Un pallone che Muric avrebbe dovuto trattenere, un intervento evitabile di Esposito su Dany Mota e nel giro di dodici minuti Monza-Sassuolo è passata dallo 0-0 al 2-0. Il punto non è trovare due colpevoli e sistemarli sul banco degli imputati. Sarebbe troppo facile e, soprattutto, sbagliato. La domanda interessante è un'altra: il Sassuolo sta pagando troppo cari i propri errori individuali? Perché la squadra di Alberto Aquilani ha dimostrato di avere qualità, talento e capacità di creare occasioni, ma deve ancora imparare una delle lezioni meno romantiche della Serie A: puoi giocare bene per lunghi tratti, ma spesso basta sbagliare due volte per compromettere tutto.

Monza è stato l'esempio più evidente. Nel primo tempo il Sassuolo aveva avuto occasioni importanti per passare in vantaggio: Berardi si era trovato davanti a Törnqvist, Thorstvedt era stato liberato da uno splendido colpo di tacco di Esposito e lo stesso attaccante aveva impegnato il portiere brianzolo. La partita era rimasta sullo 0-0 soprattutto grazie alle parate del numero uno del Monza. Poi, nella ripresa, il copione è cambiato in pochi minuti.

Al 51' Cinquegrano perde Varela sul calcio d'angolo, il portoghese colpisce di testa e Muric prova a bloccare un pallone centrale senza riuscirci: la sfera gli sfugge dalle mani, tocca il palo e termina in rete. Dodici minuti dopo Esposito interviene su Dany Mota dentro l'area, l'arbitro indica il dischetto e Varela firma il 2-0. Due episodi differenti, ma accomunati dallo stesso risultato: il Monza non perdona.

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Non è un processo a Muric ed Esposito

Sarebbe ingeneroso trasformare quella sconfitta in un referendum sul portiere o sull'attaccante. Muric aveva già offerto prestazioni importanti in questo avvio di stagione e un errore, per quanto evidente, non cancella quanto fatto in precedenza. Esposito, dall'altra parte, sta diventando sempre più centrale nel progetto tecnico di Aquilani: contro il Monza, prima del fallo da rigore, aveva anche inventato di tacco il pallone che aveva mandato Thorstvedt davanti al portiere. La stessa giocata è la dimostrazione di quanto possa essere fuorviante giudicare novanta minuti attraverso un singolo episodio.

Il problema, semmai, è collettivo, perché l'errore individuale non nasce sempre dal nulla. Sul primo gol, prima della presa mancata di Muric, c'è Varela lasciato libero di colpire. Sul secondo c'è un'azione che porta Dany Mota dentro l'area e costringe Esposito, un attaccante, a intervenire in una zona nella quale ogni movimento deve essere misurato. La responsabilità finale può appartenere a un singolo, ma spesso ciò che accade prima riguarda tutta la squadra.

Crescere significa anche sbagliare meno

Questo Sassuolo è stato costruito puntando molto su talento, tecnica e gioventù. Adzic ha vent'anni, Bakola diciotto, Cinquegrano ventidue, Esposito ventiquattro, Bowie ventiquattro. Attorno a loro ci sono giocatori esperti come Matic, Berardi e Laurienté, ma una parte importante del nuovo progetto neroverde passa inevitabilmente dalla crescita di ragazzi che devono ancora completare il proprio percorso.

La qualità si vede già. La gestione dei momenti, invece, può ancora migliorare. A Bologna il Sassuolo era stato avanti due volte e aveva avuto diverse opportunità per chiudere la partita, ma nel recupero Dovbyk ha trovato il 2-2. Contro la Juventus è successo praticamente l'opposto: i neroverdi hanno avuto la forza di reagire nei momenti più complicati e vincere una partita diventata caotica nel finale. A Monza, invece, dodici minuti negativi sono stati sufficienti per compromettere quanto costruito in precedenza.

Sono tre partite che raccontano tre versioni della stessa squadra. Ed è normale, almeno fino a un certo punto. Aquilani sta lavorando su un gruppo profondamente rinnovato, con gerarchie ancora in costruzione e tanti giocatori giovani. Pretendere che dopo cinque giornate abbia già la gestione delle partite di una squadra che gioca insieme da tre anni sarebbe irrealistico.

Nessun processo

Il Sassuolo deve ridurre il numero delle situazioni nelle quali concede all'avversario qualcosa che non è stato costruito attraverso il gioco. Non significa eliminare gli errori: nessuna squadra può farlo. Significa limitarli, riconoscere prima il pericolo, capire quando è necessario rischiare e quando invece bisogna scegliere la soluzione più semplice.

Non servono processi a Muric, che alla prossima partita potrebbe salvare un risultato. Non servono processi a Esposito, che pochi giorni prima aveva segnato alla Juventus e che resta uno degli investimenti tecnici più interessanti dell'ultimo mercato. Servono invece attenzione, esperienza e quella maturità che non si compra negli ultimi giorni di agosto.

Dopo cinque giornate il Sassuolo ha già dimostrato di poter fare male praticamente a chiunque. Il passaggio successivo è più complicato: smettere, per quanto possibile, di fare male a se stesso.

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Sezione: News / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 18:15
Autore: Sarah G. Comotto
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