Beppe Bergomi, intervistato da La Repubblica, ha fatto il punto dopo la vittoria dello Scudetto da parte dell'Inter, fissando il momento chiave della cavalcata nerazzurra "dopo il ritorno col Como. Le inseguitrici hanno perso spinta, hanno cominciato a perdere. Altro momento topico: l’uscita dalla Champions col Bodø, che è stata dolorosa ma ha aiutato a salvare energie. Il gol decisivo della stagione? Quello di Çalhanoglu contro la Roma, che ha dato coraggio alla squadra e ha creato la premessa per una ripresa stupenda".

Grandi meriti a Cristian Chivu. "È stato bravo a riconoscere il lavoro di Inzaghi e ad aggiungere le sue idee, senza guastare gli automatismi e senza mettere in difficoltà i giocatori. Sapevo che avrebbe fatto bene. Roberto Samaden, a lungo responsabile del settore giovanile, diceva che Cristian entra nel cuore dei suoi calciatori. Così è stato".

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Poi ha proseguito "Gli infortuni delle altre? All’Inter sono mancati Dumfries, Çalhanoglu, Lautaro, e nel finale di stagione anche Bastoni, che oltre ai guai fisici ha subito una gogna pubblica ingiustificata. Ha sbagliato, ma si è preso le sue responsabilità. Una sua partenza? Dipenderà dalle offerte. Ha grande valore, non lo si può svendere. Lo vedo bene in Spagna, come in Premier League. Leggo di Muharemovic, mi piace: mancino, attento, può giocare sia a tre sia a quattro. Confermerei De Vrij come riserva. E servirebbe un difensore veloce".

Per gli altri reparti invece "vorrei un centrocampista tecnico e fisicamente forte, come Koné, Rabiot o Khéphren Thuram. E qualcuno che salti l’uomo, alla Nico Paz. È eccezionale, anche se è difficile prenderlo al Real Madrid. Ma la tipologia è quella. Le fasce? Mi piace tanto Palestra, ma è caro anche lui. L’Inter in questi anni è stata brava a costruirsi una base italiana, un collante forte. La Juve ha vinto nove scudetti così. Una rivoluzione? Sì, ma senza rischiare troppo. Se non vai in Champions, oggi è un disastro. Devi mantenere un’ossatura che ti garantisca la qualificazione. Bayern e Psg, in campionati meno competitivi, sono sicuri di andarci. La serie A è diversa. L'obiettivo della prossima stagione? Vincere il campionato. E non vale solo per l’Inter. Milan, Napoli e Juve non possono dire 'puntiamo ai posti Champions'. Non è giusto verso i tifosi. La Champions è un’opportunità, ma è complessa: con la nuova formula, se non arrivi tra le prime otto, poi è durissima".

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Sezione: News / Data: Mar 05 maggio 2026 alle 17:24
Autore: Sarah G. Comotto
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