C’è un momento della partita che sta diventando pericolosamente indigesto al Sassuolo: quello in cui il cronometro supera il 45. Prima Comuzzo, poi Terzic, infine Dovbyk. Tre partite consecutive, tre reti incassate nei minuti di recupero e un copione che domenica al Dall’Ara ha presentato il conto più salato, trasformando al 91’ una vittoria ormai vicinissima in un 2-2 difficile da mandare giù. Parlare di allarme dopo appena tre episodi sarebbe eccessivo, considerarli soltanto una curiosità comincia invece a essere riduttivo. Perché Torino, Frosinone e Bologna hanno consegnato ad Alberto Aquilani un piccolo tema sul quale lavorare: quando la partita entra nei suoi minuti più delicati, il Sassuolo deve imparare a spegnerla.

Tre indizi diversi tra loro, va detto. Due arrivano alla fine del primo tempo, quando esiste ancora un’intera frazione per rimediare. Il terzo compare invece quando il traguardo è ormai a pochi metri e non concede praticamente una seconda possibilità. Il denominatore comune resta però evidente: nelle ultime tre partite il Sassuolo ha sempre subito un gol oltre il 45’ o il 90’.

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Comuzzo, il primo campanello d’allarme

La sequenza comincia contro il Torino. Il Sassuolo passa avanti con Cristian Volpato e sembra poter raggiungere l’intervallo sull’1-0, ma al 45’+2 Pietro Comuzzo trova il pareggio granata.

Quella volta il danno viene riparato. Nella ripresa Aquilani può cambiare la partita e soprattutto può affidarsi a Domenico Berardi, che entra dalla panchina e firma il 2-1.Il recupero, insomma, costa il vantaggio ma non i punti. Quattro giorni dopo, però, succede di nuovo.

Anche il Frosinone colpisce prima dell’intervallo

Nei sedicesimi di Coppa Italia contro il Frosinone la dinamica è quasi sovrapponibile. Benjamin Dominguez porta avanti i neroverdi al 36’, ma ancora una volta il Sassuolo non riesce a conservare il risultato fino al rientro negli spogliatoi. Al 45’+2 Terzic firma l’1-1.

La squadra di Aquilani riuscirà comunque a superare il turno attraverso i calci di rigore, quindi anche in questo caso il gol subito nel recupero non compromette l’obiettivo finale. Ma il secondo episodio consecutivo comincia a costruire una tendenza. Poi arriva Bologna.

Dovbyk, stavolta il recupero costa due punti

Il Sassuolo gioca una buona partita, va avanti due volte con Doig e Adzic, reagisce immediatamente all’1-1 di Piccoli e costruisce anche diverse opportunità per trovare il terzo gol. Skorupski tiene in piedi il Bologna e nel finale i rossoblù aumentano progressivamente la pressione.

Questa volta il cronometro arriva al 90’ con i neroverdi ancora sul 2-1. Poi, al 91’, Dovbyk raccoglie un pallone rimasto vivo dopo l’intervento di Muric sulla conclusione di Libra e realizza il 2-2. La vittoria che sembrava ormai in tasca scompare nel momento peggiore possibile. E qui non c’è Berardi nella ripresa per rimediare, né una serie di rigori per salvare la qualificazione. Il recupero diventa definitivo e porta via due punti.

Tre episodi diversi, un aspetto sul quale crescere

Sarebbe sbagliato mettere tutto nello stesso contenitore. Subire al 47’ del primo tempo non equivale a prendere gol al 91’. Così come sarebbe semplicistico attribuire le tre reti alla stessa causa.

A Bologna, soprattutto, il pareggio non è comparso dal nulla. Negli ultimi venti minuti la pressione rossoblù era cresciuta: Muric aveva fermato Bernardeschi, Idzes aveva salvato su Piccoli e lo stesso Dovbyk aveva precedentemente mancato una buona occasione. Il Sassuolo aveva progressivamente perso metri e il 2-2 era diventato un pericolo concreto.

Gestire gli ultimi minuti non significa necessariamente mettersi tutti dietro la linea del pallone. Significa capire quando rallentare, quando tenere il possesso, quando evitare una giocata rischiosa e quando allontanare semplicemente il pericolo. Fa parte della maturità di una squadra.

E il clean sheet manca dalla prima di Coppa

C’è poi un secondo dato che accompagna questa piccola fragilità nei finali di tempo. Dopo il 3-0 sul Cesena in Coppa Italia, il Sassuolo non è più riuscito a terminare una partita senza subire gol.

Atalanta, Torino, Frosinone e Bologna hanno tutte trovato almeno una volta la porta neroverde. Non significa necessariamente che il Sassuolo difenda male: nelle prime giornate la squadra di Aquilani ha scelto un calcio coraggioso, propositivo e inevitabilmente disposto ad accettare qualche rischio. Al Dall’Ara, per esempio, la prestazione complessiva dei neroverdi è stata giudicata positivamente nonostante le due reti incassate.

Comuzzo al 45’+2, Terzic al 45’+2, Dovbyk al 90’+1: tre fotografie che Aquilani probabilmente preferirebbe non aggiungere all’album. Contro Torino e Frosinone c’è stato il tempo per cancellarle. A Bologna no. E con la Juventus in arrivo al Mapei Stadium, la lezione è semplice: per crescere non basta giocare bene per novanta minuti. Bisogna imparare a giocare anche quelli che l’arbitro aggiunge.

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Sezione: News / Data: Mer 09 settembre 2026 alle 12:04
Autore: Sarah G. Comotto
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