Francesco Magnanelli, capitano, leader e centrocampista del Sassuolo, ha parlato a cuore aperto martedì sera, al Salotto Regina, noto locale del centro sassolese, protagonista de "Il Salotto Parlante", rassegna di incontri con personaggi più o meno noti intervistati da Lucio Vallisneri. Ecco le sue parole riportate dalla Gazzetta di Modena: "Io e il Sassuolo siamo nati e cresciuti insieme - ha raccontato Magnanelli, in maglia neroverde dal 2005 e primatista di presenze - a tenermi qua, oltre all'aspetto calcistico, sono stati il contatto umano, il fatto di conoscere la gente, di sentirsi in famiglia. Mi piace vivere una vita normale, avere la mia routine. Non ho il talento di Berardi, tanto per dire uno che di talento ne ha parecchio, perciò la differenza per me la fa la testa, non è facile andare sempre forte, superare i momenti duri e, soprattutto, mettere la squadra davanti a sé stessi, io questo credo di averlo sempre fatto. Alla fine del campionato le partite giocate sono ancora 30-35 e questa è la mia soddisfazione più grande".

Quindici anni con la stessa maglia, dalla C2 alla A, una carriera atipica quella del centrocampista neroverde: "Le bandiere esistono. Per diventarlo devi sposare a pieno una città, una società, un progetto. Non è facile, ci sono momenti in cui ci si allontana, è capitato che potessi andare via, ma non si sono creati i presupposti. A un certo punto in me è scattata una molla, ho capito che avrei potuto fare qualcosa che hanno fatto in pochi e ne vado veramente orgoglioso. Per me l'amore per il Sassuolo è un amore forte, che non si spegnerà mai, e porterò fino alla fine della mia carriera".

Impossibile non ricordare Giorgio Squinzi: "Molti lo conoscono per quello che ha rappresentato e ha fatto, io ho avuto la fortuna di conoscerlo più intimamente, anche se non troppo, perché era tanto riservato quanto aperto per idee e ambizioni. Ci ha sempre guidato, anche da lontano, insieme abbiamo fatto un cammino splendido. Ho dei ricordi che tengo per me e dei quali vado molto orgoglioso, cercherò di continuare nel segno delle sue idee".

A quasi 35 anni, sono tanti i colleghi e gli allenatori incontrati: "Chi mi ha impressionato per spessore? Kolarov. Se invece devo parlare dei miei compagni, potrei riempire pagine intere con quelli del passato, tra quelli del presente dico Alessandro Matri. Per quanto riguarda gli allenatori, quelli che mi hanno segnato sono due: uno delle giovanili, è lì che si costruisce il giocatore e il ragazzo, mi ha insegnato le regole, il rispetto, il gioco di squadra, è un secondo padre per me; l'altro è colui che mi ha fatto arrivare in serie A, Eusebio Di Francesco, il secondo giorno di ritiro mi prese da parte e mi disse 'Tu sei il capitano di questa squadra e insieme raggiungeremo grandi traguardi'".

Chiosa sul Bologna: "È una partita importantissima - ha spiegato Magnanelli - noi non siamo in un momento molto brillante dal punto di vista dei risultati, abbiamo la possibilità di venirne fuori in una partita in casa, di sera, che io adoro, in un derby. Sarebbe fondamentale chiudere con tre punti prima della sosta, vorrebbe dire affrontare le gare toste che ci aspettano dopo con una classifica migliore e un po' più di tranquillità. Il Bologna ha un'anima e ora ha un qualcosa in più che arriva dal suo allenatore ma, se saremo il Sassuolo che dico io, allora abbiamo buone possibilità di vincere".

Sezione: News / Data: Gio 7 Novembre 2019 alle 12:19
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
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