Como mai? Come sempre. O almeno, come troppo spesso succede lontano dal Mapei Stadium. Il Sassuolo esce dal Sinigaglia con un altro sacco vuoto, sconfitto 2-0 da un Como che nel secondo tempo ha fatto esattamente ciò che i neroverdi continuano a non riuscire a fare: capire quando una partita va presa, sporcata, accelerata e chiusa.

Aquilani lo ha detto con una parola che forse vale più di tanti discorsi tattici: "ignoranza". Non quella che si studia poco, ma quella calcistica. Quella che ti fa buttare un pallone in tribuna quando serve, che ti porta a calciare invece di cercare il passaggio perfetto, che ti fa vincere un contrasto anche senza prendere dieci e lode in estetica. Il Sassuolo, invece, a volte sembra ancora troppo innamorato del bello. Si guarda allo specchio, come ha ammesso lo stesso tecnico, e nel frattempo gli altri segnano.

Il primo tempo, in realtà, aveva raccontato altro. Il Sassuolo era rimasto dentro la partita, aveva tenuto testa a un Como che oggi frequenta stabilmente i piani alti e si prende il lusso di rifilare quattro pere al Manchester United. La formazione neroverde aveva anche trovato il gol con Bakola, poi cancellato dal fuorigioco. C'era equilibrio, c'era ordine, c'era persino la sensazione che la partita potesse prendere una piega interessante. Poi l'intervallo. Fabregas cambia tre uomini e cambia soprattutto la partita. Il Como torna in campo con un'altra fame, un'altra pressione, un altro passo. Il Sassuolo invece resta seduto metaforicamente negli spogliatoi qualche minuto di troppo. Quanto basta a Douvikas per presentare il conto. Prima il greco firma l'1-0 su assist di Caqueret. Poi, undici minuti più tardi, sfrutta un'altra palla persa e completa la doppietta. Tasos Douvikas diventa così la tassa da pagare per un Sassuolo che al Sinigaglia sbaglia ancora una volta il momento decisivo della partita.

Ma c'è un'immagine, attorno al 61', che racconta forse ancora meglio di qualsiasi statistica la confusione di quel momento. Aquilani aveva preparato tre cambi insieme: Laurienté, Doig e Lipani pronti a entrare al posto di Dominguez, Obrador e Matic. Due titolari più Lipani per provare a dare una scossa immediata, mentre il Sassuolo era già sotto e la partita stava scivolando via. Il cambio, però, non parte. Durante una rimessa dal fondo qualcosa si inceppa. La squadra non è pronta, le indicazioni non arrivano come dovrebbero e il triplo avvicendamento salta in quel momento. C'è probabilmente un'incomprensione con il team manager Remo Morini, ma anche con Candé, che in campo sembra non percepire le indicazioni provenienti dalla panchina. Pochi secondi più tardi, da quella rimessa, nascerà il 2-0 del Como. Aquilani esplode. Il tecnico si arrabbia visibilmente e sfoga la frustrazione calciando per due volte una bottiglia d'acqua.

Perdere può succedere. Il problema è quello che accade dopo il primo gol. Il Sassuolo si spegne. La squadra perde fiducia, metri, aggressività. Si allunga, smette di giocare e soprattutto non dà mai la sensazione di poter rimettere davvero la partita in discussione.

Il mal di trasferta ormai non è più un dettaglio

Undici partite consecutive senza vittorie fuori casa in Serie A. Tre pareggi, otto sconfitte. Il Sassuolo lontano dal Mapei continua a perdere sicurezza e concretezza. A Frosinone aveva pagato gli errori. A Como, dopo un primo tempo dignitoso, ha pagato la mancanza di reazione. Cambia il modo, non il risultato. E allora il discorso di Aquilani diventa ancora più interessante. Quando parla di "ignoranza", in realtà sta chiedendo alla squadra di crescere. Non di giocare peggio. Di giocare meglio quando la partita diventa brutta. A volte il calcio non è un tocco di fino ma è una seconda palla da mordere, un contrasto da vincere, un pallone da mettere in fallo laterale senza chiedergli il permesso, un tiro sporco da venticinque metri, una partita da portare dove non è bella, ma utile. Il Sassuolo questa lezione deve impararla in fretta. Anche perché i tifosi, a fine gara, gliel'hanno ricordato senza troppi giri di parole. Hanno richiamato la squadra verso il settore ospiti e chiesto qualcosa in più. Non miracoli. Non proclami. Più presenza, più rabbia, più sostanza.

Sezione: Editoriali / Data: Dom 25 ottobre 2026 alle 11:00
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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