Ambiziosamente umili. Due parole, quasi un ossimoro, che probabilmente raccontano il nuovo Sassuolo meglio di un organigramma, di una nomina o di qualsiasi dichiarazione programmatica. Andrea Fabris le ha pronunciate durante la conferenza stampa successiva alla sua nomina ad amministratore delegato e dentro quella formula c'è molto più di uno slogan: c'è l'idea di una società che sta cambiando profondamente dopo la fine dell'era Giovanni Carnevali, ma che non vuole perdere ciò che l'ha portata fin qui. Crescere senza sentirsi arrivati. Alzare l'asticella senza dimenticare le proprie dimensioni. Avere ambizione, appunto, senza smettere di essere umili.

Il nuovo corso neroverde sta prendendo forma anche fuori dal campo. Fabris era rientrato al Sassuolo lo scorso 13 agosto, assumendo l'incarico di direttore generale dopo due stagioni trascorse all'Atalanta. Un ritorno a casa per un dirigente che conosce profondamente il club e che adesso compie un ulteriore passo: l'ingresso nel Consiglio di Amministrazione e la nomina ad amministratore delegato. Non prende il posto di Veronica Squinzi. Ed è un particolare tutt'altro che secondario.

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Veronica Squinzi resta il “faro”

Veronica Squinzi rimane amministratrice delegata del Sassuolo e continuerà ad avere un ruolo centrale nella gestione della società. Fabris lo ha chiarito con particolare attenzione durante la sua prima conferenza nel nuovo ruolo, arrivando a definirla il "faro" del lavoro del club.

Il Sassuolo ha chiuso un capitolo lunghissimo della propria storia con l'uscita di Giovanni Carnevali, ma non ha scelto di cancellare ciò che c'era prima per costruire qualcosa di completamente differente. Sta piuttosto redistribuendo ruoli e responsabilità mantenendo al centro la famiglia Squinzi e Mapei, cioè i due riferimenti che hanno accompagnato la crescita neroverde ben prima che il Sassuolo diventasse una presenza stabile nel grande calcio.

Cambiano gli uomini, cambia la struttura, cambiano inevitabilmente alcuni equilibri. Non cambia la proprietà e soprattutto non sembra esserci la volontà di modificare il DNA del club.

Cosa significa essere “ambiziosamente umili”

Ambiziosamente umili può sembrare soltanto una bella formula da conferenza stampa. In realtà dentro c'è buona parte di ciò che il Sassuolo ha provato a rappresentare negli ultimi anni e di ciò che vorrebbe continuare a essere.

Ambizione significa non accontentarsi. Significa investire sulle strutture, migliorare il Mapei Football Center, continuare a cercare giocatori giovani prima che diventino irraggiungibili, costruire una prima squadra competitiva senza rinunciare al settore giovanile e provare a crescere anche sul piano organizzativo e commerciale.

Umiltà significa ricordarsi da dove si viene. Significa conoscere le proprie dimensioni, evitare di confondere la crescita con la presunzione e soprattutto continuare a lavorare con quella normalità che ha rappresentato per anni una delle caratteristiche più riconoscibili del Sassuolo.

Non è una combinazione semplice. Perché quando un piccolo club diventa grande abbastanza da frequentare stabilmente certi palcoscenici, il rischio è iniziare a comportarsi come se quei palcoscenici fossero dovuti. Il Sassuolo, invece, sembra voler ripartire proprio dal contrario.

Giovani, territorio e strutture: il modello da aggiornare

Il nuovo assetto societario dovrà inevitabilmente essere giudicato sui risultati. Ma le prime indicazioni suggeriscono che alcuni pilastri resteranno gli stessi. L'attenzione ai giovani è uno di questi. Il lavoro sulle strutture è un altro. Poi c'è il rapporto con il territorio, spesso meno visibile rispetto a un acquisto di mercato ma fondamentale per una società che porta nel calcio nazionale il nome di una città dalle dimensioni molto più contenute rispetto alla maggior parte delle concorrenti.

E poi ci sono le competenze. Il nuovo Sassuolo sembra voler evitare la figura dell'uomo solo al comando per costruire una struttura nella quale le responsabilità siano maggiormente distribuite. Fabris nell'area gestionale, Francesco Palmieri alla guida dell'area sportiva, Alberto Aquilani sul campo, Veronica Squinzi come riferimento della proprietà e Carlo Rossi alla presidenza. Ruoli definiti, responsabilità riconoscibili. Sarà il tempo a dire se funzioneranno altrettanto bene insieme.

Dopo Carnevali senza rinnegare Carnevali

È inevitabile che qualsiasi discorso sulla nuova organizzazione parta dal confronto con ciò che è stato. Carnevali ha rappresentato per oltre un decennio il volto pubblico e operativo del Sassuolo. La sua uscita ha quindi prodotto un cambiamento che non può essere considerato semplicemente fisiologico. Fabris stesso ha riconosciuto l'importanza dei dodici anni trascorsi lavorando al suo fianco, definendoli fondamentali per la propria crescita professionale.

Il Sassuolo che verrà inevitabilmente sarà diverso, deve provare ad andare oltre il ciclo Carnevali senza avere bisogno di rinnegarlo., ma può esserlo conservando ciò che ha funzionato. La continuità, del resto, non consiste nel fare per sempre le stesse cose. Consiste nel riuscire a cambiare senza dimenticare perché quelle cose avevano funzionato.

Fabris: poche parole e molto lavoro

C'è stato poi un altro passaggio della conferenza di Fabris che aiuta a comprendere come il nuovo amministratore delegato voglia interpretare l'incarico. Ha spiegato che parlerà poco e che preferirà essere molto presente nel lavoro quotidiano. Potrebbe sembrare una dichiarazione quasi rituale. Nel Sassuolo, però, assume un significato particolare.

Questa società ha costruito buona parte della propria storia sulla programmazione, spesso lontano dai riflettori. Ha anticipato alcune scelte, investito prima che fosse necessario farlo e accettato anche di commettere errori dentro una strategia di lungo periodo.

E adesso arriva la Juventus

Il tempismo, quasi simbolicamente, non potrebbe essere migliore. Mentre fuori dal campo il Sassuolo ridisegna il proprio futuro, domenica sera al Mapei Stadium arriverà la Juventus. Una delle partite che più di altre misura la distanza percorsa dal club rispetto alle proprie origini e, contemporaneamente, ricorda quanto sia complicato continuare a stare a certi livelli.

Lì non conteranno gli organigrammi. Non conteranno le dichiarazioni e nemmeno le formule riuscite. Tornerà a parlare il campo. Ma qualsiasi squadra, prima ancora di sapere dove vuole arrivare, ha bisogno di capire chi vuole essere. E il Sassuolo post-Carnevali sembra cominciare a dare una risposta anche a questa domanda.

Cambiare senza cancellarsi. Crescere senza perdere le proprie radici. Avere strutture, competenze, giovani e idee, ma senza confondere l'ambizione con il diritto al successo.

In fondo, bastavano quelle due parole. Ambiziosamente umili. Potrebbe essere soltanto una frase. Oppure il manifesto del nuovo Sassuolo.

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Sezione: News / Data: Dom 13 settembre 2026 alle 10:15
Autore: Sarah G. Comotto
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