Le copertine, nel calcio, non si assegnano a luglio. Puoi comprarle al mercato, immaginarle durante il ritiro, perfino stamparle in anticipo, ma poi decide sempre il campo chi deve finirci sopra. E quello delle prime cinque giornate ha consegnato al Sassuolo tre volti che forse, soltanto qualche mese fa, in pochi avrebbero messo davanti a tutti: Vasilije Adzic, Darryl Bakola e Simone Cinquegrano. Tre storie diverse, unite però da un filo abbastanza evidente. Dentro c'è il mercato di Francesco Palmieri, tra gennaio e l'ultima estate, ma c'è soprattutto quella vecchia abitudine neroverde di cercare ragazzi da costruire invece di aspettare che siano già costruiti.

È presto, naturalmente. Cinque giornate non fanno una stagione e settembre ha già prodotto abbastanza sentenze da poter riempire un tribunale. Ma qualche indicazione comincia a essere leggibile. Il Sassuolo di Alberto Aquilani ha sette punti, ha battuto Torino e Juventus, pareggiato a Bologna e perso contro Atalanta e Monza. Soprattutto, però, ha scoperto che alcune delle sue facce più interessanti non sono necessariamente quelle che avremmo indicato prima del campionato.

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Adzic in vetrina ma non solo

Adzic è quello che ha fatto più rumore. Il montenegrino arrivato dalla Juventus ha impiegato pochissimo per trasformarsi da investimento sul talento a problema — piacevolissimo — per Aquilani. Gol a Bologna, rete decisiva al 94' contro la Juventus e punizione dell'88' a Monza, dove ha anche confezionato il cross dal quale Bowie ha colpito il palo nel recupero. La continuità con cui sta incidendo ha già aperto inevitabilmente il dibattito sul suo utilizzo: arma devastante dalla panchina o giocatore al quale cominciare a consegnare stabilmente una maglia dall'inizio?

Poi c'è Darryl Bakola, storia diversa ma altrettanto significativa. Il Sassuolo lo aveva portato in Emilia a gennaio, anticipando la concorrenza e inserendolo gradualmente dentro il proprio progetto. Oggi Aquilani gli sta concedendo spazio vero e la Francia ha risposto convocandolo per la prima volta nell'Under 21: non una certificazione definitiva, perché a diciotto anni sarebbe assurdo parlare di traguardi, ma sicuramente un'indicazione sulla considerazione che il ragazzo sta guadagnando anche fuori dall'Italia.

E infine Simone Cinquegrano, forse la storia più sassolese delle tre, perché Cinquegrano non è stato cercato nell'ultima finestra di mercato e non è arrivato accompagnato dalle etichette normalmente riservate ai grandi talenti internazionali. È cresciuto dentro il club, ha cambiato ruolo, ha aspettato e adesso si è preso la fascia destra. A Bologna ha servito l'assist per il gol di Doig e pochi giorni dopo il Sassuolo gli ha allungato il contratto fino al 2032. Lo stesso giocatore ha riconosciuto pubblicamente il ruolo avuto da Palmieri nella sua trasformazione in terzino.

Adzic, Bakola, Cinquegrano. Mercato estivo, mercato di gennaio, settore giovanile. Tre strade diverse che finiscono nello stesso Sassuolo. Un direttore sportivo viene inevitabilmente giudicato per gli acquisti più costosi, per il centravanti preso negli ultimi giorni di mercato o per la trattativa che occupa le prime pagine. Ma esiste anche un lavoro meno rumoroso: anticipare un talento, accompagnarlo, trovargli un percorso e soprattutto consegnarlo all'allenatore nel momento giusto. Cinquegrano, Bakola e Adzic raccontano tre declinazioni differenti della stessa idea.

Matic la certezza, Berardi-Laurienté a diesel

In mezzo a questa improvvisa gioventù c'è poi un signore di 38 anni che sembra essersi dimenticato di controllare la carta d'identità. Nemanja Matic è la vecchia guardia che resiste. Non ha bisogno di correre più degli altri perché spesso sa già dove finirà il pallone. Aquilani gli ha affidato il centro della squadra e il serbo sta rispondendo con personalità, letture e qualità. Contro la Juventus è stato tra i protagonisti della grande notte del Mapei, servendo anche Esposito nell'azione dell'1-0, mentre a Bologna aveva già offerto una prestazione di alto livello.

E poi ci sono loro, quelli che fino a poco tempo fa non avevano bisogno di presentazioni perché erano automaticamente la fotografia del Sassuolo: Domenico Berardi e Armand Laurienté.

Mimmo ha già lasciato il segno contro il Torino, segnando il gol decisivo, ma il suo avvio di stagione va inevitabilmente letto attraverso una condizione fisica ancora da portare al massimo. Si sono visti lampi, alcune giocate delle sue, la capacità di attirare sempre due avversari e di cambiare il peso offensivo della squadra, ma non ancora il Berardi capace di prendere una partita e tenerla nelle proprie mani per novanta minuti. È comprensibile: il percorso verso il cento per cento richiede tempo.

Laurienté, invece, ha avuto maggiore continuità. Aquilani difficilmente rinuncia al francese e la sua presenza nell'undici iniziale è diventata quasi una costante. Partecipa alla manovra, dà profondità, costringe le difese a preoccuparsi della sua accelerazione e sembra più dentro la partita rispetto ad alcuni momenti del passato. Gli manca ancora ciò che per un attaccante cambia inevitabilmente la percezione di tutto il resto: il gol.

C'è ancora margine di crescita

Il Sassuolo non ha ancora ricevuto il massimo dai suoi due uomini offensivi più rappresentativi, eppure ha già trovato protagonisti nuovi. Matic garantisce esperienza e ordine, Berardi sta recuperando la migliore condizione, Laurienté cerca il primo gol; nel frattempo Adzic, Bakola e Cinquegrano hanno accelerato i tempi.

Non sappiamo ancora dove arriveranno. Cinque partite sono troppo poche per trasformare un buon settembre in una consacrazione e il Sassuolo conosce bene quanto possa essere sottile la distanza tra un giovane promettente e un giocatore realmente affermato.

Ma il primo risultato del lavoro di Palmieri è già visibile: Aquilani non deve aspettare soltanto il ritorno al massimo livello di Berardi e Laurienté per trovare qualcosa di nuovo. Qualcosa, nel frattempo, è già arrivato. E ha poco più di vent'anni.

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Sezione: News / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 09:10
Autore: Manuel Rizzo
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