Ci sono ritorni che si consumano dentro una partita e altri che cominciano molto prima del fischio d'inizio. Quello di Giovanni Carnevali appartiene alla seconda categoria. Domenica sera entrerà al Mapei Stadium, percorrerà corridoi che conosce a memoria, incontrerà persone con cui ha condiviso tredici anni e poi prenderà posto dalla parte della Juventus. Per la prima volta Sassuolo sarà casa senza essere più la sua squadra. Novanta minuti lo renderanno avversario, ma non potranno cancellare tutto quello che c'è stato prima: la crescita del club, l'Europa, le plusvalenze, le intuizioni, le cadute, la retrocessione e l'immediata risalita. E soprattutto un modello che per oltre un decennio ha avuto anche il suo volto.
Sassuolo-Juventus, domenica 13 settembre alle 20.45, sarà la quarta giornata di Serie A. Ma per Carnevali sarà inevitabilmente qualcosa di più. È la prima volta che l'attuale amministratore delegato e direttore generale della Juventus torna al Mapei Stadium da dirigente di un'altra società dopo aver lasciato il Sassuolo il 12 giugno scorso. Nello stesso giorno il club neroverde annunciò di aver accettato le sue dimissioni e la Juventus ufficializzò il suo arrivo a Torino. Tre mesi dopo, il calendario ha deciso di mettergli davanti il passato quasi immediatamente.
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Tredici anni che hanno cambiato il Sassuolo
Ridurre il rapporto tra Carnevali e il Sassuolo a quello tra un amministratore delegato e la società per cui ha lavorato sarebbe riduttivo. Sono stati tredici anni nei quali il Sassuolo ha cambiato dimensione. Lo ha riconosciuto lo stesso club nel comunicato d'addio, parlando di un percorso che ha segnato profondamente la storia neroverde e di un modello capace di unire ambizione sportiva, sostenibilità, valorizzazione dei giovani e solidità organizzativa.
Carnevali è stato uno degli interpreti principali della visione della famiglia Squinzi. Non l'unico, naturalmente, perché la proprietà è sempre stata il punto fermo del progetto, ma certamente l'uomo incaricato per anni di trasformare quella visione in gestione quotidiana.
Il Sassuolo è diventato una presenza stabile in Serie A, ha raggiunto l'Europa, ha lanciato allenatori e calciatori, ha imparato a comprare giovani prima che diventassero nomi importanti e a venderli quando il mercato ne riconosceva il valore. Nel frattempo ha costruito strutture e credibilità. È nato così quel famoso "modello Sassuolo" che nel calcio italiano è stato spesso citato, imitato e qualche volta persino banalizzato. Perché dietro non c'era soltanto la capacità di fare plusvalenze: c'era l'idea di una società che potesse crescere senza perdere il controllo dei propri conti e della propria identità. Carnevali è stato per anni il volto pubblico di tutto questo.
Dalla retrocessione alla seconda promozione
Dentro tredici anni, inevitabilmente, non ci sono state soltanto vittorie. Carnevali ha vissuto anche il momento più doloroso della storia recente neroverde, la retrocessione in Serie B, e ha partecipato alla costruzione della squadra che ha saputo cancellarla immediatamente tornando nella massima serie.
Proprio celebrando la promozione, lo stesso dirigente aveva indicato Francesco Palmieri tra gli artefici del risultato, sottolineandone il lavoro nella prima esperienza da direttore sportivo. Un passaggio che oggi assume quasi il valore di un'anticipazione, perché quando Carnevali ha lasciato Sassuolo, il club non ha scelto di azzerare tutto. Ha scelto piuttosto di distribuire responsabilità e competenze già presenti nella società, cercando di dimostrare che il modello potesse sopravvivere anche all'uomo che per così tanto tempo lo aveva rappresentato.
Il nuovo Sassuolo di Veronica Squinzi e Palmieri
Carnevali troverà davanti a sé un Sassuolo che non è più il suo Sassuolo, ma che non ha rinnegato ciò che era stato costruito insieme a lui. La proprietà della famiglia Squinzi è rimasta il centro del progetto. Veronica Squinzi ha assunto un ruolo ancora più diretto nella nuova struttura societaria, mentre Francesco Palmieri ha continuato a guidare l'area sportiva. Carlo Rossi resta presidente e Marco Squinzi rappresenta un altro elemento di continuità della proprietà.
