"Faccio fatica a capire esattamente cosa sia successo" dice Giacomo Raspadori dopo la vittoria contro la Lituania. Un gol, un autogol provocato nell'esordio dal 1' minuto con la maglia della Nazionale azzurra per l'attaccante del Sassuolo. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il classe 2000 neroverde si è raccontato tra presente e futuro.
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Giacomo Raspadori, è una delle prime cose che ha detto mercoledì sera: aveva la maglia azzurra numero 9 addosso e aveva appena segnato un gol e mezzo al debutto da titolare. Ora ha capito cosa è successo?
"Sì, già ieri notte. Sono tornato a casa, mi sono rivisto la partita - tanto non avrei dormito comunque - e ho capito di aver realizzato un sogno. Ma anche che è troppo importante continuare a farlo, dandomi nuovi obiettivi".
Quando Mancini le ha detto: "Raspa, giochi tu"?
"Non molto prima della partita: 'Goditi il momento e ricordati che per la carriera di un ragazzo sfruttare le occasioni è tutto'".
Ma vi fa ancora effetto quando vi dice: 'Divertitevi'?
"E’ stata la base del nostro successo: se ti diverti, se vivi e giochi con il sorriso, anche la fortuna viene dalla tua parte".
Più emozionato quando ha saputo che sarebbe andato all’Europeo, quando ha debuttato, oppure ieri sera?
"La sera della lista dei 26 era più confusione in testa che emozione. I brividi più forti quando ho sollevato la coppa e quando ho debuttato a Bologna, Italia-Repubblica Ceca: entravo in campo con la maglia della squadra di cui non mi ero perso una partita da quando avevo 5-6 anni".
A Sassuolo avevano visto suo fratello Enrico prima di lei e dicevano fosse più forte di lei: cosa le ha detto dopo la partita?
"Purtroppo non era potuto venire allo stadio, stamattina è stato il primo a venirmi a salutare e mi ha detto una cosa bellissima: “Tutto quello che stai vivendo tu è come se l’avessi vissuto io”".
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E Elisa, la sua fidanzata?
"Lei allo stadio c’era e piangeva...".
E il primo calciatore della famiglia?
"Papà mi ha detto: “Sappi che per me hai fatto due gol, non uno”".
Il dibattito è apertissimo, proviamo a chiuderlo: Raspadori più vero o più falso nove?
"Forse falso nove, ma più che altro dal punto di vista tecnico e per caratteristiche fisiche. Però per tante altre cose mi sento un “nove” classico".
Cosa pensa di avere non in più, ma di diverso, rispetto agli altri attaccanti della Nazionale che ha intrigato Mancini?
"Non è piaggeria, ma per me sono tutti punti di riferimento. E ho la fortuna di poter rubare qualcosa a tutti".
Allora la interrompiamo: il tempo dirà se gli “ruberà” una maglia da titolare, nel frattempo cosa ruberebbe a Immobile?
"Anzitutto la capacità di crearsi occasioni. Se a un attaccante arriva un sacco di volte la palla per fare gol, quella non è fortuna".
Parlavamo delle sue qualità.
"Le dico quella che mi piace di più: calciare con entrambi i piedi è sempre stata una mia caratteristica. E per un attaccante è una grande fortuna".
Ci aiuta a dire a chi assomiglia Raspadori?
"Per fisico, tecnica e stile di gioco forse ad Aguero. Uno di quelli che ho studiato di più assieme a Tevez, Di Natale e anche Paolo Rossi, guardando le sue partite con papà. Ma chi mi ha rubato gli occhi più di tutti è Eto’o, generoso come pochi: quando un attaccante diventa un punto di riferimento per la squadra".

Forse il riassunto migliore resta quella di De Zerbi: 'Raspadori è un po’ un 9 e un po’ un 10'. Gliene proponiamo uno noi: Raspadori 9 come Vialli e 10 come Mancini.
"Ci può stare: mi piace come sintesi e mi ci vedo. Ma soprattutto: non sarebbe male... E l’abbraccio sincero, vero, che mi ha dato Vialli subito prima di Italia-Lituania mi ha scaldato il cuore. E lo porterò sempre con me".
Ma davvero Raspadori deve diventare più “cattivo”?
"Credo di essere sempre stato abbastanza malizioso in campo e me lo dicevano anche. Magari non sempre si vede, sicuramente questa qualità mi è mancata un po’ all’inizio: ma furbo lo diventi solo con il tempo, la continuità nell’affrontare gente più forte e grande di te".
E davvero è molto più facile che lei segni un gol bello che “sporco”?
"Il gol buono alla Lituania mi è sembrato abbastanza sporco, no? Sicuramente un gol 'da nove'".
Restare a Sassuolo è stata una sua scelta o una scelta del club?
"Mai pensato di andare via, mai avuti dubbi: per il mio percorso, in questo momento, penso sia la cosa migliore. Mi sono appena affacciato sul calcio dei grandi: la cosa più importante è stare in campo il più possibile. E poi sento molto il ruolo di ambasciatore di “Generazione S”, il rappresentare questo progetto: sono qui da quando avevo 10 anni, sono cresciuto assieme alla società, credo nel migliorare avendo dei valori alle spalle. E in questo spero di essere ispirazione per tanti ragazzi".
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E Mancini spera che i giovani possano giocare di più: la sua partita di mercoledì è uno spot per il messaggio del c.t.?
"Molte volte si tende a dare un’occasione a un giovane per confermare che non è pronto. Ma i giovani hanno bisogno di sentirsi importanti, di poter sbagliare. Se il calcio italiano sta crescendo, è anche grazie ai giovani".
Quando in estate sentiva il suo nome accoppiato a quello della “sua” Inter cosa pensava?
"Sarei bugiardo se dicessi che non mi faceva piacere. Ho fatto un percorso in crescendo, è normale voler crescere ancora. Ma c’è il momento giusto per ogni ambizione".
L’ultima: da mercoledì sera riesce a vedere con più chiarezza nel suo futuro?
"Una cosa la vedo chiarissima: la volontà di continuare a sognare facendo quello che mi piace e raggiungendo ogni giorno qualcosa in più. Mai prendere niente come un punto di arrivo: per me c’è questo alla base di tutto. E non solo nel calcio: nella vita".
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
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