Ciccio Caputo, centravanti del Sassuolo, ha parlato alla Gazzetta dello Sport, dicendo la sua sull'arrivo al Sassuolo ma non solo. Il centravanti neroverde ha raccontato le sue precedenti esperienze, l'anno di Empoli e anche le difficoltà incontrate a Bari. Ecco le sue parole.

Caputo, da sei anni va sempre in doppia cifra. Qual è il segreto della continuità?
"L'equilibrio a livello mentale: vivere con serenità i momenti negativi e con consapevolezza quelli positivi. E poi bisogna lasciare i problemi della vita fuori dal campo. Il gol è sempre il gol, in A è solo più bello".

Nella scorsa Serie A è stato l'unico calciatore di movimento ad aver giocato 3420 minuti su 3420. Si è mai chiesto come mai?
"Andreazzoli mi lasciava in campo anche se giocavo male, perché era convinto che potessi essere decisivo all'improvviso. Anche Iachini non mi ha mai cambiato. Ma ho rischiato di stare fuori: alla quartultima giornata mi sono rotto un dito del piede sinistro, fino a quel momento non avevo saltato nemmeno un allenamento. Da lì in avanti non mi sono più allenato: giocavo solo le partite".

Nell'anno di squalifica per il calcioscommesse ha temuto che tutto fosse finito?
"All'inizio sì, era una situazione molto più grande di me. Ma io sapevo di essere innocente e quello a cui tenevo davvero era l'assoluzione nell' inchiesta penale, che arrivò puntuale già in primo grado rasserenandomi nel modo più assoluto. La giustizia sportiva è strutturata in modo tale che difendersi è difficile. E questo aspetto andrebbe rivisto, è un problema serio che genera rabbia e amarezza.
Quell' ingiustizia mi ha dato una grande forza".

Finalmente sfiderà Conte in A dopo aver giocato con lui a Bari e Siena.
"Conte aveva qualcosa in più, si intuiva chiaramente. Aveva l'ambizione di arrivare in fretta in un grande club. Mi ha insegnato a non mollare mai. Qualche mese fa è venuto a Empoli a vedere gli allenamenti e mi ha detto di avermi trovato cresciuto e maturato. Però quest'anno dovrò fargli gol...".

Lei è di Altamura. A Bari ha segnato tanto, ma ha avuto anche qualche problema. È davvero difficile essere profeti in patria?
"Un po' sì. Ho fatto tanti gol, ma dopo la squalifica la società era cambiata e quando mi offrirono la fascia di capitano alcuni tifosi ipotizzarono che l'avessi voluta io. Capii che il rapporto si era rovinato e chiesi la cessione. Non provo rancore, solo dispiacere"

Quanto sono importanti le radici?
"Per me tantissimo. Tutti i miei familiari vivono ancora ad Altamura. Io lì ho aperto un centro sportivo con la scuola calcio e produco una birra che si fa con il pane della nostra terra. Però se ti impegni per la tua zona, qualcuno crede che tu voglia fare il fenomeno... Comunque sono felice e da settembre ci sarà una novità per quanto riguarda la Birra Pagnotta: metteremo sul mercato anche la rossa, oltre alla bionda".

La retrocessione con l' Empoli: si è fatto delle domande?
"Mille. Non saremmo dovuti arrivare all' ultima giornata così: fu il nostro unico errore. Ma l'ultimo mese è stato incredibile, lo ricordo con il sorriso perché è stato emozionante, fantastico. Sentivamo il profumo della salvezza e a San Siro contro l'Inter giocammo una partita meravigliosa. Nainggolan a fine gara mi disse: 'Ciccio, mi dispiace. Ma dovevate salvarvi prima'. Aveva ragione".

A San Siro nel finale l'Empoli ebbe tre occasioni clamorose, una capitò a lei. Solo davanti ad Handanovic, passò invece di tirare. Lo rifarebbe?
"Scelsi di passare perché avrei centrato Handanovic: era stato bravissimo a chiudermi lo specchio. Farias era solo a due metri dalla porta. Non so come riuscì D'Ambrosio a colpire la palla e mandarla sulla traversa senza fare autogol".

Si è già inserito negli schemi di De Zerbi?
"È un gioco che mi piace tantissimo, offensivo. De Zerbi mi avrebbe voluto già a Foggia e a Palermo. Mi ha detto che gli serviva un attaccante che finalizzasse il gioco. Mi chiede movimenti per legare la manovra con le mezzali, ma anche di attaccare la profondità e la porta".

La sua storia cosa può insegnare ai giovani?
"Che le cose vanno conquistate. Adesso i giovani hanno tutto e subito. E invece bisogna lottare e meritarsi ogni cosa. Io sono arrivato in A tardi, ma me la sono meritata. È facile guadagnare in fretta due soldini, ma bisogna mantenere la fame e l'ambizione. Vedo tanti ragazzi che appena il motore della loro macchina fa un bel rumore si sentono arrivati. Lo vede questo tatuaggio sul polpaccio? C' è scritto: "Insisti, resisti, raggiungi, conquisti". È il mio modo di affrontare la vita".

Sezione: News / Data: Mer 14 Agosto 2019 alle 14:42
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
Vedi letture
Print