In Europa, in questi giorni, si parla di guerra ibrida: attacchi informatici, falsi allarmi bomba, sistemi messi sotto pressione, minacce che arrivano da direzioni diverse e spesso senza che sia immediatamente chiaro da dove sia partito il colpo. Le autorità stanno indagando su decine di segnalazioni che hanno interessato voli europei, mentre anche l'Italia è stata coinvolta da cyberattacchi e allarmi risultati infondati. Senza voler confondere naturalmente il calcio con questioni molto più serie, anche il Sassuolo di Alberto Aquilani sembra essersi infilato nella propria piccola guerra ibrida, perché ormai viene attaccato ovunque. Dal centro, dalle fasce, in transizione, su palla inattiva, dopo un errore individuale e persino quando prova a difendere con un uomo in più nella linea arretrata. A Roma Aquilani ha cambiato sistema, passando alla difesa a tre per provare a mettere un firewall davanti a Muric. Risultato: il sistema è stato bucato lo stesso.

Cambia il modulo, non cambia il Sassuolo

La parte più preoccupante della serata dell'Olimpico non è nemmeno il risultato. Perdere a Roma ci può stare, perdere contro una squadra più forte non è un reato calcistico e nemmeno un motivo sufficiente per processare un allenatore. Il problema è come il Sassuolo perde. Contro la Fiorentina Aquilani aveva parlato della fragilità della squadra dopo il primo episodio negativo. A Roma è arrivata una dimostrazione pratica, quasi didattica. Hermoso segna al 27'. Tre minuti dopo arriva l'autogol di Walukiewicz. Fine delle trasmissioni. Sono 19 reti subite nelle ultime cinque giornate. Difficile chiamarla soltanto sfortuna. A un certo punto, se ogni settimana suona l'allarme, bisogna controllare anche l'impianto.

Aquilani è colpevole di tutto? No. Ma adesso rischia davvero

Sarebbe troppo facile consegnare ad Aquilani il badge di unico responsabile, revocargli l'accesso al Mapei Football Center e considerare risolto il problema. Non funziona così. Aquilani aveva mostrato qualcosa e non va cancellato perché oggi fa comodo. La vittoria contro la Juventus, il pareggio con il Milan, alcune prestazioni dei primi mesi non erano allucinazioni collettive, ma l'allenatore è quello che deve impedire alla squadra di smettere di funzionare. E oggi il Sassuolo non funziona. Non funziona a quattro, non ha funzionato a tre. Non funziona quando deve comandare e non funziona quando deve aspettare. Non riesce a proteggersi, ma soprattutto non riesce più a reagire: questo è il vero capo d'accusa. Ed è per questo che oggi la posizione di Aquilani è realmente a rischio.

La società adesso deve scegliere, non galleggiare

La sosta arriva nel momento perfetto per una decisione e nel momento peggiore per nascondersi. Il Sassuolo deve capire se crede ancora nel proprio allenatore. Se la risposta è sì, allora bisogna andare avanti senza mezze misure. Fiducia vera, non quella che dura fino al prossimo gol subito o fino al prossimo ko. Aquilani va sostenuto e deve avere la possibilità di lavorare due settimane sapendo che toccherà ancora a lui provare a rimettere insieme la squadra. Se invece la società ritiene che il rapporto con il gruppo abbia perso forza, allora è questo il momento per cambiare. Roberto D'Aversa, presente all'Olimpico secondo Sportitalia, è uno dei profili che potrebbero entrare nelle valutazioni, anche se al momento non risultano contatti tra le parti. Non è ancora il sostituto di nessuno. È un nome dentro uno scenario che fino a qualche settimana fa non esisteva e che adesso non può più essere escluso. Il rischio sarebbe scegliere la terza strada: aspettare semplicemente perché decidere è difficile, quella sì sarebbe pericolosa.

Nelle cronache europee di questi giorni gli esperti spiegano che lo scopo degli attacchi ibridi è spesso creare confusione, insicurezza, paralizzare la capacità di risposta più ancora che produrre un singolo danno. Nel calcio, con proporzioni infinitamente meno drammatiche, il Sassuolo sembra prigioniero dello stesso meccanismo psicologico: prende un colpo e perde il controllo della situazione. La buona notizia è che qui non servono intelligence, caccia militari o esperti di cybersicurezza, servono cose molto più banali: una squadra corta, undici giocatori che reagiscano insieme, qualcuno che vinca un duello e la convinzione che prendere un gol non significhi automaticamente prepararci al successivo. Aquilani deve dimostrare di poter ricostruire tutto questo. A meno che il Sassuolo non decida di togliergli le chiavi del sistema...

Sezione: Editoriali / Data: Dom 08 novembre 2026 alle 10:45
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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