No, Alberto Aquilani non è il nuovo Roberto De Zerbi. E probabilmente sarebbe il primo a non volerlo essere. Epoche diverse, squadre diverse, carriere diverse e soprattutto appena cinque giornate di campionato sulle quali sarebbe abbastanza spericolato costruire paragoni definitivi. Eppure, osservando questo primo Sassuolo, qualcosa torna alla memoria:. Non tanto un modulo, una costruzione dal basso o qualche principio tattico particolare. Piuttosto un atteggiamento: l'idea che contro Atalanta, Torino, Bologna, Juventus o Monza il Sassuolo debba provare a fare la propria partita prima ancora di preoccuparsi di quella degli altri. Era uno dei tratti più riconoscibili del Sassuolo di De Zerbi. Sta diventando uno dei primi segni distintivi di quello di Aquilani. Dell'Aquilanismo.

Il punto di contatto è soprattutto qui. De Zerbi trasformò progressivamente il Sassuolo in una squadra che non modificava la propria ambizione in base al nome scritto sulla maglia dell'avversario. Poteva funzionare oppure no, poteva produrre alcune delle partite più belle di quegli anni oppure esporre la squadra a sconfitte dolorose, ma l'intenzione era riconoscibile: avere il pallone, comandare attraverso il gioco, portare uomini nella metà campo avversaria e accettare anche una quota di rischio.

Aquilani parte da presupposti differenti e sarebbe sbagliato sovrapporre i due allenatori. Ma nelle prime cinque giornate ha mostrato una convinzione simile: il Sassuolo non deve diventare un'altra squadra quando aumenta il livello dell'avversario.

Lo ha detto anche parlando della prossima sfida contro il Milan: "Sarà una partita difficile per noi, affronteremo una squadra forte, importante, ma noi siamo una squadra che cerca di fare le cose a prescindere dall'avversario, lo stiamo dimostrando a sprazzi secondo me e lo possiamo fare ancora meglio, dobbiamo prepararla bene con la giusta umiltà".

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La Juventus come manifesto, Monza come avvertimento

Il 3-2 contro la Juventus è stato finora il momento nel quale questa filosofia si è vista nella maniera più evidente. Il Sassuolo non si è limitato a resistere aspettando l'occasione giusta. Ha accettato una partita aperta, è passato in vantaggio, ha reagito nei momenti complicati e ha continuato a cercare qualcosa anche nel finale. Il gol di Adzic al 94' è stato il premio a una squadra che non aveva smesso di credere nella possibilità di vincerla.

Cinque giorni dopo, però, Monza ha mostrato l'altra faccia della stessa medaglia, perché voler giocare sempre non significa automaticamente giocare sempre bene. Il Sassuolo ha avuto possesso, occasioni e possibilità per indirizzare diversamente la partita, ma ha pagato errori individuali e poca concretezza. Muric sul primo gol, Esposito in occasione del rigore del 2-0, diverse opportunità non sfruttate prima della punizione di Adzic e del palo di Bowie nel recupero.

Anche il Sassuolo di De Zerbi attraversò una lunga fase nella quale alla qualità del gioco non corrispondeva necessariamente la capacità di governare tutti i momenti della partita. La crescita arrivò quando quella squadra imparò progressivamente che avere un'identità non significa dover giocare ogni pallone allo stesso modo. Aquilani è ancora molto lontano da quel punto del percorso. Ha appena cominciato.

Le differenze sono almeno importanti quanto le somiglianze

Il Sassuolo di De Zerbi aveva nel possesso uno dei propri tratti fondamentali. Costruzione paziente, ricerca dell'uomo libero, superiorità create attraverso il movimento e un'identità diventata progressivamente molto sofisticata. Quello di Aquilani, almeno in queste prime settimane, appare più verticale e diretto.

Matic può rallentare e governare il possesso, ma davanti ci sono giocatori che chiedono campo. Laurienté vuole attaccare l'uomo, Berardi cerca combinazioni e zone interne, Bakola può rompere una pressione portando il pallone, mentre Adzic ha mostrato una naturale capacità di arrivare rapidamente negli ultimi metri. Esposito e Bowie, pur con caratteristiche differenti, offrono ulteriori possibilità.

De Zerbi funzionò a Sassuolo proprio perché costruì qualcosa di personale. Se Aquilani vuole lasciare un'impronta altrettanto riconoscibile dovrà fare esattamente la stessa cosa: non imitare, ma trovare la propria strada. Proprio come sta facendo! La somiglianza può stare nell'ambizione, non necessariamente negli strumenti utilizzati per raggiungerla.

Anche i rischi ricordano qualcosa

Dopo cinque giornate il Sassuolo ha segnato nove gol e ne ha subiti altrettanti. La squadra produce, attacca, manda in gol tanti giocatori e ha già mostrato di poter creare problemi anche ad avversari costruiti per obiettivi molto differenti. Allo stesso tempo concede, commette errori e non ha ancora trovato quell'equilibrio necessario per trasformare una buona identità in continuità di risultati.

La tentazione, dopo una partita come quella di Monza, potrebbe essere quella di pensare che serva abbassarsi, rischiare meno, rinunciare a qualcosa. Probabilmente il lavoro più interessante sarà invece capire come mantenere l'ambizione mostrata finora riducendo gli errori che in Serie A vengono quasi sempre puniti.

Aquilani non deve essere il nuovo De Zerbi

C'è infine un'altra somiglianza, forse meno tattica e più legata all'ambiente. Sassuolo è stato negli anni un luogo nel quale allenatori giovani o ancora in costruzione hanno potuto sviluppare le proprie idee senza vivere ogni domenica come un referendum sulla propria panchina.

Lo stesso Aquilani lo ha riconosciuto parlando recentemente del club: "Io ho appena iniziato in Serie A, conosco le difficoltà di questo mestiere, e sono molto concentrato sul Sassuolo perché per me è un'opportunità seria. Ci sono persone serie, lavorano nel modo giusto, è sempre la persona a fare la differenza e penso che siano un po' unici in Italia da questo punto di vista". E poi ha aggiunto un concetto fondamentale: "Bisogna aver pazienza. Ha fatto tanti cambiamenti, ci saranno delle partite difficili da affrontare e mi auguro che non ci sia l'ossessione per il risultato perché è iniziato un nuovo ciclo e ci vuole tempo".

Dopo cinque giornate è troppo presto per sapere dove porterà quella di Aquilani. Contro la Juventus ha prodotto la notte più bella di questo inizio di stagione. A Monza ha mostrato quanto lavoro resti ancora da fare. Contro il Milan arriverà un altro esame. Aquilani però sembra non voler cambiare la domanda: non come può il Sassuolo sopravvivere al Milan?, ma come può il Sassuolo giocare contro il Milan? De Zerbi avrebbe probabilmente riconosciuto il concetto. Il modo di rispondere, invece, dovrà essere tutto di Aquilani.

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Sezione: News / Data: Ven 25 settembre 2026 alle 15:42
Autore: Manuel Rizzo
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