Non una rivoluzione, quindi, ma un passaggio di consegne. Era stata proprio Veronica Squinzi, nel giorno dell'addio, a indicare questa strada: una nuova era fondata sulla continuità, garantita dalla proprietà e dalle professionalità già presenti all'interno del club. Quella frase oggi diventa quasi una verifica sul campo. Sono trascorsi appena tre mesi e sarebbe assurdo pretendere di stabilire già se il Sassuolo abbia imparato definitivamente a vivere senza Carnevali. Ma i primi segnali raccontano di una società che ha scelto di non restare prigioniera della nostalgia.
Palmieri ha costruito la squadra. La proprietà ha ridisegnato la governance. Alberto Aquilani è stato scelto per aprire un nuovo ciclo tecnico. E il mercato ha continuato a seguire una filosofia riconoscibile: giovani da sviluppare, esperienza nei punti nevralgici e attenzione alla sostenibilità. Il Sassuolo, insomma, ha continuato a fare il Sassuolo.
Dalla provincia alla Juventus: la sfida più grande
Anche per Carnevali, però, Sassuolo appartiene ormai al passato professionale. La Juventus lo ha scelto affidandogli la guida manageriale del club con l'obiettivo dichiarato di rafforzarne il progetto sportivo e industriale. A Torino ha già cominciato a intervenire sulla struttura: Frederic Massara è diventato Chief Football Officer e Giorgio Chiellini Chief Club Affairs Officer all'interno di un'organizzazione che fa capo allo stesso Carnevali.
È una sfida completamente diversa. A Sassuolo bisognava costruire una realtà capace di stare tra le grandi. Alla Juventus bisogna ricostruire una grande perché torni a comportarsi da grande. Cambiano il fatturato, le aspettative, la pressione mediatica e soprattutto il rapporto con il risultato. Quello che in Emilia poteva essere considerato un percorso, a Torino rischia di essere giudicato ogni domenica.
Carnevali ha portato con sé soprattutto un metodo: programmazione, sostenibilità, organizzazione e attenzione al valore patrimoniale della rosa. Adesso dovrà dimostrare che quel metodo può funzionare anche in una società nella quale la vittoria non è un'ambizione ma quasi un obbligo statutario.
E il Sassuolo può dimostrare di saper camminare da solo
Per questo Sassuolo-Juventus contiene anche un piccolo paradosso. Carnevali tornerà per verificare, dalla parte opposta, ciò che ha contribuito a costruire. Troverà Palmieri dall'altra parte della barricata. Troverà Veronica e Marco Squinzi. Troverà dirigenti e dipendenti con i quali ha condiviso anni di lavoro. Troverà uno stadio nel quale ha vissuto alcune delle pagine più importanti della propria carriera. Ma soprattutto troverà un Sassuolo che avrà l'occasione di dimostrare di essere diventato più grande del suo vecchio amministratore delegato. Non significa cancellarne l'eredità. È esattamente il contrario.
La riuscita di un progetto si misura anche nella sua capacità di sopravvivere alle persone che lo hanno costruito. Se il Sassuolo continuerà a essere competitivo, sostenibile, capace di scoprire giocatori e di mantenere una propria identità, allora una parte del merito continuerà inevitabilmente ad appartenere anche a Carnevali. Ma da giugno la responsabilità del futuro è passata ad altri. E domenica sera questa separazione diventerà finalmente visibile.
Novanta minuti da avversari, tredici anni dalla stessa parte
Poi arriverà il calcio. Alle 20.45 l'arbitro fischierà e tutto diventerà molto più semplice. Sassuolo da una parte, Juventus dall'altra. Tre punti in palio e nessuno spazio per la riconoscenza durante la partita.
Carnevali vorrà vedere vincere la Juventus. Veronica Squinzi, Palmieri e tutto il mondo neroverde vorranno batterla. È la normalità dello sport e probabilmente è anche il modo più naturale per chiudere davvero un capitolo.
Ma prima e dopo quei novanta minuti resterà inevitabilmente tutto il resto. Tredici anni non si cancellano cambiando una giacca neroverde con una bianconera. E forse il ritorno più bello, per entrambe le parti, sarebbe proprio questo: Carnevali scoprire che il Sassuolo costruito anche da lui sa vivere senza di lui, e il Sassuolo accorgersi che andare avanti non significa dimenticare chi ha contribuito a portarlo fin qui. Domenica Carnevali tornerà a casa. Solo che, per la prima volta, tiferà perché quella casa non vinca.
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