Lunga intervista a Fabio Grosso, allenatore del Sassuolo. Il tecnico neroverde protagonista su Rivista 11 si è raccontato, dicendo la sua sul cammino in neroverde, la sua carriera, la stagione in corso e anche le prospettive future.
Ti aspettavi questa posizione di classifica a dicembre?
"No, è una piacevole sorpresa anche per me".
Perché?
"Perché abbiamo fatto la Serie B. Poi magari noi siamo il Sassuolo, è vero, ma negli ultimi anni le neopromosse hanno sempre fatto molta fatica. Certo, puoi essere competitivo con alcune squadre, ma con le top diventa dura".
Eppure il tuo Sassuolo se l’è sempre giocata con tutti, rimanendo spesso in partita.
"Sì, è qualcosa che mi inorgoglisce. Di solito per le squadre ancora non completamente strutturate come la nostra non è così facile riuscirci. Siamo alla prima esperienza in Serie A per diversi ragazzi, così come per me, quindi è naturale che si possano avere degli alti e bassi. Noi, invece, abbiamo costruito un equilibrio di squadra che va oltre il risultato o il momento delle singole partite, questo è un aspetto fondamentale per il nostro campionato".
Forse è anche per come avete pensato la squadra, con un centrocampo molto muscolare a supporto di un tridente davanti molto veloce.
"Quando ti approcci a una nuova realtà, come nel nostro caso, a volte trovi dei giocatori perfetti per il tuo sistema a volte invece ti devi un po’ adattare, ma devo confessare che a centrocampo siamo molto organizzati, possiamo correre ed essere verticali come piace a me".
Difficile gestire dei ragazzi nel 2025?
"Condividono dei momenti insieme in maniera diversa rispetto a quando giocavo io. Lo fanno attraverso una consolle o la chat di un telefono. Come staff, dobbiamo stare molto attenti e riconoscere la chiave giusta per entrare nella testa del gruppo. Dovete pensare che adesso i giocatori sono molto professionali, conoscono nel dettaglio quello che serve per la prevenzione e per la gestione pre e post allenamento. È una caratteristica importante, certo, ma qualche volta spegne un po’ l’istinto che in certe occasioni serve".
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Qui si respira una grande tranquillità.
"Quando si sceglie Sassuolo, si sa che si tratta di una piazza tranquilla con un pubblico tranquillo. Non senti la pressione di determinate situazioni, ma c’è un enorme vantaggio: si lavora con serenità. Per un allenatore al primo campionato vero di Serie A, questa cosa è molto utile".
Con il Sassuolo hai centrato la promozione in Serie A. È stato difficile soddisfare le aspettative?
"L’arrivo in Serie A è stato il culmine di una stagione trionfale. Poi, come tutte le stagioni, trionfali o non, hanno tanti momenti cruciali di snodo. Devo dire che la fase iniziale è stata molto difficile: ci siamo dovuti inquadrare, capire che direzione prendere. Una volta imboccata la strada giusta abbiamo realizzato qualcosa di straordinario".
C’è stato un momento in cui avete compreso di potervi riprendere subito la Serie A?
"Il famoso momento della svolta è qualcosa di strano. Pensi possa esserci talmente tante volte che perde un po’ di valore. Io parlerei di bivi: il nostro è capitato il 29 dicembre del 2024. Abbiamo affrontato il Cosenza, squadra fisica, rognosa, che non ti permette di esprimerti al meglio. Venivamo dalla sconfitta di Pisa e a cinque minuti dalla fine eravamo sotto 1-0. L’abbiamo ribaltata con Moro e Lipani in quattro minuti. Se non avessimo vinto saremmo entrati in una dinamica negativa, invece abbiamo trovato lo slancio per la partita. Da gennaio in poi abbiamo incrementato il vantaggio che avevamo, frutto di una stagione ponderata, pensata e immaginata in questo modo, per riconquistare la categoria più bella di tutte, la Serie A".
Con la Serie A avete avuto un impatto complicato.
"L’inizio è stato bello tosto. Abbiamo incontrato i campioni d’Italia e abbiamo perso in casa, poi siamo a Cremona e abbiamo vissuto una partita rocambolesca: non abbiamo cominciato bene, poi abbiamo recuperato e a un certo punto abbiamo pensato di poter controllare la partita. Che però ci è sfuggita nei minuti finali".
Il clic mentale è arrivato contro la Lazio…
"Sì, perché avevamo perso le prime due e sconfiggere una squadra forte come la Lazio ci serviva. Lì abbiamo pensato: “Ok, in questa categoria allora ci possiamo stare”. Dopo, però, avete preso ritmo. "Sì, a volte abbiamo raccolto quanto meritato, altre volte meno, ma è una cosa che succede in tutte le stagioni. Noi sappiamo quello che vogliamo fare in questo campionato, e lo stiamo facendo molto bene, ma non ci accontentiamo. Allo stesso tempo, rimaniamo sempre con i piedi ben saldi a terra e sappiamo che i punti che abbiamo non bastano per raggiungere niente".
Torniamo per un attimo al passato: della tua esperienza a Lione, è rimasta un’immagine con il tuo volto insanguinato dopo un attacco dei tifosi del Marsiglia.
"Un episodio spiacevole, brutto, ma serve da esperienza. Ti lascia degli insegnamenti oltre che dei segni. È stata una giornata triste per me, ma in generale triste perché comunque per me questo non deve assolutamente far parte dello sport. Dal punto di vista della violenza, tutti dobbiamo fare dei grandissimi passi avanti perché quello che è sport può e deve rimanere all’interno dei valori giusti".
Poi sei arrivato al Sassuolo.
"Ho scelto questo club perché ha una proprietà molto seria, perché è un posto dove ho la possibilità di lavorare bene. Queste per me sono tutte caratteristiche importanti. Mi piace mettere passione, determinazione e competenza in questo mestiere, provando ad alzare il livello e spostare l’asticella un po’ più su. Qui posso provarci".
Qual è il suo approccio da tecnico?
"Ho cercato di portare anche qui a Sassuolo i miei principi di verticalità e profondità, ma devi mettere davanti le caratteristiche dei giocatori, cercando di farli rendere al massimo. In base alle attitudini di coloro che hai a disposizione, provando a cavalcare i pregi e nascondere i difetti, si pensa all’idea di gioco migliore".
A proposito di questo e di questo rapporto con i giocatori: a Sassuolo c’è un leader storico come Berardi…
"Berardi è il Sassuolo. È arrivato qui che era un ragazzino ed è protagonista da tantissimi anni. Ha disputato delle stagioni incredibili. Quando si è fatto male due anni fa e la squadra è retrocessa in Serie B, è tornato con grandissima forza e determinazione. L’anno scorso, nonostante non fosse al cento per cento, la sua grande generosità e disponibilità ha fatto sì che, con le sue doti, riuscisse a incidere in maniera pesante. È un ragazzo con un carattere introverso, però con l’esempio quotidiano riesce a trascinare il gruppo. Sappiamo che ha delle grandissime qualità e potremmo perderlo prima o poi, ma finché ce l’abbiamo siamo contenti di averlo".
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