Tre partite consecutive, tre gol. Uno da titolare a Bologna, due entrando dalla panchina contro Juventus e Monza. Se Alberto Aquilani cercava indicazioni prima di decidere come utilizzare Vasilije Adzic dopo la sosta, il montenegrino gliene ha consegnate parecchie. E tutte portano verso la stessa domanda: quanto ancora si può tenere fuori un giocatore così? Il Sassuolo si ritrova improvvisamente con uno di quei problemi che ogni allenatore vorrebbe avere, perché Adzic sta trasformando ogni minuto ricevuto in un argomento per giocare quello successivo.

La premessa è necessaria: Adzic non è sempre partito dalla panchina. Aquilani gli aveva consegnato una maglia da titolare nelle prime tre giornate contro Atalanta, Torino e Bologna. Proprio al Dall'Ara era arrivato il primo gol in campionato con il Sassuolo, quello del momentaneo 2-1. Poi qualcosa è cambiato nelle gerarchie e contro la Juventus il classe 2006 è entrato soltanto nella ripresa. Gli sono bastati venti minuti.

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Adzic super dalla panchina

Al 94', sul 2-2, ha trovato il gol che ha fatto esplodere il Mapei Stadium e regalato al Sassuolo una vittoria destinata a rimanere tra le immagini più belle di questo avvio di stagione. Una settimana dopo, a Monza, Aquilani lo ha nuovamente lasciato fuori dall'undici iniziale. Adzic è entrato al 72' e al minuto 88 ha disegnato su punizione il 2-1, prima di mettere sulla testa di Bowie il pallone del possibile pareggio, terminato contro il palo.

Tre gol nelle ultime tre presenze in Serie A. Ma soprattutto due partite consecutive cambiate entrando a gara in corso. Adzic è devastante dalla panchina. Ma può bastare?

Adzic reclama spazio

Utilizzare Adzic quando gli avversari cominciano ad allungarsi ha una logica precisa. Il montenegrino ha tecnica, conduzione, tiro e capacità di attaccare gli spazi. Quando le distanze aumentano e il centrocampo avversario perde compattezza, le sue caratteristiche diventano ancora più difficili da contenere.

Contro Juventus e Monza lo si è visto chiaramente. Questo potrebbe spingere Aquilani a non cambiare nulla. Avere un calciatore capace di entrare nell'ultima mezz'ora e modificare la partita è un lusso, soprattutto in una Serie A nella quale le cinque sostituzioni hanno aumentato enormemente il peso delle alternative.

Ma esiste anche il ragionamento opposto: se Adzic riesce a produrre così tanto giocando venti minuti, perché concedergliene soltanto venti? È la domanda che accompagnerà probabilmente Aquilani durante la sosta, perché ormai non stiamo parlando soltanto di un giovane interessante da inserire progressivamente. Adzic ha già dimostrato di poter partire dall'inizio: nelle prime tre giornate è stato titolare e proprio a Bologna ha trovato il primo dei suoi tre gol consecutivi. In precedenza aveva anche servito un assist contro il Torino.

C'è poi un dato che rende ancora più interessante il suo rendimento. Nella graduatoria degli Expected Goals dopo cinque giornate che abbiamo analizzato, Adzic è arrivato a 1,90 xG, undicesimo valore della Serie A, trasformandoli in tre reti. Numeri che confermano la sua capacità di arrivare in zona pericolosa, ai quali va aggiunta una qualità che gli xG raccontano soltanto parzialmente: il tiro da fuori e sui calci piazzati. La punizione di Monza è l'esempio perfetto. Non serve entrare nell'area piccola quando hai un destro capace di spedire il pallone sotto l'incrocio.

Dove metterlo?

La questione non riguarda soltanto se farlo giocare, ma soprattutto dove. Adzic si considera un centrocampista offensivo. In una recente intervista ha spiegato di sentirsi un "8 o un 10", definizione che fotografa abbastanza bene la sua natura: non una mezzala tradizionale, non un trequartista obbligato a vivere alle spalle della punta, ma un giocatore che ha bisogno di libertà per ricevere, avanzare e cercare la porta.

Il Sassuolo ha Matic come riferimento centrale, Thorstvedt garantisce fisicità e inserimenti, Bakola sta crescendo rapidamente e Lipani rappresenta un'altra soluzione importante. In attacco ci sono Berardi, Laurienté, Esposito, Bowie e Dominguez. Insomma, non basta prendere Adzic e aggiungerlo all'undici: ogni scelta modifica qualcosa.

Ma quando un giocatore comincia a decidere partite con questa frequenza, l'allenatore deve almeno chiedersi se non sia arrivato il momento di modificare qualcosa proprio per lui. Adzic stesso, dopo la vittoria contro la Juventus, aveva parlato della fiducia ricevuta da Aquilani e dell'importanza che sente di avere all'interno del gruppo. E in un'altra intervista aveva spiegato perché avesse scelto Sassuolo: giocare con continuità e trovare un ambiente nel quale dimostrare il proprio valore.

Alla ricerca della continuità

La parola decisiva, allora, potrebbe essere proprio quella: continuità. Non significa necessariamente trasformarlo in un titolare fisso dalla prossima partita. Significa però che la concorrenza è cambiata. Prima Adzic doveva convincere Aquilani a concedergli spazio; adesso sono gli altri a dover dimostrare di meritare quei minuti più di lui.

Dopo la sosta arriverà il Milan e sarà interessante capire quale scelta farà l'allenatore. Continuare con Adzic come carta da giocare nella ripresa avrebbe una sua logica. Rimetterlo dall'inizio ne avrebbe altrettanta.

Per Aquilani è un problema. Ma è probabilmente il problema più bello che il Sassuolo potesse ritrovarsi dopo cinque giornate: avere un ventenne che continua a segnare e che, partita dopo partita, sta rendendo sempre più complicato spiegargli perché dovrebbe aspettare in panchina.

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Sezione: News / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 15:37
Autore: Sarah G. Comotto
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