"Bakola fai l'intervista? E cosa dici?". Bastano poche parole, pronunciate con il sorriso da Alberto Aquilani mentre Darryl Bakola si accomoda davanti al registratore, per rompere il ghiaccio e raccontare il clima che si respira nel nuovo Sassuolo nel ritiro di Ronzone. Un ambiente sereno, giovane, ma già concentrato sul lavoro, nel quale il centrocampista francese sta cercando di ritagliarsi uno spazio sempre più importante.

Arrivato lo scorso gennaio dall'Olympique Marsiglia, il classe 2007 è uno dei prospetti più interessanti del panorama neroverde. Tecnica, personalità e una voglia evidente di imparare: Bakola vive questa estate come il primo vero punto di partenza della sua avventura in Italia, con l'obiettivo di convincere Aquilani e trasformare il talento mostrato finora a sprazzi (6 presenze lo scorso anno). Nell'intervista concessa in esclusiva a SassuoloNews.net ai microfoni del direttore Antonio Parrotto, il giovane francese racconta le prime settimane di lavoro con il nuovo allenatore, il rapporto con Roberto De Zerbi, gli insegnamenti di Nemanja Matic, il legame con Ismael Koné, il passaggio dal Marsiglia alla Serie A, gli obiettivi per la stagione e il sogno di arrivare un giorno ai massimi livelli del calcio europeo con la maglia della Francia. Senza dimenticare il ragazzo fuori dal campo, tra musica, moda e tatuaggi che raccontano la sua storia.

Darryl, partiamo da questa nuova stagione: che sensazioni hai avuto nelle prime settimane di lavoro con Alberto Aquilani? Che cosa vi sta chiedendo maggiormente?
"Le sensazioni delle prime settimane sono buone, è l'inizio della stagione dopo le vacanze, è l'inizio del lavoro, si lavora molta, si passano dei buoni momenti con la squadra e lo staff, questi ritiri servono per creare coesione. Il mister chiede molto lavoro tattico, di essere liberi e di essere se stessi".

Aquilani da calciatore ha giocato nel ruolo di centrocampista. Per un giovane nel tuo ruolo può rappresentare qualcosa in più avere un tecnico con il suo passato?
"Questa è una cosa in più per me, conosce molto bene il ruolo e mi può consigliare molto bene sui movimenti, è un vantaggio molto importante".

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A proposito di ruolo, tu sei arrivato e si parlava di te come un trequartista, mister Grosso diceva che ti vedeva in prospettiva forte come mezzala, dove ti vedi come ruolo in campo?
"Mi vedo molto in mezzo, io sono in fase di apprendimento e cerco di adattarmi. Anche se passo dal centrocampo alla fascia, trovo una posizione ideale anche sulla fascia".

Qual è l'aspetto del suo modo di intendere il calcio che ti ha colpito maggiormente fino a questo momento e quali differenze hai notato con Fabio Grosso?
"Ho un buon rapporto con il mister, è una persona gioviale, che sa quando ci sono i momenti per scherzare e quando per essere seri. Sono contento che sia qui. Differenze con Grosso? Non lo so dire ancora, non conosco bene il mister per poter dire quali sono le differenze, è troppo presto".

Si è fatto male Koné al Mondiale, liberando un posto nel centrocampo del Sassuolo. Se Aquilani domani ti dicesse: “Darryl, quest'anno il centrocampo del Sassuolo è tuo”, ti sentiresti pronto?
"Mi è dispiaciuto molto quello che è successo a Ismael e lo aspetto in campo più forte di prima. Poi sì, io sarei pronto e sarebbe un piacere giocare".

Nella mediana neroverde c'è anche un giocatore dell'esperienza internazionale come Nemanja Matic. Quanto si può imparare allenandosi quotidianamente accanto a un calciatore con la sua carriera? Gli hai già “rubato” qualche segreto?
"Non posso dire che ho imparato qualcosa da lui ma è un giocatore incredibile, per me è incredibile vederlo da vicino. È qualcosa di indescrivibile vederlo giocare: per me è IL giocatore. Soprattutto quando facciamo allenamenti, lui non perde la palla, a me capita di perderla e a lui mai, è sempre concentrato e non perde mai la palla".

Sei un centrocampista molto giovane e moderno. Se dovessi descriverti a un tifoso del Sassuolo che ancora non ti conosce bene, quali diresti che sono le tue caratteristiche principali? E invece qual è l'aspetto sul quale senti di dover lavorare maggiormente per riuscire ad affermarti definitivamente in Serie A?
"Sono un giocatore di istinto, di buona tecnica, mi piace giocare in avanti e mi piace avere il controllo del pallone. Cosa devo migliorare? Direi che devo migliorare la fase difensiva e il tiro, la fase di finalizzazione".

Sei cresciuto calcisticamente in Francia, in un movimento che soprattutto negli ultimi decenni ha prodotto tantissimi giovani di livello internazionale. Che cosa ti ha lasciato quella scuola calcistica?
"Mi hanno dato l'amore per il calcio. Con il passare degli anni ti fanno capire cos'è l'amore per il calcio e il divertimento sul terreno di gioco. E anche per il concetto di gruppo, di squadra, di come vivere insieme le dinamiche del calcio".

