Forse non è un caso che il gol del sigillo finale con la Fiorentina sia firmato da Valdepenas. Il destino mi porta qui ad 'approfittare' della situazione e a non perdere la possibilità di un 'finissimo' gioco di parole per una partita di calcio giocata il giorno 2 novembre. E chi sono io per dire di no al destino? Siamo qui, in una val de lágrimas, per un Sassuolo che fa...sì, beh, l'avete capito. L'anno scorso scrissi: "2 novembre i morti, il 3 il Sassuolo li resuscita", commentando così la sconfitta con il Genoa. È passato un anno e il Sassuolo ha rifatto il miracolo! Quattro sconfitte consecutive, sei partite senza vincere, altri quattro gol incassati dopo i sei presi dalla Lazio e peggior difesa con 26 reti al passivo (18 nelle ultime 6, 10 nelle ultime 2). Il 2-4 con la Fiorentina fa male, ma soprattutto obbliga a smettere di considerare quello neroverde soltanto un momento negativo. È arrivato il momento di tirare una riga e capire cosa sia successo a una squadra che, nel giro di poche settimane, sembra aver smarrito se stessa. Ci si aspettava la partita della vita. O almeno una reazione. Dopo il 2-6 contro la Lazio non serviva necessariamente una squadra bella, raffinata, dominante. Serviva una squadra viva. Il Sassuolo, invece, lo è stato a intermittenza. Ha segnato due volte con uno splendido Laurienté, è andato avanti, ha ripreso la Fiorentina sul 2-2. E qui bisogna stare attenti anche alla tentazione di consolarci con i dettagli, perché fare i complimenti al Sassuolo per aver segnato due gol mentre ne prende quattro sarebbe un po' come fare i complimenti a Michelangelo per non aver sporcato il pavimento mentre dipingeva la Cappella Sistina. Bello, per carità. Ma il tema della serata era un altro.

Il 2-4 con la Fiorentina fa male, farà male, ma deve trasformarsi nel punto di non ritorno. È l'apocalisse neroverde. E forse siamo vicini anche all'altra apocalisse. In questi giorni sul web è tornata a circolare una vecchia storia: venerdì 13 novembre 2026 sarebbe il giorno dell'apocalisse. Save the date! Nessun profeta, nessuna tavoletta maya dimenticata in uno scantinato. La data nasce da uno studio pubblicato nel 1960 su Science da Heinz von Foerster, Patricia Mora e Lawrence Amiot, che attraverso un modello matematico sulla crescita della popolazione mondiale arrivava a una sorta di singolarità demografica proprio il 13 novembre 2026. Tranquilli: il modello è stato ampiamente superato dall'evoluzione reale della popolazione. Il mondo dovrebbe sopravvivere. Sul Sassuolo, invece, qualche certezza in meno c'è. Non perché sia davvero arrivata un'apocalisse, naturalmente, ma perché l'involuzione è troppo evidente per essere liquidata con una semplice flessione. Come ha detto in conferenza la collega Valentina Spezzani "La sensazione è che se questa squadra facesse 4 gol ne prenderebbe 5". Non avrei saputo spiegarlo meglio.

La sensazione è che non ci sia più leggerezza, che ci siano delle barriere davanti e che non ci siano muri dietro. Una squadra troppo fragile questo Sassuolo, che non si è ripreso nemmeno con una formazione che avrebbe reso orgoglioso l'equilibrio di Fabio Grosso: 4-3-3 con Walukiewicz terzino, il ritorno di Idzes e Candé al centro, Sulemana per dar copertura alla mediana. Giocano i vecchi: dei nuovi solo Adzic, Sulemana ed Esposito. Niente da fare. Dunque, c'è qualcosa di più profondo. Bisogna scavare per capire. E forse non è questione di uomini (pensavo anche alla difesa a 3 ma con Laurienté e Berardi lì davanti è fattibile?).

Quando una squadra perde quattro partite consecutive, l'allenatore finisce inevitabilmente al centro del dibattito. Funziona così. Alberto Aquilani non può essere considerato estraneo alla fase involutiva e preoccpuante del Sassuolo, e sarebbe persino ingeneroso nei suoi confronti dipingerlo come un semplice spettatore di quello che sta accadendo. Le responsabilità ci sono. Deve trovare soluzioni. Deve capire perché la squadra si sia allungata così tanto, perché ogni transizione avversaria produca una sensazione di pericolo, perché la pressione non sia più coordinata come prima e perché la manovra abbia perso velocità e naturalezza. Personalmente, non sono mai per l'esonero, specie dopo 10 partite, e non mi rimangio quello che ho detto e ho scritto su questa squadra e su questo allenatore al netto dell'involuzione evidente che sta vivendo questa squadra, che non è più brillante come prima, che non ha più una manovra fluida come prima, che non riesce più a esprimere il bel calcio di prima, quello con 20 e passa conclusioni verso lo specchio, quella che ti dava la sensazione di poter incassare 2 gol ma anche la sensazione di poterne fare minimo 3. Ora è l'esatto opposto.

È un momento duro e bisogna rimanere compatti. Remare tutti dalla stessa parte (ma remare tutti insieme non significa far finta che la barca non abbia una falla. E soprattutto non possiamo stare lì a dire: "Però che bei remi"). Come ha detto il tecnico, ora il vento soffia contro e bisogna proteggersi in maniera differente. Immagine semplice, ma efficace. Quando accade hai due possibilità: continuare a correre nello stesso modo sperando che cambi direzione, oppure modificare la postura, abbassare la testa, proteggerti e trovare un altro modo per avanzare. Ora tocca solo ad Aquilani. E sabato ci sarà la sfida con la 'sua' Roma, il miglior attacco del campionato. Tutto questo bisogna capirlo in fretta...

Sezione: Editoriali / Data: Mar 03 novembre 2026 alle 12:00
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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