Eusebio Di Francesco racconta le sue sensazioni, le sue emozioni, dalla sua casa pescarese, tornando sulla sua fantastica avventura sulla panchina del Sassuolo e in particolare sulla promozione in Serie A, arrivata il 18 maggio del 2013. "Lo so bene che è il 18 maggio, non c’è nessun rischio che possa scordarlo. E se me lo dovessi dimenticare, ci sono gli altri a ricordarmelo" dice al Resto del Carlino - dopo aver letto un messaggio di Missiroli "con il quale, scherzando, mi diceva che mi abbracciava. Adesso, però, non si può più".

Se ne andò nel 2017, il Difra, lasciando in gramaglie una piazza che stravedeva per l’uomo e per il tecnico che, la sera del 18 maggio 2013, fece il ‘botto’, saldando rapporto, per sua stessa ammissione, ‘speciale’, complice anche quel Sassuolo-Livorno….
"Il tempo passa, ma quello è e resta sempre un bellissimo ricordo, che si lega tra l’altro al fatto che il 18 maggio era anche il compleanno di Giorgio Squinzi. Tutto si tiene, a ben vedere, ed è anche bello portarsi dentro emozioni del genere, che è stato un privilegio poter vivere e condividere".

Il ricordo più nitido?
"Non uno particolare, ma tutto l’insieme. Il ritiro, l’attesa, le mille emozioni di un match teso, indimenticabile, nel corso del quale successe di tutto. Poi il gol di Simone, il boato del Braglia e la festa, quasi incredula, le lacrime di tanti e i sorrisi di tantissimi. Ogni volta che vedo le immagini di quella sera ho ancora i brividi".

Sono passati sette anni, però…
"Ma il ricordo è indelebile: credo sia stata la giornata più importante del Di Francesco allenatore".

Detto da un tecnico che si è tolto, con la ‘sua’ Roma, anche la soddisfazione di asfaltare il Barcellona in Champion’s League si ha la misura di quanto conti e sia contato, il Sassuolo, per Di Francesco…
"Lasciamo stare il Barcellona, fu un’impresa. Ma se parliamo del Sassuolo in serie A, parliamo di una cosa che nessuno si aspettava potesse succedere. E quella gara con il Livorno fu il punto di arrivo di un percorso splendido: un’emozione unica che tuttavia si lega ad altro, non solo a quel match che è comunque diventata un simbolo, e ‘mise il cappello’ su un’esperienza che non si può dimenticare. Ma dietro quei 100 minuti c’era molto, anzi moltissimo altro…".

Parliamone…
"La coesione di un gruppo splendido, la sintonia totale con tutto l’ambiente e i vertici societari che ci aveva permesso di andare oltre qualche piccola crisi di risultati che sembrava poter allontanare il traguardo. Il percorso fatto durante quella stagione è stato perfetto sotto ogni punto di vista: ripenso spesso che anche quando sembrava che dopo una stagione dominata dall’inizio potessimo fallire l’obiettivo siamo sempre rimasti uniti, e la coesione alla fine ha fatto la differenza, premiandoci con quanto credo meritassimo. Anche per quello credo che quella promozione sia stata la cosa più imporrante che ho fatto da allenatore".

Altro sarebbe venuto dopo: il Sassuolo di Di Francesco è andato addirittura in Europa, e oggi è una realtà consolidata che gioca, o meglio non gioca per le note vicende, il suo settimo campionato in serie A…
"Per quello parlavo di percorso, ci cui la promozione in A è stato il punto di svolta. Lavorare a Sassuolo è stato un privilegio: società seria e ambiente unico, anche grazie al contributo di persone come il Dottor Squinzi e la Dottoressa Spazzoli, che hanno rappresentato nel modo migliore una società cresciuta a loro immagine e somiglianza, anche nello stile e nel modo di fare. Se ricordare, con il 18 maggio, la promozione del Sassuolo in A è il minimo, non posso fare ameno di ricordare anche che sarebbe stato anche il compleanno del Dottore. Una persona importantissima, e un punto di riferimento. Come dicevo, se parliamo del 18 maggio, tutto si tiene".

Sezione: News / Data: Mer 20 maggio 2020 alle 10:07
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
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