Ieri sono stato al Ricci a seguire la Primavera che ha perso ai rigori contro il Renate, formazione di Primavera 2, e poi mi sono recato al Mapei Stadium, arrivando a 20 minuti dall'inizio della gara. Sono passato in sala stampa per un saluto veloce ai colleghi e ho trovato l'amico Gianluca Viscogliosi di Sportitalia che fra le altre cose, mi ha chiesto: "Come la vedi?". La mia risposta è stata: "Sai che penso che il Sassuolo possa fare lo scherzetto alla Lazio?". G: "Pareggino?". Io: "No, vittoria. Non lo so, me la sento così". Potevo diventare Giucas Casella e invece ho scelto di diventare Maurizio Mosca. Ma vi giuro che le mie bombe di calciomercato non assomigliano alle mie previsioni!

Care amiche e cari amici neroverdi, sto cincischiando non solo perché volevo rendervi partecipe delle mie giornate ma anche perché vorrei evitare di parlare di Sassuolo. Di questo Sassuolo. E di questo Sassuolo-Lazio 2-6. Una prestazione pessima da parte dei ragazzi di Alberto Aquilani che sono in una fase involutiva preoccupante. Questo Sassuolo sa ancora cosa fare quando ha il pallone. Il problema è che il calcio, per una fastidiosa convenzione regolamentare, prevede anche i minuti in cui ce l'hanno gli altri. Il 2-6 contro la Lazio è la fotografia più nitida di un'involuzione iniziata qualche settimana fa e diventata ormai impossibile da nascondere. Il Sassuolo delle prime giornate aveva entusiasmo, idee, coraggio e una certa incoscienza positiva. Quello visto contro i biancocelesti è apparso invece disunito, lungo, poco uniforme, quasi composto da due squadre diverse: una che costruisce e prova a giocare, l'altra che deve difendere e sembra spesso non conoscere la prima.

I numeri, stavolta, fanno poco per addolcire il quadro. Un punto nelle ultime cinque giornate, quattro sconfitte e un pareggio. Tre ko consecutivi contro Frosinone, Como e Lazio, con 12 gol subiti. Il totale stagionale è arrivato a 22 reti incassate in nove partite, a fronte delle 14 segnate. Ventidue. Più di due a gara. A quel punto anche il calcio più sofisticato rischia di diventare arredamento.

Una squadra che sa attaccare ma ha dimenticato di difendere

Il Sassuolo non è una squadra senza idee. Sarebbe persino più semplice se lo fosse. Quando riesce a sviluppare il proprio gioco, muove bene il pallone, trova linee di passaggio, porta uomini nella metà campo avversaria e possiede giocatori capaci di creare superiorità. Contro la Lazio, persino in inferiorità numerica, è riuscito a costruire qualcosa e a segnare con Sebastiano Esposito. Il problema nasce appena la palla cambia padrone. Lì spariscono le distanze, saltano le letture, le marcature diventano approssimative e ogni perdita rischia di trasformarsi in un'emergenza. La famosa "percezione del pericolo" citata da Aquilani nel post-partita non è un dettaglio tattico: oggi è probabilmente il problema principale di questa squadra.

Il primo gol della Lazio è quasi didattico nella sua bruttezza. Un pallone gestito male e Taylor si ritrova nella condizione ideale per colpire. Il Sassuolo reagisce, pareggia, poi concede altre due reti in pochi minuti. Non era ancora arrivato il rosso a Thorstvedt ma giocare oltre un'ora in dieci contro questa Lazio rende comprensibile la goleada, non rende comprensibili i primi sedici minuti.

L'involuzione è soprattutto mentale

A inizio stagione il Sassuolo aveva battuto Torino e Juventus, pareggiato a Bologna e dato l'impressione di poter essere una delle squadre più interessanti del campionato. Adzic e Bakola sembravano due intuizioni già pronte per il grande palcoscenico, Esposito era arrivato fino alla Nazionale, la squadra giocava con leggerezza e personalità. Poi qualcosa si è inceppato. Oggi alla prima difficoltà il Sassuolo sembra perdere qualche centimetro di campo e parecchi metri di lucidità. La squadra si allunga, i reparti smettono di aiutarsi e quella proposta offensiva che aveva rappresentato il punto di forza diventa quasi un rischio, perché dietro non esiste più la struttura necessaria per sostenerla.

Il calcio di Aquilani non va necessariamente rinnegato. Ma va completato, perché si può essere moderni anche facendo una diagonale; si può essere propositivi anche vincendo un duello; e non c'è niente di antiquato nel mandare un pallone in tribuna quando la situazione lo richiede.

Il Sassuolo deve ricordarsi qual è il suo campionato

Prima della partita Palmieri aveva rimesso al centro la parola più importante: salvezza. Forse è proprio da lì che bisogna ripartire. Il Sassuolo delle prime giornate sembrava divertirsi. Quello delle ultime settimane sembra ancora convinto di poterlo fare, ma dimentica troppo spesso che prima bisogna sopravvivere.

Aquilani si è assunto tutte le responsabilità, dicendo che se ogni volta che gli avversari arrivano in area fanno gol significa che non sta allenando bene la squadra. È una frase dura, ma anche il punto da cui ricominciare. A questo punto non basta più dire che la squadra ha idee: deve dimostrare di avere anche nervi, equilibrio e fame perché le altre corrono, basta poco per essere risucchiati nel vortice. Lunedì prossimo ci sarà una sfida da dentro o fuori con la Fiorentina e i neroverdi non dovranno più sbagliare nulla. Così come io non dovrò più sbagliare un pronostico! Ma d'altronde, fare il giornalista non vuol dire essere un indovino...

Sezione: Editoriali / Data: Mer 28 ottobre 2026 alle 12:00
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
vedi letture