Il Sassuolo a Torino è sembrato uno di quei dossier UFO desecretati dagli americani: tutti ne parlano con aria misteriosa, qualcuno giura di aver visto grandi cose, ma alla fine le prove concrete spariscono sempre sul più bello. Per cinquanta minuti all'Olimpico Grande torino è sembrato il Sassuolo che può vincere ovunque, poi il Toro ha attivato il suo bonus “imbattibilità casalinga” e i neroverdi sono diventati una Panda diesel che provava a tenere il passo di una Ferrari mentre il pilota è distratto a mandare vocali su WhatsApp.

I neroverdi hanno giocato una partita che definire schizofrenica sarebbe quasi un complimento. Un po’ come certi reality di questa settimana: inizi con l’illusione della dignità e finisci con gente che litiga per una brioche davanti alle telecamere. Ecco, il Sassuolo uguale. Le buone intenzioni, la maleducazione (semi-cit.). Peccato perché il Sassuolo era ancora in corsa per il settimo posto e aveva a favore anche gli scontri diretti con l'Atalanta (domani attesa dalla sfida al Milan).

Grosso è stato costretto a rivedere la formazione per alcune defezioni (Idzes e Turati su tutti, in panchina inizialmente Berardi e Koné), ha rispolverato Muric e Doig, tra i peggiori ieri insieme a Volpato. Il sogno Conference League sfuma ma al suo Sassuolo, in generale, non si poteva chiedere di più. Resta l'amaro in bocca per non aver saputo costruire sul gol del vantaggio di Thorstvedt un'altra vittoria, con la squadra che nella seconda parte della ripresa ha abbassato i giri e si è fatta sopraffare dai granata con i gol segnati nel giro di 5 minuti da Simeone e poi dal redivivo Pedersen che, ironia della sorte, ha segnato il suo primo gol italiano proprio al Sassuolo, la squadra che lo ha portato in Italia prelevandolo dal Feyenoord, rispedendolo al mittente dopo la retrocessione.

Per lunghi tratti la squadra di Grosso ha dato l’impressione di poter controllare la partita. Poi però, improvvisamente, si è aperto quel classico portale dimensionale che il Sassuolo conosce benissimo: entrata da squadra organizzata, uscita da comparsa tragicomica con la leggerezza di chi apre Facebook convinto di leggere notizie e si ritrova dopo venti minuti a guardare video complottisti sui rettiliani che governano Sanremo.

La sensazione è che questa squadra abbia ancora il brutto vizio di sentirsi adulta solo perché veste bene. Ma il campionato non è una sfilata di Pitti Uomo: è una rissa elegante dove bisogna anche sporcarsi le scarpe. E ieri il Torino aveva gli anfibi, il Sassuolo le pantofole. Si salvano le idee, forse. Ma le idee senza cattiveria agonistica sono come i tweet motivazionali alle 7 del mattino: belli da leggere, inutili quando ci si mette all'opera!

P.S.

Ho scritto un altro libro, ve lo avevo già anticipato. Stavolta sul Sassuolo Calcio. Il racconto della cavalcata dello scorso anno dalla Serie B alla Serie A: "Sassuolo, la promessa mantenuta". Sottotitolo: la seconda promozione non si scorda mai. Per un po' vi romperò le balle con la pubblicità. Concedetemelo. Dietro ci sono mesi di lavoro e sono davvero contento di poter condividere questo progetto con voi, soprattutto con i tantissimi che mi hanno sempre dimostrato grande affetto. All'interno c'è anche la prefazione di Giovanni Carnevali. Spero possiate apprezzarlo. Per ora lo trovate solo su Amazon sia in versione cartacea che versione ebook (clicca qui), dalla prossima settimana sarà disponibile anche nelle librerie di Sassuolo e al Bar Luana. Acquistatelo, leggetelo, spargete la voce e lasciate una recensione! Grazie a chi lo farà! Presto ci sarà la presentazione e anche un firma-copie! Stay tuned!

Sezione: Editoriali / Data: Sab 09 maggio 2026 alle 11:07
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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