I conti dicono dodicesimo posto, il campo potrebbe raccontare qualcosa di diverso. Il Sassuolo affronta la Serie A 2026/27 con un monte ingaggi da 38,43 milioni di euro, dodicesimo del campionato, lontanissimo dalle cifre delle grandi. Ma il valore di una squadra non è necessariamente la somma degli stipendi che paga. E osservando la rosa costruita da Francesco Palmieri, reparto per reparto, viene naturale pensare che il vero obiettivo dei neroverdi possa essere più ambizioso della semplice permanenza in categoria. Non significa trasformare il Sassuolo in una candidata all'Europa dopo tre giornate. Significa riconoscere che questa squadra ha esperienza, talento, profondità, giovani con margini enormi e soprattutto un allenatore come Alberto Aquilani che sta già provando a darle un'identità. La parte sinistra della classifica, insomma, non deve essere considerata una bestemmia.

Il dato economico offre il punto di partenza. Il Sassuolo si colloca soltanto al dodicesimo posto nella graduatoria dei monte ingaggi della Serie A 2026/27, con circa 38,43 milioni di euro. Davanti ci sono non soltanto le grandi tradizionali, ma anche società che hanno costruito strutture salariali più pesanti.

Eppure il mercato neroverde ha seguito una strada differente: non vincere la gara degli stipendi, ma provare ad aumentare il livello tecnico della rosa mantenendo una struttura sostenibile. È una filosofia che appartiene da tempo al club e che Palmieri ha cercato di conservare anche nel primo mercato dopo la lunga era Carnevali.

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Palmieri ha costruito una rosa senza grandi buchi

Il primo elemento che colpisce è proprio questo: il Sassuolo appare completo. Non perfetto, naturalmente. Nessuna squadra di questa fascia lo è. Ma Aquilani dispone di almeno due soluzioni credibili praticamente in ogni reparto e, soprattutto, di calciatori con caratteristiche differenti.

In porta ci sono Muric e Turati. Dietro il Sassuolo può contare su Idzes, Leysen, Caleta-Car, Walukiewicz e Odenthal, oltre alle alternative sulle corsie. A destra l'esplosione di Simone Cinquegrano ha addirittura trasformato quella che durante l'estate sembrava una zona problematica in una delle sorprese più interessanti dell'inizio di campionato. A sinistra c'è Josh Doig, già decisivo con il gol di Bologna, ma anche Rafa Obrador.

In mezzo la quantità di soluzioni aumenta ulteriormente: Matic, Adzic, Bakola, Lipani, Thorstvedt, Sulemana e Ghion consentono ad Aquilani di cambiare struttura, fisicità ed esperienza senza necessariamente abbassare in maniera drastica il livello della squadra.

Davanti, poi, ci sono Berardi e Laurienté. E già questo basterebbe per spiegare perché il Sassuolo non possa essere considerato una normale squadra costruita esclusivamente per salvarsi. A loro si aggiungono Bowie, Sebastiano Esposito, Cristian Volpato, Benjamin Dominguez e le altre alternative offensive. Senza dimenticare i vari Ismael Koné, Daniel Boloca, Fali Candé ed Edoardo Pieragnolo, alle prese con i vari infortuni.

Palmieri ha lavorato proprio in questa direzione. Il Sassuolo ha chiuso il mercato senza smontare la squadra e continuando ad aggiungere elementi funzionali, mentre Aquilani e il direttore sportivo avevano sottolineato già durante la preparazione di essere costantemente allineati sulle necessità tecniche.

Berardi e Laurienté sono un lusso per questa fascia Poi c'è la qualità, perché le rose possono essere lunghe senza necessariamente essere forti. Nel caso del Sassuolo, invece, esistono individualità che spostano gli equilibri.

