Il Sassuolo ha cominciato vincendo 3-0, e già questa sarebbe una discreta maniera per evitare processi sommari al 17 agosto. Ma il risultato contro il Cesena racconta soltanto una parte della serata. L'altra, forse quella più interessante, sta nel modo in cui i neroverdi hanno provato a giocare: tanta qualità, piedi educati, giovani senza paura e un centrocampo che in alcuni momenti sembrava divertirsi a nascondere il pallone. Poi c'è la difesa. E lì, diciamo, il divertimento è stato soprattutto del Cesena per una ventina di minuti.

La prima ufficiale di Alberto Aquilani finisce dunque con tre gol, una qualificazione e parecchi appunti sul taccuino. Non male considerando che il Sassuolo si è presentato al via con due casi di mercato grandi come cartelloni pubblicitari - Andrea Pinamonti e Kristian Thorstvedt -, senza Domenico Berardi, senza Ismael Koné e con Jay Idzes soltanto in panchina. In pratica mancavano diversi pezzi importanti della macchina. Eppure il motore, quando ha cominciato a girare, ha fatto un rumore interessante.

Partiamo dalla cosa più evidente: questo Sassuolo ha qualità tecnica. Tanta. E Aquilani non sembra avere alcuna intenzione di nasconderla sotto il tappeto in nome di una prudenza preventiva. La scelta di utilizzare Darryl Bakola e Vasilije Adzic come mezzeali è una dichiarazione programmatica prima ancora che tattica. Due giocatori tecnici, portati naturalmente ad andare avanti, ricevere tra le linee, associarsi e inventare. Insomma: più pennelli che martelli. E in mezzo a loro c'è la possibilità di costruire un Sassuolo capace di palleggiare senza trasformare il possesso in quella pratica burocratica nella quale ci si passa il pallone per venti volte aspettando che succeda qualcosa.

Con Bakola e Adzic qualcosa può succedere davvero. Il primo continua a mostrare una personalità sorprendente per età ed esperienza. Chiede il pallone, lo vuole anche quando intorno c'è traffico e possiede quella qualità rara dei giocatori che sembrano avere qualche secondo in più degli altri per decidere. Il secondo ha fatto qualcosa di ancora più semplice: ha segnato. E per un centrocampista offensivo è sempre un ottimo sistema per presentarsi. Il gol del 2-0 al 45'+2 ha indirizzato definitivamente la partita, ma soprattutto ha confermato quanto visto durante l'estate. Adzic non è arrivato per guardare gli altri giocare. Ha tecnica, inserimento e soprattutto quella sana sfacciataggine che nel calcio spesso divide quelli che aspettano un'occasione da quelli che se la prendono.

Poi c'è stato Armand Laurienté. Ispirato, vivo, continuamente dentro la partita. Quando il francese accende il motore, per un difensore comincia quella spiacevole sensazione di essere arrivato a una rotonda senza sapere quale uscita prendere. Laurienté ha attaccato, accelerato, creato superiorità e dato la sensazione di poter produrre qualcosa praticamente ogni volta che riceveva nelle condizioni giuste. Non ha segnato, ma non serviva necessariamente. Ci sono partite nelle quali un attaccante può incidere senza comparire nel tabellino e questa è stata una di quelle. Il francese ha dato imprevedibilità alla manovra e, soprattutto, ha ricordato quale patrimonio tecnico abbia ancora a disposizione Aquilani. Pensando che dall'altra parte dovrà tornare Domenico Berardi, viene spontaneo immaginare cosa possa diventare questo reparto una volta completato il puzzle. Poi il calcio, fortunatamente, non si gioca con l'immaginazione. Ma immaginare Berardi dentro una squadra con questa quantità di giocatori tecnici non è esattamente un esercizio deprimente.

E al centro? Qui arrivava uno degli interrogativi principali. Pinamonti non c'era. Non per un problema fisico (non crediamo alla bugia bianca pronunciata da Aquilani in conferenza ma lo perdoniamo), ma perché vuole andare via. La Lazio resta sullo sfondo e il calciomercato Sassuolo ha già cominciato a fare quello che fa ogni agosto: entrare nello spogliatoio senza bussare. Aquilani ha scelto Kieron Bowie, prima da titolare e risposta convincente. Non ha segnato, ma non ha fatto rimpiangere Pinamonti, che, considerando il peso dell'assenza e la delicatezza del momento, non è poco. Bowie ha lavorato, occupato l'area, dato profondità e combattuto con i centrali. Ha interpretato il ruolo senza sembrare un ospite invitato all'ultimo momento. Non è necessario trasformarlo dopo novanta minuti nel nuovo centravanti definitivo del Sassuolo. Agosto è già abbastanza pieno di fenomeni estivi destinati a sciogliersi con le prime piogge di ottobre. Ma la prima risposta c'è stata. Se Pinamonti partirà, servirà probabilmente un altro centravanti, questo non cambia, a Bowie ha dimostrato di poter essere una soluzione vera, non semplicemente un nome da utilizzare quando manca qualcun altro.

