Il Sassuolo aveva i tre punti in tasca. Il problema è che al 91’ ha lasciato la tasca aperta e Dovbyk, con la delicatezza di un borseggiatore sul 9 barrato, gliene ha portati via due. Bologna-Sassuolo finisce 2-2 e il pareggio fa male proprio perché la squadra di Alberto Aquilani aveva fatto quasi tutto quello che serviva per vincerla: due vantaggi, personalità, occasioni per il 3-1 e persino uno Skorupski costretto agli straordinari. Quasi tutto, appunto. Mancava la cosa più importante: mettere il lucchetto alla porta prima che qualcuno entrasse senza bussare.

Il Sassuolo visto al Dall'Ara, però, continua a essere interessante. Non ha bisogno di aspettare che la partita gli cada addosso: prova a costruirsela. Il gol di Doig nasce dalla corsa di Cinquegrano, terzino che per qualche secondo decide di fare l'ala, mentre quello di Adzic arriva appena sei minuti dopo il pareggio di Piccoli. Ed è forse questo il segnale più bello: il Bologna fa 1-1 e invece di mettersi il casco, il Sassuolo riparte all'attacco.

Poi arriva il difetto di fabbrica, quello sul quale Aquilani dovrà mettere mano. Quando la partita chiede di essere addormentata, i neroverdi sembrano ancora quelli che al bambino dicono di andare a letto e poi gli concedono altri cinque minuti con il tablet. Il Bologna prende campo, il Sassuolo arretra, Muric para, Idzes mette pezze e il campanello d'allarme continua a suonare. Prima o poi qualcuno doveva aprire la porta. Eppure dall'altra parte Skorupski aveva già salvato il Bologna su Berardi e poi su Thorstvedt. Il 3-1 è passato davanti ai neroverdi senza fermarsi. E nel calcio esiste una vecchia tassa sulle occasioni sprecate: prima o poi arriva la cartella. Al 91' l'ha consegnata Dovbyk, raccogliendo la respinta di Muric sul tentativo di Libra.

I numeri spiegano anche il finale: Bologna con il 61,4% di possesso e 21 conclusioni, Sassuolo fermo al 38,6% e a 15. Curiosamente, però, i neroverdi hanno centrato maggiormente la porta: 6 tiri nello specchio contro 5.  È la fotografia perfetta della partita: Bologna più insistente, Sassuolo spesso più tagliente.

E allora sì, brucia. Parecchio. Perché vincere al Dall'Ara sarebbe stato un segnale pesante e perché a sessanta secondi dal traguardo non si parla più di bicchiere mezzo pieno: il bicchiere era praticamente sul tavolo, bisognava soltanto evitare di rovesciarlo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato buttare tutto dentro quel minuto maledetto. Dopo tre giornate il Sassuolo ha quattro punti e soprattutto comincia ad avere una faccia riconoscibile. Gioca, rischia, produce, reagisce. Aquilani sembra aver già insegnato alla squadra come stare dentro le partite. Adesso deve insegnarle come uscirne con i tre punti. Perché essere belli è piacevole. Essere belli e cattivi, in Serie A, paga decisamente meglio.

Sezione: Editoriali / Data: Lun 07 settembre 2026 alle 12:01
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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