Ci sono date che sembrano divertirsi a tornare. Il 13 settembre 2025 Vasilije Adzic era ancora, per molti, semplicemente uno dei giovani talenti custoditi dalla Juventus. Poi arrivò il 91', un pallone calciato da lontano e una traiettoria imprendibile per Sommer: gol all'Inter, Derby d'Italia deciso e improvvisa notorietà nazionale. Esattamente un anno più tardi, domenica 13 settembre 2026, Adzic ritroverà il bianconero. Solo che questa volta lo avrà davanti.

Il Sassuolo gli ha dato ciò che a Torino gli era mancato soprattutto: minuti, fiducia, responsabilità. E il montenegrino ha risposto in fretta, tanto da presentarsi alla sfida contro la Juventus con un piccolo primato generazionale: è il primo calciatore nato dal 2006 in poi ad aver segnato in Serie A con due maglie differenti. Una delle due, naturalmente, è proprio quella che domenica proverà a battere.

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Quel 13 settembre che cambiò tutto

Prima di quella notte contro l'Inter, Adzic era conosciuto soprattutto dagli osservatori e da chi seguiva con attenzione il settore giovanile internazionale. In Montenegro, naturalmente, il suo nome circolava da molto prima. Classe 2006, nato il 12 maggio, Adzic aveva costruito la propria reputazione grazie a una tecnica superiore alla media e soprattutto a una qualità piuttosto evidente: sa calciare.

Lo aveva dimostrato nelle categorie giovanili, poi con la Juventus Next Gen. Ma il grande pubblico italiano se ne accorse davvero il 13 settembre 2025, quando contro l'Inter trasformò una partita già folle nel proprio biglietto da visita.

Il tiro dalla distanza che sorprese Sommer fu qualcosa di più del gol della vittoria. Fu il momento nel quale Adzic smise di essere soltanto "un giovane interessante" e diventò improvvisamente un nome da ricordare. Il problema arrivò dopo, perché una notte può cambiare la percezione di un calciatore, non necessariamente la sua posizione nelle gerarchie.

Alla Juventus il talento c'era, lo spazio molto meno

La storia bianconera di Adzic è stata infatti segnata soprattutto dalla difficoltà di trovare continuità. Le sue prime 16 presenze in Serie A sono arrivate con la Juventus, accompagnate da quella rete rimasta inevitabilmente impressa nella memoria. Tra prima squadra e Next Gen, però, il montenegrino si è trovato nella situazione tipica di molti ragazzi di grande prospettiva appartenenti a una big: abbastanza forte da meritare attenzione, non ancora abbastanza pronto — o semplicemente abbastanza necessario — per avere un posto stabile.

Nella stagione 2024/25 aveva raccolto soltanto 77 minuti in Serie A, accompagnando l'esperienza in prima squadra con le presenze in Serie C, dove aveva segnato quattro volte. Nel campionato successivo lo spazio con i grandi era aumentato, ma senza trasformarsi in una vera titolarità. Adzic aveva bisogno di giocare.

Sassuolo, la scelta per cambiare dimensione

Francesco Palmieri e Alberto Aquilani hanno individuato nel montenegrino un profilo perfettamente compatibile con il nuovo progetto tecnico: giovane, già abituato al calcio italiano, dotato di qualità individuali importanti ma ancora con enormi margini di crescita.

L'operazione è stata costruita in modo da lasciare aperti scenari futuri anche con la Juventus: prestito da 500mila euro, diritto di riscatto del Sassuolo fissato a 12 milioni e possibilità per i bianconeri di riprendere il controllo del giocatore versando 1,7 milioni in più. Una formula che racconta bene le intenzioni: il Sassuolo voleva Adzic per valorizzarlo e, potenzialmente, farne un proprio patrimonio; la Juventus non voleva correre il rischio di perderlo definitivamente.

Aquilani gli ha consegnato subito le chiavi

A Sassuolo non è servito molto tempo per capire quale sarebbe stato il suo ruolo. Aquilani lo ha schierato dall'inizio nelle prime tre giornate di campionato e anche nell'esordio stagionale di Coppa Italia contro il Cesena. L'unica gara ufficiale nella quale non è entrato è stata quella contro il Frosinone, disputata nel pieno turnover neroverde.

I numeri confermano l'impatto: nelle prime tre partite di Serie A Adzic ha già raccolto un gol e un assist, oltre alla rete realizzata in Coppa Italia. (FotMob) Non è più il ragazzo al quale concedere qualche minuto per vedere cosa succede. Per Aquilani è già diventato un titolare. E questa, probabilmente, era esattamente la ragione per cui Adzic aveva scelto Sassuolo.

Matic, il professore perfetto accanto a lui

C'è poi un dettaglio che può aver accelerato ulteriormente il suo inserimento: Nemanja Matic. Condividere il centrocampo con un calciatore della sua esperienza rappresenta una sorta di corso accelerato per un ventenne. La lingua comune facilita inevitabilmente comunicazione e integrazione, ma conta soprattutto ciò che succede sul terreno di gioco.

Matic governa i tempi, protegge la squadra, offre linee di passaggio. Adzic può muoversi. Può alzarsi, cercare la rifinitura, accompagnare l'azione e soprattutto arrivare nella zona dalla quale può utilizzare una delle sue armi migliori: il tiro. Il Sassuolo ha trovato così un equilibrio interessante tra esperienza e gioventù. E Adzic sembra beneficiarne più di tutti.

