"Il più tranquillo era lui, Palmieri". Lo scrivevamo il 4 agosto, quando attorno al Sassuolo cominciavano a moltiplicarsi domande, voci, giocatori in entrata, giocatori in uscita e l'immancabile esercito di esperti del “manca questo, manca quello”. Un mese dopo possiamo dirlo: quella tranquillità non era immobilismo. Era il silenzio di chi stava apparecchiando la tavola mentre gli altri chiedevano perché non fosse ancora arrivata la cena.
Francesco Palmieri ha seminato durante la prima parte dell'estate e ha raccolto soprattutto nel finale, consegnando ad Alberto Aquilani una rosa che, almeno sulla carta, ha qualità, profondità e alternative praticamente in ogni ruolo. Avevo dato 7,5 a caldo ma la notte porta consiglio e il voto al mercato del Sassuolo è 8. E dentro quel numero c'è anche il peso di un'eredità tutt'altro che semplice: raccogliere il testimone dopo l'addio di Giovanni Carnevali senza trasformare il primo mercato del nuovo corso in una crisi d'astinenza.
Palmieri non aveva bisogno dei fuochi d'artificio
Il rischio era evidente. Dopo tanti anni con Carnevali al centro delle strategie neroverdi, il primo mercato senza di lui poteva diventare una specie di esame di maturità con la commissione già pronta a segnare gli errori in rosso. Palmieri ha fatto esattamente il contrario di quello che spesso pretende il mercato social: poco rumore e molte operazioni.
Non ha avuto fretta di comprare tanto per mettere una figurina nuova nella casella degli acquisti. Ha aspettato, trattato, incassato quando c'era da incassare con la cessione record di Tarik Muharemovic per 40 milioni di euro al Leeds e quella di Pinamonti alla Lazio che ha portato in casa altri 12 milioni e soprattutto accelerato quando si sono aperte le opportunità giuste.
Il risultato è una squadra che sembra avere un senso. E nel calciomercato contemporaneo non è poco, considerando che ogni tanto si vedono rose costruite come i carrelli del supermercato quando si ha fame: dentro finisce qualsiasi cosa sembri appetitosa, salvo poi arrivare alla cassa e scoprire di non avere preparato una cena.
Una squadra con due possibilità quasi ovunque
Il punto più importante del mercato neroverde non è necessariamente il singolo colpo. È la profondità della rosa. Aquilani ha alternative praticamente in ogni zona del campo e soprattutto giocatori con caratteristiche differenti. Sono arrivati rinforzi per la difesa, il centrocampo e l'attacco senza smontare completamente l'ossatura tecnica della squadra.
Gli ultimi giorni hanno completato il lavoro: Sebastiano Esposito aggiunge soluzioni offensive a Kieron Bowie, Ignace Van der Brempt porta corsa sulla destra, Duje Ćaleta-Car esperienza e personalità al centro della difesa insieme all'altro nuovo acquisto Leysen, Ibrahim Sulemana muscoli e dinamismo in mezzo al campo, così come Dominguez estro e fantasia sulla trequarti insieme ad Adzic, mentre a sinistra c'è la corsa di Rafa Obrador. E poi ci sono quelli che non sono partiti, perché anche trattenere può essere un acquisto.
Il caso più evidente è Kristian Thorstvedt. La Fiorentina ha bussato, il norvegese avrebbe potuto salutare, il contratto in scadenza avrebbe suggerito la soluzione più comoda: prendere quello che passa il convento e tanti saluti. Il Sassuolo ha detto no. Un titolare non si svende perché il calendario contrattuale mette fretta. È stata una scelta economicamente rischiosa, ma sportivamente forte.
Vendere senza smontare la casa
Palmieri doveva anche gestire uscite importanti. Sono partiti giocatori di valore e il Sassuolo ha dovuto accettare sacrifici pesanti come quelli di Muharemovic e Pinamonti, ma la sensazione conclusiva è che la squadra non sia uscita ridimensionata dal mercato: è questo il parametro che conta.
Vendere fa parte del modello Sassuolo da sempre. Il problema nasce quando dopo aver venduto il divano, il frigorifero e il televisore ci si accorge che qualcuno ha portato via anche i muri. Questa volta i muri sono rimasti. Anzi, in diversi reparti sono state aggiunte stanze.
Adesso tocca ad Aquilani
E qui finisce il lavoro di Palmieri e comincia quello di Alberto Aquilani. Il direttore sportivo poteva consegnargli una rosa competitiva. Lo ha fatto. Non poteva consegnargli anche punti, vittorie e classifica: quelli purtroppo non si acquistano nemmeno nell'ultimo giorno di mercato, altrimenti ci sarebbe la fila.
Il Sassuolo 2026/27 è una squadra forte. Non significa che vincerà automaticamente e arriverà in Champions, significa però che Aquilani possiede materiale tecnico sufficiente per costruire qualcosa di interessante. Ha qualità, esperienza, giovani, concorrenza interna e possibilità di cambiare interpreti senza necessariamente cambiare identità. Adesso servirà trasformare la profondità in gerarchie, le individualità in squadra e le alternative in una risorsa anziché in un problema.
Voto 8. E quella tranquillità aveva un motivo Non è un 10 perché i mercati perfetti esistono soprattutto il 2 settembre. Poi arriva dicembre e qualche certezza estiva finisce misteriosamente nel cassetto insieme ai costumi da bagno. Ma 8 è un voto pieno, per la qualità degli innesti, per la profondità costruita, per la capacità di resistere ad alcune offerte e soprattutto per come Palmieri ha gestito il primo vero mercato del Sassuolo dopo Carnevali.
Il 4 agosto scrivevamo: "Il più tranquillo era lui, Palmieri". Avevamo ragione. Mentre fuori si contavano i giorni e dentro il mercato impazziva, il diesse neroverde continuava a seminare. Poi sono arrivati gli ultimi giorni e ha raccolto quasi tutto insieme. Adesso il raccolto passa nelle mani di Aquilani. Palmieri gli ha consegnato una squadra vera, completa e con qualità. Il mercato può prendersi un 8 e andare in vacanza. Da oggi, però, le pagelle le farà il campo.
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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