Domenico Berardi rimane il caso più evidente. Un giocatore da 131 gol in Serie A con la stessa maglia non ha bisogno di molte presentazioni. L'inizio di stagione è stato condizionato dal problema alla caviglia, ma contro il Torino gli sono bastati pochi minuti per tornare al gol. Ora, dopo lo spezzone molto più lungo del previsto disputato a Bologna a causa dell'infortunio di Volpato, potrebbe arrivare anche la prima maglia da titolare contro la Juventus.

Dall'altra parte c'è Armand Laurienté, giocatore che per velocità, uno contro uno e capacità di creare superiorità può mettere in difficoltà qualsiasi difesa della Serie A. Quante squadre della seconda metà della graduatoria economica possono schierare contemporaneamente due esterni di questo livello? È una domanda che aiuta a spiegare perché il dodicesimo monte ingaggi non debba necessariamente produrre il dodicesimo posto.

Matic ha cambiato il peso specifico del centrocampo

Lo stesso discorso vale per Nemanja Matic. Non è più il centrocampista dei giorni migliori di Chelsea e Manchester United, ma il suo valore dentro una squadra giovane non può essere misurato soltanto attraverso corsa e chilometri percorsi. Matic dà ordine. Sa quando rallentare, dove posizionarsi per ricevere e come offrire una linea di passaggio ai centrali. Soprattutto permette ai giovani che gli giocano accanto di assumersi qualche rischio in più.

E i giovani, nel Sassuolo, sono parecchio interessanti. Vasilije Adzic ha avuto un impatto notevole. Darryl Bakola, prima del problema muscolare, aveva mostrato personalità sorprendente per un classe 2007. Luca Lipani continua il proprio percorso di crescita ed è già entrato nel radar delle grandi. È una miscela che può funzionare: esperienza al centro e talento intorno.

Idzes e una difesa che sembra più affidabile

Anche dietro il Sassuolo sembra avere qualcosa in più rispetto alla semplice lotta per non retrocedere. Jay Idzes sta diventando rapidamente un riferimento. Il suo peso non deriva soltanto dai duelli vinti, ma dalla capacità di leggere le situazioni e dare sicurezza alla linea. A Bologna lo si è visto ancora nel finale, quando ha cancellato una situazione pericolosissima anticipando Piccoli. Il 2-2 di Dovbyk sarebbe arrivato successivamente, ma quell'intervento ha confermato la sensazione emersa già nelle precedenti partite: con Idzes al centro, la retroguardia acquista un'altra consistenza.

Accanto a lui Leysen sta crescendo e Palmieri ha aggiunto anche l'esperienza internazionale di Caleta-Car. La profondità esiste. Adesso bisogna trasformarla in continuità.

Aquilani è forse il vero investimento

E poi c'è l'allenatore. Il Sassuolo ha scelto Alberto Aquilani dopo la separazione da Fabio Grosso e lo ha fatto puntando su un tecnico ancora giovane ma con un'idea di calcio piuttosto definita. Il suo percorso precedente comprende i successi con la Primavera della Fiorentina e l'esperienza tra i professionisti con Pisa e Catanzaro; proprio con i calabresi aveva chiuso la stagione con 59 punti e il quinto posto prima dei playoff.

Il Sassuolo hli ha chiesto di costruire qualcosa. E le prime settimane stanno facendo intravedere il motivo della scelta. La squadra prova a giocare. Costruisce dal basso senza considerarlo un dogma, porta uomini nella metà campo avversaria e cerca di recuperare rapidamente il pallone. Aquilani ha già spiegato di non volere un possesso fine a se stesso: il pallone deve servire per arrivare meglio agli uomini offensivi. È una distinzione importante, perché il Sassuolo non sembra voler essere bello per il gusto di esserlo. Vuole utilizzare il gioco per diventare più pericoloso.

I primi tre turni hanno mandato segnali

I quattro punti raccolti nelle prime tre giornate raccontano soltanto una parte della storia. Il Sassuolo ha perso 2-1 contro l'Atalanta, ha battuto 2-1 il Torino e ha pareggiato 2-2 a Bologna. Il calendario non era esattamente morbido.