Il primo segnale contro il Cesena

La stagione era cominciata con un messaggio piuttosto chiaro. Sassuolo-Cesena 3-0, Coppa Italia. Volpato apre, Adzic raddoppia nel recupero del primo tempo, Lipani chiude la partita nella ripresa.

Prima partita ufficiale con il Sassuolo, primo gol. Non quello spettacolare realizzato un anno prima contro l'Inter. Nessun missile da trenta metri, nessuna giocata destinata a diventare virale. Perché il passo successivo per Adzic non è dimostrare di poter segnare reti impossibili: quello lo sappiamo già. Deve imparare a produrre continuamente giocate utili.

Contro il Torino è arrivato il colpo di classe

Alla seconda giornata di Serie A è emersa invece la qualità tecnica. Contro il Torino, nell'azione del vantaggio neroverde, Adzic ha trovato con una giocata immediata l'assistenza per Cristian Volpato, poi autore dell'1-0. Un assist che ha mostrato un'altra faccia del suo repertorio.

Non soltanto conclusione dalla distanza, dunque. Adzic può diventare un centrocampista capace di incidere negli ultimi trenta metri attraverso inserimenti, rifinitura e ultimo passaggio.

Poi Bologna: il primo gol in Serie A con il Sassuolo

Al Dall'Ara è arrivato il passo successivo. Minuto 56, Bologna-Sassuolo sull'1-1. Adzic riceve all'interno dell'area, trova una prima conclusione respinta, insiste e sul pallone che gli ritorna riesce a trovare l'angolo per battere Skorupski.

Dovbyk avrebbe poi pareggiato nel recupero, ma quella rete ha consegnato al montenegrino un primato particolare: dopo aver segnato in Serie A con la Juventus, Adzic lo ha fatto anche con il Sassuolo. È così diventato il primo calciatore nato dal 2006 in avanti a realizzare almeno un gol con due squadre differenti nel massimo campionato italiano. Un piccolo record, ma soprattutto un'altra indicazione sulla velocità con cui sta cambiando la sua carriera.

Da 16 presenze bianconere a un Sassuolo che lo considera già importante

Il confronto è inevitabile. Con la Juventus Adzic aveva dovuto aspettare, entrare, uscire, tornare nella seconda squadra e cercare di sfruttare le occasioni disponibili. Con il Sassuolo ha trovato immediatamente continuità.

Tre giornate di Serie A, tre titolarità, 184 minuti, un gol e un assist. Aggiungendo la Coppa Italia, il bottino sale a due reti e un assist nelle quattro partite giocate. È presto per parlare di consacrazione ma è abbastanza per comprendere perché Aquilani lo consideri già qualcosa di più di un giovane da sviluppare.

Adzic sta diventando una parte strutturale del Sassuolo. La Juventus lo osserva. E non potrebbe essere altrimenti A Torino, naturalmente, guardano. La formula dell'operazione dice già tutto: la Juventus ha accettato di mandarlo altrove per permettergli di crescere, ma ha costruito l'accordo in modo da non perdere completamente la possibilità di riportarlo a casa.

L'obiettivo ideale è evidente. Far sì che il Sassuolo restituisca un giorno un giocatore più pronto rispetto a quello partito: con trenta o quaranta partite vere nelle gambe, maggiore consapevolezza tattica e l'abitudine a essere importante ogni domenica. È esattamente il processo che sembra essere cominciato. Il Sassuolo, naturalmente, ha interessi differenti. Aquilani non deve preparare Adzic per la Juventus: deve utilizzarlo per vincere le proprie partite.

Domenica il calendario si diverte

Poi c'è il calendario. 13 settembre 2025: Juventus-Inter. 13 settembre 2026: Sassuolo-Juventus. Esattamente un anno. Dodici mesi fa Adzic utilizzava quella data per presentarsi definitivamente al grande pubblico con la maglia bianconera. Domenica la utilizzerà per la prima volta contro quella stessa maglia.

E stavolta non avrà bisogno di presentazioni. La Juventus sa perfettamente chi è. Conosce quel destro, conosce la facilità con cui riesce a caricare il tiro e conosce soprattutto il motivo per cui ha preferito mantenere un controllo sul suo futuro. Aquilani, invece, gli chiederà probabilmente ciò che gli ha chiesto finora: giocare.

Senza trasformare Sassuolo-Juventus in un provino. Senza pensare che ogni pallone debba essere una dimostrazione indirizzata a Torino. Adzic non deve convincere la Juve. Deve continuare a convincere il Sassuolo

Un anno fa quel gol contro l'Inter sembrava quasi una richiesta: guardatemi. Oggi Adzic non ha più bisogno di urlarlo. Il Sassuolo lo guarda ogni giorno e gli ha consegnato un posto vero. Aquilani gli sta permettendo di sbagliare, riprovare, crescere e soprattutto giocare abbastanza da non dover concentrare tutto il proprio talento nei pochi minuti concessi.

Allora il 13 settembre lo aveva fatto conoscere all'Italia. Questa volta potrebbe servire a mostrare alla Juventus quanto è cambiato da quando ha scelto di allontanarsene. E conoscendo la sua particolare predilezione per i gol che lasciano il segno, a Torino faranno bene a ricordarsi soprattutto una cosa: se Adzic vede la porta da lontano, forse è meglio non lasciargli troppo spazio.

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Sezione: News / Data: Ven 11 settembre 2026 alle 10:48
Autore: Sarah G. Comotto
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