Marsiglia e De Zerbi invece cosa ti hanno lasciato? Hai parlato con il mister prima di venire qui? Che rapporto avevi con lui?
"Mi hanno insegnato a sudare la maglia e amare la maglia. A Marseglia ti fanno capire che devi sudare, lottare sul campo, perché c'è tutto uno stadio che vuole che tu combatta. Il Velodrome, in termini di ambiente, è il miglior stadio del mondo, devi essere molto concentrato per giocare lì. Mi ricordo dopo la mia prima partita, quando sono tornato a casa mi facevano male le orecchie (ride, ndr). Con De Zerbi ho imparato molte cose, è stato un cambiamento forte per me, ho appreso tantissimo sia tecnicamente che tatticamente in due anni con lui. Lo ringrazierò sempre, perché De Zerbi ha contribuito alla mia evoluzione. Prima di venire a Sassuolo mi ha detto che dovevo essere me stesso quando venivo qui per poter rendere al massimo".

Tu sei stato, tuo malgrado, in parte testimone della famosa rissa tra Rabiot e Rowe. Si dice che tu non sia stato bene per quello che hai visto durante quei momenti. Puoi dirci qualcosa su questo episodio?
"Non mi piace ricordare quei momenti anche se quando sono arrivato si era già svolto tutto. Comunque è vero che non mi sono sentito bene ma nulla grave. Sono rimasto un po’ scioccato per quella situazione".

Dopo l’OM e la Francia sono arrivate l'Italia e il Sassuolo. Perché hai scelto il progetto neroverde e cosa ti ha convinto maggiormente di questa società? Quanto è stata importante la presenza di Koné e l’arrivo di Garcia?
"Il progetto Sassuolo mi ha piaciuto. E quindi ho detto 'perché no?'. L'Italia poi ha una buona cultura tattica ed è una buona cosa per me per crescere. Per me trovare Ismael è stato benefico, mi ha preso sotto la sua ala protettrice, aveva già esperienza qui e ha facilitato il mio inserimento. Arrivare poi insieme a Ulisses Garcia è stato davvero benefico per me".

Cosa conoscevi sul Sassuolo prima del tuo arrivo?
"A dire la verità non conoscevo molto. Conoscevo ovviamente i giocatori come Berardi e gli altri, sapevo che De Zerbi è stato l'allenatore, ma non è che seguissi tanto il Sassuolo".

Com’è stato affacciarsi alla Serie A? È davvero un campionato molto tattico?
"Cambia molto rispetto alla Ligue 1, è molto più tattico. In Serie A giochi contro calciatori con esperienza, ti insegnano tutto ciò che è tattico, anche i piccoli dettagli, non è solo una questione di corsa, qui devi pensare".

Il periodo del calciomercato come lo vivi? Sei arrivato solo a gennaio, ora non ci sono voci su di te, ma sei uno che legge, si informa?
"Non sono uno che legge troppo le notizie, mi piace giocare a calcio".

Parlando di obiettivi personali: cosa dovrebbe accadere perché, alla fine di questa stagione, Darryl Bakola possa dire “è stato il mio anno, sono soddisfatto”?
"Devo aver fatto almeno 15 presenze da titolare".

Qual è il giocatore al quale ti sei ispirato maggiormente crescendo? E c'è un giocatore al quale pensi di assomigliare per caratteristiche?
"Un giocatore al quale mi ispiro è Paul Pogba, centrocampista che ha giocato anche in Italia nella Juventus, però non mi assomiglia. Pogba è un giocatore fantastico, nei gesti tecnici, nel dribbling. A me piace ma non sono così 'estremo'. Penso che con il tempo aggiungerò delle skill perché da giovanissimo amavo fare i dribbling ma Pogba è davvero il massimo, guardavo i suoi video. Di giocatori attuali invece posso dire che somiglio un po' a Eze dell'Arsenal, vedo delle similitudini".

Fuori dal campo che ragazzo è Bakola? Come trascorri il tuo tempo quando non ci sono allenamenti e partite?
"Ascolto la musica e la moda, mi piacciono entrambe le cose. Ascolto tutti i tipi di musica. È un piacere, fa davvero bene".

Hai tanti tatuaggi sul tuo corpo ma qual è il più importante?
"Le due B sul braccio. Rappresentano i cognomi della mia famiglia, di mio padre e di mia madre, Bacola e Bebay".

Arrivare in Serie A è già un traguardo importante, hai anche esordito in Champions con l’OM, ma immaginiamo di guardare avanti di cinque anni: dove vorrebbe essere Darryl Bakola? Qual è il grande sogno della tua carriera?
"Riuscire a giocare i più grandi match in Europa, che siano di Champions o i Mondiali. Riuscire a fare parte dei migliori, comunque essere il protagonista in una squadra che gioca le Coppe o il Mondiale con la Francia".

C'è molta competizione per entrare nella nazionale francese. Secondo te, per come è strutturata adesso la nazionale francese, è meglio per te giocare magari in attacco o in centrocampo?
"A centrocampo, perché in attacco è molto più complicato trovare posto".

Chiudiamo con i tifosi: che Bakola devono aspettarsi di vedere in campo quest'anno e quale messaggio vuoi mandare al popolo neroverde?
"Direi un grande Bakola! Spero che tutti i tifosi continuino a tifare per noi e darci forza in ogni partita. E che sia un grande Bakola".

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Sezione: Esclusive / Data: Lun 27 luglio 2026 alle 09:00
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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