Meno fischi, più calcio e un VAR chiamato a intervenire soltanto quando l'errore dell'arbitro è davvero chiaro. Daniele Orsato non cambia strada. Dopo le prime cinque giornate di Serie A, il nuovo designatore ha incontrato a Lissone società e allenatori per tracciare un primo bilancio della stagione arbitrale: sul tavolo numeri, filmati e soprattutto gli episodi che hanno fatto discutere in questo avvio di campionato. Alcuni sono stati promossi, altri invece riconosciuti apertamente come errori. Cinque quelli principali ammessi nel corso del confronto, quattro in Serie A e uno in Coppa Italia. Ma il messaggio più importante è un altro: il metro scelto all'inizio della stagione resterà lo stesso fino a maggio.

L'incontro è durato circa due ore e si è svolto in un clima definito sereno. Erano rappresentate tutte le società di Serie A, mentre diversi allenatori hanno partecipato personalmente al confronto. Gli assenti, tra i quali Massimiliano Allegri, Gian Piero Gasperini, Maurizio Sarri, Massimiliano Alvini ed Eusebio Di Francesco, hanno inviato i propri collaboratori. Davanti a loro Orsato e il direttore tecnico dell'AIA Domenico Messina hanno illustrato la filosofia che guiderà gli arbitri durante il campionato.

Il principio è semplice: non interrompere le partite per ogni minimo contatto. L'obiettivo è aumentare la fluidità del gioco e avvicinarsi maggiormente agli standard internazionali. Orsato lo ha sintetizzato così: "L'obiettivo è quello di favorire il gioco del calcio e non fischiare i minimi contatti. Una linea che manterremo uguale fino al termine del campionato". Messina ha confermato che, pur lavorando sugli errori commessi, l'AIA non intende modificare l'impostazione tecnica scelta.

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VAR meno presente, ma non spento

Lo stesso discorso riguarda il VAR. Nessuna abolizione silenziosa della tecnologia, naturalmente, ma un utilizzo più circoscritto rispetto al recente passato. La sala di Lissone deve intervenire davanti a un chiaro ed evidente errore oppure quando l'arbitro non ha avuto la possibilità di valutare correttamente un episodio. Non dovrà invece diventare uno strumento per riesaminare ogni contatto dubbio o per sostituire sistematicamente il giudizio preso sul terreno di gioco.

La filosofia è evidente anche nei numeri: nei primi quattro turni si era registrata una sola on field review e appena due overrule, valori nettamente inferiori rispetto alle stagioni precedenti.

Durante l'incontro, però, Orsato non si è limitato a difendere il nuovo corso. Sono stati mostrati numerosi episodi e il designatore ha riconosciuto apertamente alcune decisioni sbagliate. Il caso più recente riguarda Juventus-Atalanta. La trattenuta prolungata di Kalulu su Rowe doveva portare al calcio di rigore per la formazione bergamasca. Non soltanto avrebbe dovuto intervenire l'arbitro sul terreno di gioco: in assenza del fischio, secondo la valutazione illustrata a Lissone, sarebbe dovuto arrivare anche l'intervento del VAR.

Un episodio che ha irritato particolarmente il designatore perché pochi giorni prima si era verificata una situazione simile in Fiorentina-Pisa di Coppa Italia: anche la trattenuta di Caracciolo su Pellegrino è stata giudicata meritevole del calcio di rigore. Due casi ravvicinati e appartenenti alla stessa tipologia di fallo, proprio ciò che Orsato vuole evitare nel prosieguo della stagione.

Gli altri errori riconosciuti

Nella lista delle decisioni giudicate negativamente rientra anche Fiorentina-Frosinone, partita nella quale sono stati individuati due errori: il mancato rigore per l'intervento su Monterisi e la mancata espulsione di Jimenez.

Bocciata anche la decisione di non assegnare un penalty al Milan per il fallo di mano di Vlasic in Torino-Milan, mentre in Como-Parma Caqueret avrebbe dovuto essere espulso per il duro intervento su Britschgi. Su quest'ultimo episodio Cesc Fabregas avrebbe manifestato una valutazione differente durante il confronto, ma la posizione del designatore è rimasta netta: era cartellino rosso e, in assenza della decisione corretta sul campo, il VAR avrebbe dovuto intervenire.

Non tutte le situazioni contestate in queste settimane, però, sono state considerate errori. Per Orsato è stato regolare il gol del Milan contro la Juventus: il contatto di De Winter su Kolo Muani nell'azione non è stato valutato come un pestone tale da invalidare la rete. Corretta anche la scelta di non concedere rigore per l'intervento di Gagliardini su N'Dri in Cagliari-Lecce.

Più particolare la valutazione di altre due situazioni. La spinta di De Bruyne nell'azione del gol del Napoli contro il Genoa e il contatto Heggem-Oristanio nel finale di Bologna-Torino sono stati considerati episodi da campo: l'arbitro li aveva osservati direttamente e aveva preso una decisione. Una valutazione differente sul terreno di gioco sarebbe stata accettabile, ma non esistevano gli estremi per un intervento successivo del VAR.

Più gioco effettivo e meno fischi

A sostenere il nuovo corso ci sono soprattutto le statistiche illustrate durante l'incontro. Il tempo effettivo medio è salito fino a 59 minuti e 31 secondi, oltre cinque minuti e mezzo in più rispetto alle stagioni precedenti. Parallelamente è diminuito il numero dei falli: dopo i primi turni la media indicata dall'AIA è di circa 22,6 a partita, mentre nello stesso periodo dello scorso campionato era superiore a 26.

In diminuzione anche i provvedimenti disciplinari. La media delle ammonizioni è scesa a 3,03 per gara, contro 3,53 della passata stagione, mentre le espulsioni registrate sono due. Nei primi quattro turni erano stati assegnati soltanto due rigori, contro i nove dello stesso periodo del campionato 2025/26.

Numeri ai quali va aggiunto un altro aspetto: con l'aumento del tempo effettivo e dell'intensità, anche agli arbitri viene richiesto uno sforzo atletico superiore. Il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli ha sottolineato come oggi un direttore di gara possa percorrere 12-13 chilometri durante una partita, evidenziando quindi l'importanza del posizionamento sul quale Orsato ha insistito durante la riunione.

Il primo bilancio della gestione Orsato, dunque, non nasconde gli errori ma non modifica la direzione intrapresa. L'arbitro deve tornare a essere il centro della decisione, il VAR deve correggere l'errore evidente e non trasformarsi in un secondo direttore di gara, mentre i contatti leggeri dovranno essere assorbiti maggiormente dal gioco.

La vera sfida comincia adesso: mantenere lo stesso metro per l'intera stagione. Perché cinque giornate possono servire a indicare una strada; farla rispettare fino a maggio, senza oscillazioni da una domenica all'altra, sarà il test decisivo del nuovo corso arbitrale.

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Sezione: News / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 10:15
Autore: Manuel Rizzo
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