Per tredici anni il calciomercato Sassuolo aveva avuto nell'immaginario collettivo un volto, una voce e persino un lessico riconoscibile: Giovanni Carnevali. Poi Carnevali ha preso l'autostrada per Torino, destinazione Juventus, e a Sassuolo è rimasta una domanda grande quasi quanto la sua scrivania: adesso chi comanda? La risposta dell'estate è stata meno traumatica di quanto si potesse immaginare. Veronica Squinzi non si è limitata a essere la proprietaria che firma gli assegni dall'ultimo piano: ha preso inizialmente anche le chiavi operative del club, ha lavorato fianco a fianco con Francesco Palmieri e ha accompagnato il primo mercato del dopo-Carnevali senza provare a imitare Carnevali. Forse è proprio questo il primo successo della nuova gestione: il Sassuolo ha cambiato conducente senza smontare il motore. E alla chiusura del mercato, guardando la rosa consegnata ad Alberto Aquilani, quel motore sembra avere parecchi cavalli in più.

L'addio di Carnevali, ufficializzato il 12 giugno dopo tredici anni, avrebbe potuto aprire una voragine. Il Sassuolo ha scelto invece la continuità nella discontinuità. Il 16 giugno Veronica Squinzi ha assunto le cariche di amministratore delegato e direttore generale, raccogliendo formalmente una parte importante dell'eredità lasciata dal nuovo dirigente juventino. Francesco Palmieri è stato confermato direttore sportivo.

Poi, ad agosto, un altro tassello: il ritorno di Andrea Fabris, per undici stagioni già dentro la macchina neroverde prima dell'esperienza all'Atalanta, nominato nuovo direttore generale. Veronica Squinzi ha mantenuto la carica di amministratore delegato e quindi un ruolo operativo nella nuova struttura, con Fabris alla direzione generale e Palmieri responsabile dell'area sportiva.

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Veronica Squinzi, un'estate dall'altra parte della scrivania

La differenza non è soltanto nelle caselle dell'organigramma. Veronica Squinzi il Sassuolo lo conosce da proprietaria, naturalmente, ma questa estate ha dovuto guardarlo anche dalla prospettiva di chi prende decisioni quotidiane. Non più soltanto la famiglia che garantisce stabilità e continuità al progetto: l'amministratrice delegata chiamata a gestire il primo vero passaggio generazionale della società dopo l'era Carnevali.

E non era esattamente il momento ideale per fare apprendistato. C'era da accompagnare Alberto Aquilani nella costruzione della nuova squadra, gestire cessioni pesanti, resistere agli assalti per altri giocatori importanti e soprattutto capire quanto del vecchio Sassuolo conservare e quanto cambiare. In questi casi il rischio è sempre quello di voler lasciare immediatamente un'impronta. Magari comprare per dimostrare di esserci, vendere per dimostrare di saperlo fare, rivoluzionare perché la rivoluzione fa molto più rumore della manutenzione. Il Sassuolo ha fatto quasi l'opposto.

Palmieri ha avuto le chiavi del mercato

Se Veronica Squinzi ha rappresentato la nuova cabina di comando societaria, Francesco Palmieri è stato l'uomo al volante del mercato. Il direttore sportivo ha lavorato su una rosa che aveva bisogno di essere ringiovanita e completata, soprattutto in difesa, senza però trasformare il Mapei Football Center in una stazione ferroviaria dove tutti scendono e nessuno sa chi salirà sul treno successivo. E il risultato, almeno sulla carta, è probabilmente uno dei mercati più interessanti realizzati dal Sassuolo negli ultimi anni (e sembrano convergere su questo sia i tifosi che l'opinione pubblica), senza voler sminuire l'ottimo lavoro svolto in precedenza.

Sono arrivati giocatori giovani e di prospettiva come Adzic, Dominguez, Fedde Leysen e Rafa Obrador, ma anche elementi già pronti per la Serie A . L'ultima parte della sessione ha aggiunto Sebastiano Esposito, Ignace Van der Brempt, Ibrahim Sulemana e Duje Ćaleta-Car, completando praticamente ogni reparto.

Muharemovic sacrificato, ma non è partito mezzo Sassuolo

Naturalmente per comprare bisogna anche vendere. E il sacrificio più doloroso è stato Tarik Muharemovic, ceduto al Leeds per 40 milioni di euro dopo essere diventato uno dei difensori più appetiti sul mercato.