Ma più dei risultati conta il modo. A Bergamo i neroverdi hanno concluso moltissimo e hanno provato a giocarsela. Contro il Torino hanno prodotto ancora tante occasioni e trovato la vittoria con Berardi. A Bologna sono andati due volte avanti, hanno avuto opportunità per segnare il 3-1 e sono stati raggiunti soltanto al 91'. Quattro punti potevano essere di più, ma soprattutto non si è visto un Sassuolo 'terrorizzato' dalla Serie A.

Parte sinistra? Non è un obiettivo folle

È qui che bisogna distinguere tra aspettative e possibilità. Dire che il Sassuolo ha una rosa da parte sinistra della classifica non significa pretendere il decimo posto. E non significa neppure dimenticare quanto possa essere sottile la distanza tra una stagione tranquilla e una complicata. La Serie A è piena di squadre competitive e basta una serie di infortuni, qualche risultato negativo o una crisi di fiducia per cambiare completamente prospettiva.

Ma sulla carta il Sassuolo possiede materiale sufficiente per provare a stare sopra il proprio dodicesimo posto nella graduatoria degli stipendi. Può ambire a quel gruppo di squadre che, una volta messa al sicuro la distanza dalla zona pericolosa, comincia a guardare davanti anziché dietro. Ottavo, nono, decimo posto? Oggi sarebbe inutile indicare una posizione precisa. Il concetto è un altro: questa rosa non sembra avere come unico orizzonte il diciassettesimo posto.

Il mercato di Palmieri dovrà essere giudicato a maggio

Naturalmente sarà il campo a dare il voto definitivo a Francesco Palmieri. Il direttore sportivo ha avuto il compito non semplice di guidare la prima estate del nuovo corso societario dopo l'addio di Giovanni Carnevali. Il Sassuolo si è presentato al raduno con Palmieri al fianco del presidente Carlo Rossi e di Aquilani, segnale della centralità assunta dal direttore nel nuovo progetto tecnico.

Ha scelto di mantenere una base riconoscibile e completarla. Ha aggiunto esperienza dove serviva, continuando contemporaneamente a investire su ragazzi che possono crescere e aumentare il proprio valore. È il Sassuolo di sempre, in fondo, ma dentro una nuova fase.

Spendere meno non significa necessariamente valere meno

Ed eccoci nuovamente al punto di partenza. 38,43 milioni di euro. Dodicesimo monte ingaggi della Serie A. Il calcio moderno tende spesso a trasformare la capacità di spesa in una previsione della classifica. E sul lungo periodo il denaro conta enormemente: chi può investire di più parte con un vantaggio evidente.

Ma esiste ancora uno spazio nel quale organizzazione, scouting, crescita dei giovani e qualità dell'allenatore possono ridurre le distanze. È quello spazio che il Sassuolo deve provare a occupare.

Palmieri ha consegnato ad Aquilani una rosa che appare profonda e tecnicamente interessante. Aquilani sta cercando di darle un'identità. Berardi e Matic garantiscono esperienza, Laurienté qualità, Idzes solidità; intorno ci sono ragazzi come Adzic, Bakola, Lipani e Cinquegrano che potrebbero valere molto più a maggio di quanto valgano oggi.

Il dodicesimo monte ingaggi può allora diventare un limite economico, non necessariamente sportivo. Il Sassuolo non deve sentirsi obbligato a entrare nella parte sinistra della classifica. Ma può provare a farlo, perché questa volta la sensazione è che ci siano gli ingredienti: una rosa completa, qualità in ogni reparto, giovani con margini importanti, giocatori esperti nei punti nevralgici e un allenatore bravo, moderno e ancora tutto da scoprire come Aquilani.

Il budget dice dodicesimo posto. Il Sassuolo ha una stagione intera per dimostrare di valere qualcosa in più.

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Sezione: News / Data: Gio 10 settembre 2026 alle 20:28
Autore: Sarah G. Comotto
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