Quattro punti dopo tre giornate. È questo il dato più semplice, quello che resta nella classifica e che non ha bisogno di interpretazioni. Ma se il calcio fosse davvero soltanto una somma di numeri, basterebbe fermarsi lì. Il Sassuolo di Alberto Aquilani, invece, nelle prime tre partite di campionato ha lasciato una sensazione diversa: quella di una squadra che, tra Bergamo, Torino e Bologna, avrebbe potuto raccogliere qualcosa in più senza dover necessariamente appellarsi alla fortuna, agli episodi o al solito bicchiere mezzo pieno. La domanda, allora, è più interessante dei punti stessi: il Sassuolo ha davvero soltanto quattro punti o ne ha lasciati per strada rispetto a quanto prodotto?

Il calendario non è stato esattamente gentile. Esordio sul campo dell’Atalanta, poi il Torino al Mapei Stadium e infine Bologna al Dall’Ara. Tre partite contro avversari strutturati, con ambizioni importanti e abituati alla Serie A. Eppure il Sassuolo non è mai uscito realmente ridimensionato da nessuna delle tre gare.

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Bergamo, una sconfitta che non aveva il sapore della resa

Il debutto in casa dell’Atalanta è terminato 2-1, ma il risultato ha raccontato soltanto una parte della partita. Il Sassuolo ha subito il vantaggio nerazzurro, ha avuto la forza di rimettere in piedi la gara con Odenthal e soltanto successivamente ha incassato il gol decisivo. Una sconfitta di misura, certo, ma soprattutto una partita nella quale la squadra di Aquilani ha mostrato di poter restare dentro il confronto anche contro un avversario di livello superiore per esperienza e profondità della rosa.

Non è arrivato alcun punto, e questo resta. Ma non è arrivata neppure quella sensazione di una neopromossa costretta esclusivamente a difendersi e sperare.

Contro il Torino i primi tre punti e una conferma

La vittoria sul Torino ha avuto un peso diverso, non soltanto perché ha regalato i primi tre punti, ma perché ha permesso di trasformare in risultato alcune delle indicazioni positive emerse nella giornata inaugurale.

Il Sassuolo ha trovato la capacità di gestire una partita nella quale la pressione era inevitabilmente maggiore. Dopo una sconfitta all’esordio, la seconda gara casalinga poteva già rappresentare un piccolo bivio dal punto di vista psicologico. Invece la squadra ha risposto.

Tre punti che hanno dato sostanza al lavoro di Aquilani e, soprattutto, hanno mostrato come il Sassuolo non debba necessariamente aspettare che l’avversario sbagli per diventare pericoloso. La squadra prova a costruire, vuole mantenere il pallone e cerca di portare diversi uomini nella metà campo avversaria. È ancora un progetto in fase di sviluppo, con automatismi da perfezionare e una rosa profondamente cambiata durante l’estate, ma l’identità comincia già a intravedersi.

Bologna, quei due punti svaniti al 91'

Poi c’è Bologna. E forse è proprio la partita del Dall’Ara a rendere più interessante il confronto tra classifica e prestazioni. Il Sassuolo è stato avanti due volte, prima con Doig e poi con Adzic, ed è arrivato al recupero con il risultato ancora dalla propria parte. Il 2-2 di Dovbyk al 91’ ha trasformato quella che stava diventando una vittoria pesantissima in un pareggio comunque prezioso.

Un punto a Bologna, preso singolarmente, difficilmente potrebbe essere considerato un risultato negativo. Ma osservando lo sviluppo della gara resta inevitabilmente il rimpianto per due punti che il Sassuolo aveva praticamente già in mano. Non si tratta di dire che i neroverdi avrebbero “meritato” la vittoria per una generica superiorità. Il concetto è un altro: la squadra aveva creato le condizioni concrete per portare via i tre punti e non è riuscita a proteggerle fino alla fine.

Quattro punti, ma potevano essere sei?

Fare classifiche alternative nel calcio serve a poco. I punti non vengono assegnati in base alle sensazioni e nessuno restituirà al Sassuolo quelli eventualmente lasciati per strada. Eppure, senza costruire scenari immaginari, il bilancio avrebbe potuto facilmente essere diverso.

Il pareggio di Bologna maturato negli ultimi istanti porta inevitabilmente a pensare che il Sassuolo sia stato vicino a presentarsi alla quarta giornata con sei punti invece di quattro. Sarebbe cambiato molto nella sostanza? Forse no. Ma sarebbe cambiata parecchio la percezione esterna di questo avvio. Con sei punti, probabilmente, si parlerebbe apertamente di partenza brillante. Con quattro, invece, il giudizio diventa più prudente.

Il Sassuolo sta producendo più di quanto raccoglie?

La risposta, almeno dopo tre giornate, sembra tendere verso il sì. Non perché il Sassuolo abbia dominato tutte le partite o perché possa recriminare su episodi clamorosi, ma perché in ogni gara è riuscito a costruirsi una possibilità reale di fare risultato. A Bergamo ha tenuto aperta la partita fino alla fine. Contro il Torino ha vinto. A Bologna è stato avanti fino al recupero.

In altre parole: nessuno dei quattro punti è arrivato per caso, mentre almeno un paio di quelli mancanti sembrano essere rimasti sul campo più per inesperienza nella gestione che per inferiorità netta. È una distinzione importante.

Per una squadra che deve consolidarsi in Serie A, il problema più grande sarebbe infatti arrivare al termine delle partite senza aver avuto alcuna possibilità concreta di incidere. Finora al Sassuolo non è successo.

Aquilani e il lavoro ancora da completare

Naturalmente esiste anche l’altra faccia della medaglia. Se una squadra concede il pareggio al 91', quello non può essere archiviato soltanto come sfortuna. Significa che qualcosa nella gestione degli ultimi minuti deve ancora migliorare.

Lo stesso vale per la fase difensiva, per la capacità di controllare i ritmi e per la necessità di trasformare con maggiore continuità il possesso in occasioni realmente pericolose.

Il Sassuolo di Aquilani è ancora una squadra giovane nella propria costruzione tattica. Ci sono nuovi giocatori da inserire, gerarchie da definire e un’idea di calcio che richiede inevitabilmente tempo per diventare automatica. Ma proprio per questo i quattro punti assumono un valore interessante: sono arrivati mentre il progetto è ancora in fase di montaggio.

La classifica dice 4, il campo forse qualcosa in più

Dopo tre giornate è presto per qualsiasi sentenza. Troppo presto per esaltarsi e troppo presto per preoccuparsi, ma si può già formulare una prima impressione. La classifica dice quattro punti. Il campo, probabilmente, racconta un Sassuolo che avrebbe potuto averne almeno un paio in più. Non è una consolazione e nemmeno un alibi. È semmai un'indicazione. Perché se le prestazioni continueranno a produrre partite come quelle viste nelle prime tre giornate, il vero passo successivo sarà imparare a trasformare quella qualità in punti con maggiore regolarità.

Aquilani, in fondo, non ha bisogno di un Sassuolo che giochi bene e perda bene. Ha bisogno di una squadra capace di trasformare le buone sensazioni in classifica. Quattro punti, dunque. Ma la domanda resta aperta: sono pochi rispetto a quanto visto? Per ora, forse sì. E per una neopromossa, paradossalmente, potrebbe essere una buona notizia.

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Sezione: News / Data: Sab 12 settembre 2026 alle 10:44
Autore: Manuel Rizzo
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