelte importanti visto che comunque noi non abbiamo un bacino d'utenza enorme qui e dobbiamo cercare di sbagliare meno scelte possibili nella recluta dei giovani, dei calciatori. Quindi è stato qualcosa di veramente importante. A livello personale è stata una bella conferma perché se no anche io magari cominciavo a dire che ho già fatto tante finali ma ne ho vinte poche. Quindi è stata una liberazione. L'anno scorso, il campionato scorso, abbiamo vinto la Supercoppa confermandoci a livelli alti. L'anno scorso abbiamo ancora migliorato la posizione di classifica cosa che non è semplice dopo aver vinto uno scudetto, una Supercoppa tenere i ragazzi mentalmente centrati ad un obiettivo. Quindi negli ultimi tre anni siamo gli unici ad essere arrivati nelle prime quattro e lasciami vantare un po' di questa situazione per me e per il club che fa tanti sforzi per rendere il mio lavoro più facile".
Mister, la curiosità è che qui a Sassuolo da più di un anno hai ritrovato anche un tuo concittadino, Angelo Carbone che adesso è responsabile del settore giovanile del Sassuolo. Ti chiedo, da baresi entrambi, cosa hai provato? Qual è il tuo rapporto con lui? Vi siete anche incrociati da calciatori?
"Sì, sono stato molto felice e contento che Angelo sia venuto a far parte della nostra famiglia. Ci siamo sfiorati da calciatori perché lui era un giocatore affermato nel Bari Prima Squadra e io ero un ragazzino della Primavera che si allenava con loro. Quindi abbiamo cominciato a stringere il rapporto d'amicizia già in quel tempo lì. Poi lui è andato a giocare al Milan, è andato via e io sono andato a giocare in Serie C e poi ci siamo sfiorati a Firenze perché io sono arrivato alla Fiorentina e lui giocava nella Fiorentina e è andato a giocare al Piacenza. Talmente eravamo amici che mi ha lasciato casa sua dove lui abitava e quindi è stato anche per me più facile e veloce trovare subito un appartamento dove andare subito a sistemarmi perché si sa bene che quando si va in una nuova città la prima cosa che si cerca è avere una casa dove potersi trasferire".
Ovviamente l'obiettivo per chi allena la Primavera è sempre quello di cercare di portare più ragazzi possibili a giocare, ad esordire in Prima Squadra. Qual è la soddisfazione quando riesci ad ottenere questo risultato, questo traguardo?
"Quella è la soddisfazione più grande, vedere dei ragazzi che fanno parte della Prima Squadra che magari tu hai allenato o vedere comunque dei ragazzi che sono andati da altre parti e giocano con continuità o giocano anche in Champions League. Io penso che il nostro lavoro sia dedicato totalmente ai ragazzi. Un errore che può fare un allenatore del settore giovanile è pensare a se stesso. Invece noi dobbiamo trasferire tutto ciò che abbiamo dentro, tutta la nostra passione, tutta la nostra esperienza a loro sapendo che tanto tempo della loro giornata moltiplicato per 365 giorni lo passano con noi e di conseguenza siamo anche degli educatori, dei secondi genitori che possono farli migliorare nella vita sia come calciatore ma soprattutto come uomo. Io penso che in questi anni il giocatore a cui sono più legato è Dusan Vlahovic perché c'è stata empatia da subito nonostante lui comunque quando è arrivato in Italia si allenasse soltanto con la Prima Squadra e facevamo un'amichevole a settimana con loro però c'è stato subito feeling e poi ho avuto la fortuna di poterlo allenare per un certo periodo e devo dire che lui è sempre il prototipo di ciò che dicevo prima cioè di passione, di voglia, di rinunce, di sacrifici per poter arrivare più in alto possibile. Lui da questo punto di vista era da giovane ed è una macchina da guerra".
Guarda c'è Giacomo Seminari, un ragazzo che tra poco avremo l'onore di intervistare.
"Avete scelto quello giusto. Giacomo è il nostro capitano, è un centrocampista, è un ragazzo che è qui da molto tempo, era qui già dai piccolini e è un esempio per tutta la squadra, non per niente è il nostro capitano. L'anno scorso ha avuto un problema importante al crociato e quindi è guarito. All'inizio mi chiedeva, ma perché non mi fai giocare? Poi ho detto, lavora, stai tranquillo, vedrai che il tuo spazio lo trovi e il suo spazio l'ha trovato nella seconda parte dell'anno e adesso è il nostro capitano".
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