È partito anche Andrea Pinamonti, destinazione Lazio, per altri 12 milioni. Altri giocatori hanno lasciato Sassuolo per trovare maggiore spazio e la rosa è stata alleggerita dagli elementi che non rientravano più pienamente nel progetto.

Ma la vera prova di forza è arrivata su chi non è partito. Armand Laurienté è rimasto. Darryl Bakola è rimasto nonostante gli interessamenti emersi negli ultimi giorni. E soprattutto è rimasto Kristian Thorstvedt, sul quale la Fiorentina ha provato a tornare fino al gong.

Il Sassuolo, stavolta, non aveva bisogno di mettere il cartello "tutto deve sparire" davanti al Mapei Football Center. Anzi. Ha potuto scegliere.

Secondo i conteggi pubblicati dalla Gazzetta dello Sport, il club ha chiuso la sessione con un saldo positivo di circa 14,7 milioni di euro, riuscendo dunque a rafforzare la rosa senza perdere l'equilibrio economico che resta uno dei pilastri del modello neroverde.

Da Carnevali a Veronica: il Sassuolo non ha cercato un clone

È forse questa la parte più interessante dell'estate. Sostituire Giovanni Carnevali con un altro Giovanni Carnevali sarebbe stato impossibile. Tredici anni non si replicano comprando un dirigente sul mercato come fosse un terzino destro.

Il Sassuolo ha scelto invece di distribuire le responsabilità. Veronica Squinzi come amministratrice delegata e riferimento della proprietà. Andrea Fabris tornato a casa come direttore generale, con esperienza e conoscenza profonda dell'ambiente. Francesco Palmieri a guidare l'area sportiva e il mercato. L'organigramma ufficiale oggi fotografa esattamente questa nuova struttura.

Meno uomo solo al comando, più squadra dirigenziale. Del resto, se il calcio pretende che gli allenatori giochino con undici uomini, non si capisce perché le società dovrebbero giocare sempre con il 4-3-Carnevali.

Il mercato promuove Palmieri. E anche Veronica

Naturalmente il vero voto arriverà dal campo. Se Ćaleta-Car diventerà un leader, se Van der Brempt prenderà possesso della fascia, se Esposito segnerà, se Leysen confermerà le prime impressioni, se Adzic e Bakola cresceranno e se Aquilani riuscirà a trasformare tanta abbondanza in una squadra, allora il mercato sembrerà ancora migliore.

Ma il giudizio sul lavoro estivo può essere dato già adesso. E Palmieri merita una promozione piena. Ha perso Muharemovic ma ha ricostruito la difesa. Ha ceduto Pinamonti ma ha consegnato ad Aquilani nuove possibilità offensive. Ha sistemato diverse uscite, aggiunto profondità e, soprattutto, non si è fatto trascinare dall'ansia degli ultimi giorni. Quando un obiettivo è saltato, ha cambiato strada. Quando qualcuno ha bussato per un big, il Sassuolo ha saputo anche rispondere "no".

Dietro questo lavoro c'è però anche il primo mercato di Veronica Squinzi amministratrice delegata. Non ha cercato copertine, non ha provato a occupare il vuoto mediatico lasciato da Carnevali e non ha avuto bisogno di presentarsi come la "nuova" qualcosa. Ha fatto una cosa molto più semplice e, nel calcio, spesso molto più complicata: ha scelto le persone alle quali affidarsi e le ha lasciate lavorare.

Carnevali ha costruito un modello e poi è andato alla Juventus. Veronica Squinzi non aveva bisogno di demolirlo per dimostrare che adesso il Sassuolo è anche il suo Sassuolo. Ha cambiato qualche ingranaggio, ha rimesso Fabris dentro la macchina e ha lasciato a Palmieri il volante sportivo anche in segno di continuità. Il primo viaggio è appena cominciato, quindi è presto per sapere dove porterà. Ma una cosa l'estate l'ha già detta: dopo tredici anni di Carnevali, il Sassuolo non è rimasto senza guida. Ha semplicemente imparato a guidare in un altro modo.

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Sezione: News / Data: Ven 04 settembre 2026 alle 13:05
Autore: Antonio Parrotto
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