"Io sono Antonio Parrotto". No, tranquilli, non è un deep fake della Meloni. Nessuna intelligenza artificiale ha preso possesso dell’editoriale, nessun algoritmo mi ha clonato la voce e, soprattutto, nessuno ha ancora avuto il coraggio di sostituirmi con una versione più intelligente (è difficile). Per il momento tocca ancora a me. E allora, dopo Sassuolo-Milan 1-1, bisogna rispondere alla domanda più importante della serata: chi gode di più? Perché questa partita, più che una sfida di Serie A, è sembrata una puntata di Cash or Trash. Solo che al posto di Roberta e Stefano c’erano Aquilani e Amorim, sul tavolo non c’era una lampada Art Déco recuperata in una soffitta impolverata e dimenticata da Dio ma un punto, e a fare l’offerta decisiva è stato Cas Odenthal. CAS(h), appunto. Il resto viene da sé.

Il Milan porta sul banco Rabiot, Maignan, Pulisic, Gonçalo Ramos e compagnia cantante. Roba da valutazione alta, certificato di autenticità e teca di cristallo. Il Sassuolo risponde con Odenthal trovato nella mischia, Muric che para quasi tutto e quella faccia da squadra che sembra arrivata all’asta con venti euro nel portafoglio e alla fine torna a casa con il pezzo migliore. Aggiudicato. Un punto a testa. Ma il dubbio resta: cash o trash?

Per il Milan probabilmente più trash che cash. Passa in vantaggio al 63’ con Rabiot, servito da quel gioielliere abusivo di Modric che continua a infilare palloni dove gli altri vedono soltanto gambe, maglie e traffico. A quel punto una grande squadra dovrebbe fare quello che fanno le grandi squadre: prendere il vantaggio, metterlo in cassaforte, ingoiare la chiave e salutare. Invece cinque minuti dopo il Sassuolo la pareggia. Corner basso di Laurienté, pallone che rimbalza nell’area piccola come una moneta caduta sotto il divano e Cas Odenthal che arriva lì dove bisogna arrivare. Uno a uno. Nessun capolavoro da museo, forse. Ma nei mercatini si impara presto che non conta soltanto quanto è bello un oggetto: conta quanto sei disposto a pagarlo. E il Sassuolo quel gol lo ha pagato con pazienza, sofferenza e parecchi guanti di Muric.

E poi c’è quel fischio…

Poi arriviamo all’88’. Thorstvedt segna. O meglio: Thorstvedt mette il pallone in porta. Il problema è che l’arbitro ha già fischiato. Un attimo prima.  Il fischio anticipato rende inutile persino il VAR. Fine. Sipario. Il gol non può esistere perché, burocraticamente, l’azione era morta prima ancora di diventare immortale. È una specie di paradosso calcistico: hai visto la palla entrare, hai visto la rete gonfiarsi, hai visto Thorstvedt festeggiare, ma ufficialmente non è successo niente. Altro che deep fake! Quello sì che sembrava un video generato dall’intelligenza artificiale: un gol che tutti hanno visto ma che, tecnicamente, non è mai esistito. E allora magari il Sassuolo avrebbe potuto anche portarla a casa. Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che esce dal Mapei con un punto e con la sensazione, non del tutto campata in aria, che avrebbe potuto essere qualcosa di più.

Gode di più il Sassuolo

Non perché abbia dominato. Non perché abbia meritato sicuramente di vincere. E nemmeno perché un pareggio debba improvvisamente essere celebrato come una Champions League. Gode perché è andato sotto e non è morto, perché Muric ha tenuto aperta la serranda quando il Milan provava a svaligiare il negozio, perché Odenthal ha trovato in mezzo alla confusione il pezzo che serviva, perché al minuto 88, per qualche secondo, ha persino creduto di aver comprato tutta l’asta. Poi qualcuno ha battuto il martelletto troppo presto. CASH or trash? Stavolta cash, sì, ma CASh Odenthal!

P.S.

Nessuna Intelligenza Artificiale è stata utilizzata per la scrittura di questo editoriale.

Sezione: Editoriali / Data: Lun 12 ottobre 2026 alle 12:15
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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