Per anni al Mapei Stadium Giovanni Carnevali ha saputo esattamente dove guardare, chi chiamare e cosa fare. Conosceva il Sassuolo quasi come si conosce casa propria: le persone prima ancora degli uffici, gli umori prima ancora dei problemi, le dinamiche di uno spogliatoio e quelle di una società cresciuta fino a diventare un modello del calcio italiano. Domenica sera, però, sarà tutto diverso. Sassuolo-Juventus sarà anche la sua partita, la prima contro quel club che ha contribuito a costruire e che ha lasciato dopo una lunghissima esperienza. E forse, per una volta, persino uno abituato a controllare praticamente tutto dovrà fare i conti con qualcosa che non si può amministrare: le emozioni.

L'impronta lasciata da Carnevali a Sassuolo è andata ben oltre quella tradizionalmente associata a un amministratore delegato. Non era un dirigente autoritario, ma quasi ogni decisione, comprese quelle apparentemente secondarie, finiva comunque per passare dalla sua scrivania.

Un modo di gestire il club reso possibile soprattutto dal rapporto costruito con la famiglia Squinzi, che dal 2014 gli aveva affidato una parte sempre più importante della gestione della società. La proprietà gli aveva concesso autonomia e fiducia e Carnevali aveva risposto trasformando quella libertà in un modello organizzativo riconosciuto anche fuori da Sassuolo.

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Carnevali e il Sassuolo, prima le persone e poi i ruoli

Arrivato professionalmente dal mondo del marketing e della comunicazione, Carnevali ha imparato rapidamente le regole, scritte e soprattutto non scritte, del calcio. La sua forza non è stata soltanto quella di costruire squadre, scegliere dirigenti o portare avanti trattative, ma di creare rapporti.

Allenatori, calciatori, collaboratori e dipendenti: Carnevali cercava di conoscere chi lavorava all'interno del Sassuolo anche oltre la qualifica riportata sul contratto. Sapeva delle situazioni personali, ascoltava e soprattutto cercava di anticipare le difficoltà.

La porta del suo ufficio era aperta, ma spesso non serviva nemmeno bussare. Quando qualcosa rischiava di trasformarsi in un problema, il dirigente aveva già iniziato a occuparsene. Uno degli esempi più significativi arrivò nel momento probabilmente più difficile della storia recente neroverde: la retrocessione in Serie B del 2024. Il Sassuolo veniva da oltre un decennio vissuto stabilmente nell'élite del calcio italiano e la caduta tra i cadetti aveva inevitabilmente lasciato ferite profonde. Carnevali provò immediatamente a cambiare prospettiva: "Ripartiamo tutti insieme, la retrocessione non è una tragedia. Facciamola diventare un'opportunità".

Le lacrime al momento dell'addio

Quando Carnevali riunì i dipendenti per comunicare la decisione di lasciare Sassuolo e trasferirsi alla Juventus, in tanti non riuscirono a trattenere le lacrime. Non se ne stava andando soltanto l'amministratore delegato. Per molte persone lasciava il club una presenza diventata quotidiana, quasi scontata nella sua continuità.

Carnevali, invece, ha sempre avuto un modo piuttosto controllato di mostrare ciò che prova. Domenica sera probabilmente si emozionerà. Difficile aspettarsi, però, che lo faccia vedere.

Da Berardi a De Zerbi: i legami costruiti negli anni

Dentro la lunga storia neroverde ci sono stati inevitabilmente anche rapporti più forti di altri. Tra i giocatori ai quali Carnevali si è maggiormente legato figurano Domenico Berardi, Davide Frattesi, Giacomo Raspadori, Francesco Magnanelli e Tarik Muharemovic.

Con Roberto De Zerbi, invece, il rapporto è andato oltre quello tra dirigente e allenatore. Negli anni sono arrivati confronti duri e divergenze, ma anche una vera amicizia, costruita attraverso discussioni che spesso terminavano con la capacità reciproca di ritrovarsi. Particolarmente profondo anche il legame con Remo Morini, uno dei simboli silenziosi della storia del Sassuolo, presente a bordocampo e vicino alla squadra già molto prima dell'arrivo dello stesso Carnevali. Per tutti, dentro il club, l'amministratore delegato era semplicemente Giovanni.

Giacca, cravatta e il Mapei Football Center

C'era poi un'immagine diventata quasi inseparabile dal personaggio. Giacca e cravatta, praticamente sempre. Anche quando l'estate emiliana avrebbe suggerito un abbigliamento decisamente più leggero. Una formalità quasi rituale, che lasciava spazio a qualche concessione soltanto nei momenti più informali, magari durante il pranzo.

Ma l'eredità di Carnevali al Sassuolo è fatta soprattutto di strutture e risultati. Tra le opere che portano maggiormente la sua impronta c'è il Mapei Football Center, diventato la casa quotidiana del club e uno dei centri sportivi più moderni del calcio italiano.

La crescita delle infrastrutture è andata di pari passo con quella della società: giovani valorizzati, calciatori acquistati e poi ceduti a cifre importanti, allenatori emergenti trasformati in tecnici di primo piano e una dimensione europea raggiunta senza perdere l'identità di una realtà nata in provincia.

Quel rimpianto chiamato Luca Reggiani

In una storia fatta di molte operazioni riuscite è rimasto anche qualche rimpianto. Uno in particolare: Luca Reggiani, difensore classe 2008 che il Sassuolo aveva individuato nel Castelvetro prima di perderlo a soli 16 anni, quando il Borussia Dortmund riuscì a portarlo in Germania.

Per Carnevali fu molto più di una semplice operazione di mercato sfumata. Il suo modo di concepire il Sassuolo aveva qualcosa della famiglia allargata e perdere un ragazzo cresciuto all'interno del progetto rappresentò uno smacco difficile da digerire. Con il tempo, inevitabilmente, anche quella ferita si è ridimensionata.

Domenica, però, non ci sarà spazio per i rimpianti. Ci sarà Sassuolo-Juventus e Giovanni Carnevali guarderà dall'altra parte una società che per oltre un decennio è stata anche la sua. Ha contribuito a costruirne il presente, attraversato vittorie, sconfitte, Europa, retrocessione e immediata risalita. Ha visto partire campioni e arrivare ragazzi sconosciuti diventati poi uomini mercato. Ha conosciuto praticamente ogni angolo di quel mondo. Domenica tornerà al Mapei Stadium con la Juventus. Per la prima volta, però, il Sassuolo non sarà la squadra per cui sperare. E forse sarà proprio questa la cosa più difficile a cui abituarsi.

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Sezione: News / Data: Ven 11 settembre 2026 alle 16:26
Autore: Manuel Rizzo
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