Fin qui tutto molto bello. Poi comincia il secondo tempo. E per una ventina di minuti il Sassuolo decide inspiegabilmente di trasformare il Cesena in qualcosa di molto più minaccioso di quanto avrebbe dovuto essere sullo 0-2. È questa la parte che Aquilani dovrà probabilmente rivedere più volte, perché il risultato finale dice 3-0, ma non racconta completamente la partita. Nei primi venti minuti della ripresa il Sassuolo ha concesso troppo. Spazi, possibilità di arrivare negli ultimi metri, situazioni nelle quali una squadra di Serie A dovrebbe riuscire a controllare meglio una partita già indirizzata. Il Cesena ha avuto coraggio e meriti propri, naturalmente, ma alcune porte gliele ha aperte il Sassuolo e in Serie A dietro quelle porte non troverai sempre qualcuno che sbaglia: A volte trovi Lautaro, a volte trovi Kean, a volte trovi un attaccante che alla prima occasione ti presenta il conto senza nemmeno chiederti se vuoi lo scontrino.

La difesa resta il cantiere più urgente. Eccola, dunque, l'unica vera nota negativa della serata: la fase difensiva. Non è nemmeno una sorpresa. Il Sassuolo arriva da un'estate nella quale ha perso Tarik Muharemovic, mentre il reparto è stato condizionato anche dagli infortuni e da una rosa ancora da completare. Idzes contro il Cesena era soltanto in panchina. Il mercato sta lavorando per aggiungere nuovi centrali e i nomi circolati nelle ultime settimane sono numerosi. Serve intervenire, non perché il 3-0 debba trasformarsi artificialmente in un campanello d'allarme, ma perché proprio una vittoria così permette di analizzare i difetti senza isterismi. Il Sassuolo vuole giocare in un certo modo. Vuole portare uomini avanti, costruire, utilizzare centrocampisti tecnici e accettare qualche rischio. Benissimo. Ma il rischio deve essere calcolato, non diventare una polizza assicurativa per gli avversari. Se scegli Bakola e Adzic contemporaneamente, se chiedi ai terzini di accompagnare e vuoi recuperare il pallone in avanti, alle spalle serve una struttura difensiva forte, nei duelli, nelle letture preventive e nella gestione delle transizioni.

C'è però anche l'altra faccia della medaglia. Questo Sassuolo ha vinto 3-0 senza Berardi, senza Koné, senza Thorstvedt, senza Pinamonti e sostanzialmente senza Idzes, rimasto in panchina. Non proprio cinque comparse. Koné resterà fuori ancora a lungo e quindi non può essere considerato una soluzione immediata. Pinamonti e Thorstvedt, invece, potrebbero aver già giocato la loro ultima partita in neroverde. Aquilani ha dovuto cominciare mentre intorno a lui il mercato sta ancora smontando e rimontando la squadra, è come provare a cucinare mentre qualcuno continua a portarti via gli ingredienti dal tavolo: "Questo lo usi? Perché forse va alla Lazio". "E quello? Occhio che piace alla Fiorentina". Nel frattempo bisogna anche vincere una partita di Coppa Italia. Fatto.

Pinamonti e Thorstvedt: due elefanti fuori dalla stanza. Le loro assenze non possono essere ignorate. Aquilani nel dopopartita ha confermato le richieste di cessione di Pinamonti e Thorstvedt e ora spetta al club trovare una soluzione. Non sarà semplice, perché il Sassuolo non può regalare due giocatori importanti soltanto perché hanno espresso il desiderio di partire, ma non può nemmeno fingere che nulla sia successo. La gestione delle prossime due settimane sarà fondamentale, se partiranno entrambi, dovranno essere sostituiti.

Intanto la prima ufficiale ha prodotto un dato bellissimo per il Sassuolo: Volpato, Adzic, Lipani. Sono loro i tre marcatori. Tre ragazzi. E nell'azione del terzo gol c'è anche Bakola. Non significa che improvvisamente il Sassuolo possa mettere undici ventenni in campo e aspettare che diventino tutti campioni. Il calcio non è Football Manager e le plusvalenze non difendono sui calci d'angolo, significa però che esiste materiale tecnico importante sul quale lavorare. Ed è forse questo il motivo per cui Aquilani è stato scelto. Buona la prima, ma adesso viene il difficile. Alla fine il giudizio non può che essere positivo: tre gol segnati, zero subiti, qualificazione conquistata. Volpato ha aperto, Adzic ha raddoppiato, Lipani ha chiuso. Laurienté ha acceso la luce. Bakola ha giocato con personalità. Bowie ha superato bene il primo esame da titolare e Aquilani ha vinto, non male per una squadra che si è presentata alla prima ufficiale con il mercato seduto praticamente in panchina.

Ma proprio perché davanti la qualità sembra esserci in abbondanza, il Sassuolo deve completarsi dietro. Quei venti minuti concessi al Cesena all'inizio della ripresa sono un promemoria da attaccare sulla porta del Mapei Football Center. In Coppa Italia è finita 3-0. In Serie A, certe distrazioni possono costare molto di più. Il Sassuolo di Aquilani, però, ha già mostrato qualcosa che vale la pena seguire: vuole giocare a calcio. E sembra avere parecchi giocatori capaci di farlo. Adesso servono gli ultimi innesti, un po' di equilibrio e qualche porta chiusa meglio, perché davanti Aquilani ha già acceso la luce. Dietro, ogni tanto, salta ancora il contatore.

Sezione: Editoriali / Data: Mar 18 agosto 2026 alle 12:11
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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