Quattro punti dopo tre giornate raccontano soltanto una parte della storia. Per capire davvero cosa sta cambiando nel Sassuolo bisogna guardare come sono arrivati: 22 tiri a Bergamo, quasi venti contro il Torino, due vantaggi costruiti al Dall'Ara e occasioni per segnare il terzo gol anche quando sarebbe stato molto più comodo abbassarsi e difendere. Alberto Aquilani non sembra voler costruire una squadra programmata semplicemente per sopravvivere alla Serie A. Vuole un Sassuolo che giochi. Anche contro avversari più forti, anche lontano dal Mapei Stadium, anche quando il rischio sarebbe un buon motivo per scegliere una strada più prudente. Dopo appena tre giornate, l'identità comincia già a vedersi.

La classifica dice una vittoria, un pareggio e una sconfitta. Ma fermarsi ai quattro punti significherebbe perdere la parte più interessante di questo inizio. Il Sassuolo ha affrontato Atalanta, Torino e Bologna senza modificare la propria natura in funzione dell'avversario. Ha commesso errori, ha concesso e deve ancora imparare a gestire alcuni momenti delle partite. Ma non ha mai trasmesso l'impressione di essere una squadra arrivata in Serie A con l'unico obiettivo di chiudere spazi, abbassare il ritmo e aspettare l'errore altrui.

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Bergamo, perdere senza rinunciare

La prima fotografia era arrivata già alla New Balance Arena. Il Sassuolo aveva perso 2-1 contro l'Atalanta, ma la prestazione aveva suggerito qualcosa di diverso rispetto al risultato.

I neroverdi avevano prodotto molto, arrivando ripetutamente alla conclusione e reagendo allo svantaggio fino al momentaneo pareggio di Odenthal. Non era bastato per raccogliere punti, ma Aquilani aveva scelto immediatamente di misurare la propria idea contro una squadra di livello superiore senza snaturarla. È questo probabilmente il primo elemento che distingue il nuovo Sassuolo: non sembra esistere una versione “piccola” della squadra per le partite difficili. Si può difendere, naturalmente. Si può soffrire. Ma la soluzione alla difficoltà non deve diventare automaticamente quella di rinunciare al pallone.

Contro il Torino arriva la prima risposta

Il 2-1 sul Torino ha trasformato le buone sensazioni di Bergamo nei primi tre punti. Anche in quel caso il Sassuolo ha cercato di costruire la partita attraverso il gioco. Volpato ha trovato il vantaggio, il Torino ha pareggiato nel recupero del primo tempo con Comuzzo e nella ripresa Aquilani ha avuto anche la possibilità di affidarsi a Domenico Berardi. Il capitano ha risposto come spesso gli capita: entrando e segnando il gol della vittoria.

Ma intorno ai protagonisti più conosciuti cominciavano già a emergere altri segnali. Cinquegrano, Bakola, Adzic, Volpato, insieme all'esperienza di Matic e alla velocità di Laurienté, hanno dato alla squadra energia e possibilità differenti. Non un Sassuolo costruito attorno a un solo giocatore, dunque, ma una formazione nella quale Aquilani sta provando a distribuire responsabilità.

Bologna è forse la fotografia migliore

Poi è arrivato il Dall'Ara. E probabilmente Bologna-Sassuolo è stata la partita che più di tutte ha spiegato il progetto tecnico di Aquilani. Il gol dello 0-1 è quasi un manifesto tattico: Cinquegrano parte da terzino destro, si sovrappone e mette il pallone attraverso l'area; dall'altra parte arriva Josh Doig, il terzino sinistro, che chiude l'azione e segna. Due difensori coinvolti contemporaneamente nella costruzione di una rete in trasferta.

Ancora più interessante è ciò che accade dopo. Il Bologna pareggia con Piccoli al 50'. In uno stadio complicato, dopo aver perso il vantaggio, la tentazione più naturale sarebbe stata quella di proteggersi. Il Sassuolo impiega invece sei minuti per tornare avanti, con Adzic.

E non si ferma nemmeno sul 2-1. Berardi ha la possibilità del terzo gol e trova Skorupski; Thorstvedt si inserisce e costringe ancora il portiere rossoblù all'intervento. Laurienté parte in campo aperto e viene fermato da un recupero decisivo di Holm. Il 3-1, insomma, non è stato un'ipotesi teorica. Dovbyk al 91' ha poi trasformato quella che sembrava una vittoria in un 2-2 amarissimo. Ma lo stesso Aquilani, pur arrabbiato per i punti sfumati, ha parlato di una squadra in crescita, sottolineando le tante occasioni prodotte e la necessità di diventare più incisivi sotto porta.

Il Sassuolo vuole giocare anche lontano da casa

Il Sassuolo arrivava a Bologna con sette trasferte consecutive senza vittorie in Serie A. Avrebbe avuto tutte le giustificazioni del mondo per presentarsi al Dall'Ara con una partita prudente, magari pensando prima di tutto a non perdere. Non lo ha fatto.

Prima della gara, la stessa Lega Serie A indicava inoltre i neroverdi come la squadra che aveva creato più occasioni nelle prime due giornate: 35. Laurienté era in testa per conclusioni con 13, mentre Volpato guidava la graduatoria delle occasioni create con otto. Sono dati ancora embrionali, perché tre giornate non bastano per stabilire gerarchie definitive. Ma descrivono una tendenza: questo Sassuolo vuole produrre calcio prima ancora di amministrarlo.

Adesso Aquilani deve aggiungere la cattiveria

Naturalmente esiste l'altra faccia della medaglia. Quattro punti potevano essere di più. A Bergamo il Sassuolo ha costruito senza raccogliere. Contro il Torino ha concesso il pareggio alla fine del primo tempo. A Bologna non ha trasformato le occasioni del 3-1 e ha subito il 2-2 quando mancavano pochi minuti alla vittoria.

La crescita passa proprio da qui. Aquilani sembra avere già dato alla squadra un'identità; ora deve aggiungere cinismo, gestione e capacità di riconoscere il momento in cui una partita non va più giocata soltanto bene, ma chiusa: è la differenza tra una squadra interessante e una squadra realmente competitiva.

Dopo tre giornate, però, c'è già qualcosa che vale più dei quattro punti in classifica: il Sassuolo non entra in campo chiedendosi quanto dovrà resistere. Entra chiedendosi come può fare male all'avversario.

E per una squadra che deve costruire la propria dimensione nella nuova Serie A, non è un dettaglio. Aquilani non ha ancora completato il Sassuolo. Ma gli ha già tolto una cosa che spesso pesa più di qualsiasi limite tecnico: la paura.

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Sezione: News / Data: Mer 09 settembre 2026 alle 09:01
Autore: Sarah G. Comotto
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