Ci sono giocatori che entrano dalla panchina e giocatori che entrano nella partita. Poi c’è Domenico Berardi, che entra direttamente nella storia. Cinque minuti gli sono bastati per ricordare a tutti una vecchia regola di Sassuolo: puoi cambiare allenatore, compagni, centravanti, direttori e perfino qualche certezza, ma quando c’è da risolvere una partita spesso il numero da chiamare resta lo stesso. Il 10. Contro il Torino è entrato al 72’, al 78’ aveva già segnato il 131° gol della sua carriera in Serie A. Una specie di servizio d’emergenza neroverde, il Mister Wolf neroverde (non ce ne voglia Matic): rompere il vetro in caso di necessità. Dentro Berardi, fuori i problemi.

Il 2-1 sul Torino vale i primi tre punti dell'era Aquilani in Serie A, ma sarebbe riduttivo fermarsi al risultato. Perché questo Sassuolo, pur ancora incompleto e con parecchi bulloni da stringere, comincia ad avere una fisionomia riconoscibile. Produce, costruisce, rischia e soprattutto tira. Tanto. Contro il Toro sono stati 19 i tentativi complessivi, dopo una gara di Bergamo nella quale i neroverdi avevano già costruito moltissimo nonostante la sconfitta. Insomma, Aquilani non sembra avere intenzione di parcheggiare il pullman davanti a Muric. Semmai vuole prendere l'autostrada.

Il protagonista inevitabile è lui. Berardi tornava dopo il problema alla caviglia e Aquilani lo ha inizialmente tenuto in panchina. Al 73' ha preso il posto di Bowie. Al 78', sulla punizione di Laurienté e dopo la sponda aerea di Leysen, il sinistro del capitano ha trovato il primo palo e il 2-1. Cinque-sei minuti, a seconda di quanto si voglia essere fiscali con il cronometro. Il tempo di entrare, sistemarsi la maglia e decidere che poteva bastare così. È il gol numero 131 in Serie A con il Sassuolo. Ma forse il numero racconta meno dell'immagine: Berardi reduce da un periodo complicato, fuori nelle prime gare ufficiali, torna davanti al suo pubblico e alla prima occasione importante rimette la firma sul Sassuolo. Ci sono acquisti che arrivano in aeroporto, fanno le visite mediche e posano con la sciarpa. Il Sassuolo, sabato, il suo acquisto più importante lo aveva già in panchina.

Ma la vittoria non porta soltanto la firma del capitano. Il ritorno di Jay Idzes ha restituito peso e sicurezza a una difesa che a Bergamo aveva pagato soprattutto alcuni errori individuali. Accanto a lui Fedde Leysen, appena arrivato, ha mostrato personalità e fisicità. Aquilani li ha schierati subito insieme dal primo minuto e la sensazione è che quella coppia possa diventare una base importante del nuovo Sassuolo. Non è stata una partita senza pericoli: Muric ha dovuto lavorare e Comuzzo ha trovato l'1-1 prima dell'intervallo, ma rispetto alla prima giornata si è vista una retroguardia più solida, più strutturata e soprattutto meno precaria. E Leysen si è concesso persino il lusso di partecipare al gol decisivo con la torre per Berardi. Difensore sì, ma con servizio a domicilio.

La notizia migliore per Aquilani, però, potrebbe essere un'altra: il Sassuolo continua a creare. Lo aveva fatto a Bergamo, lo ha rifatto contro il Torino. Pressione, possesso quando possibile, ricerca della verticalità, esterni coinvolti e tanti uomini portati nella metà campo avversaria. Il gol di Volpato nasce proprio da un'azione nella quale il Sassuolo attacca con coraggio e qualità. E poi ci sono i cambi. Thorstvedt, Dominguez e Obrador al 60', Berardi al 72'. La partita non è stata aspettata: Aquilani ha provato a spostarla. E alla fine l'ha spostata davvero.

Il Sassuolo resta una squadra in costruzione e sarebbe folle consegnarle già patenti di maturità dopo appena due giornate. Però c'è un dato che conta: le idee viste contro l'Atalanta non erano un incidente di percorso. Sono tornate contro il Torino e questa volta hanno prodotto tre punti. A Bergamo era rimasta la sensazione di una buona prestazione buttata via con il risultato finale, contro il Torino è arrivata invece la capacità di prendersi ciò che era stato costruito. È questo il piccolo salto che Aquilani cercava. Idzes e Leysen hanno aggiunto cemento dietro, Volpato ha confermato talento e personalità, la squadra continua a produrre occasioni e il tecnico sta dando un'identità precisa al suo Sassuolo. Poi, quando il calcio si stanca delle lavagne tattiche e pretende qualcuno che faccia la cosa più semplice e più difficile del mondo, cioè buttarla dentro, c'è ancora Domenico Berardi. Centotrentuno volte. A Sassuolo cambiano le stagioni, gli allenatori e i compagni di viaggio. Re Mida, invece, continua a trasformare palloni in gol. E questa volta ne ha trasformato uno anche nei primi tre punti di Aquilani.

Sezione: Editoriali / Data: Dom 30 agosto 2026 alle 14:18
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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