E te pareva! Complimenti al Giudice Sportivo, complimenti a Rapuano, complimenti a tutti voi. Avete trasformato un tunnel che porta agli spogliatoi in un’autostrada a senso unico verso l’ingiustizia. Due giornate di squalifica a Domenico Berardi. Motivo? "Per avere, al termine del primo tempo, nel tunnel che adduce agli spogliatoi, mentre cercava di entrare in contatto fisico con un calciatore della squadra avversaria, cinto con le mani il collo di un altro calciatore della squadra avversaria che si era frapposto per impedire il contatto". Tradotto dal burocratese al calcio vero: Berardi ha osato usare le mani per non farsi schiacciare come una zanzara. Ha tentato di divincolarsi mentre qualcuno lo teneva fermo. Fine della storia. O no?

Perché le immagini - quelle vere, non le sceneggiature da VAR fantasy - raccontano un film diverso. Berardi non è il cattivo di un film di Tarantino che stringe colli come fossero manici di scopa. Berardi è l’uomo che cerca di divincolarsi. Berardi ha osato usare le mani per non farsi schiacciare come una zanzara. Ha tentato di divincolarsi mentre qualcuno lo teneva fermo. Ha provato a uscire da quel maledetto corridoio senza trasformarsi nel protagonista di un film horror. E per questo è stato promosso a nuovo Jack lo strangolatore?

Ma evidentemente nel tunnel della giustizia sportiva non ci sono telecamere. O meglio, ci sono, ma puntate solo quando fa comodo. Perché se guardiamo altrove – e qui arriva il capolavoro dell’ipocrisia – il copione cambia. Ellertsson del Genoa? Una sola giornata. Vitinha? Nemmeno sanzionato. Zero. Niente. Un silenzio assordante, quasi commovente. Come se Berardi avesse scatenato questa fantasiosa rissa da Far West da solo. È la metafora perfetta del calcio italiano di oggi: due pesi, due misure, e un solo collo da stringere. O peggio ancora: qui siamo a due bilance truccate, con il piombo nascosto solo sotto la maglia neroverde.

Berardi diventa il capro espiatorio di un sistema che vede rosso solo quando il rosso è del Sassuolo. È come quel vigile urbano che multa solo l’auto con il contrassegno del Comune sbagliato mentre lascia passare il SUV che parcheggia in doppia fila davanti alla scuola. È la giustizia bendata, ma con un occhio solo, quello che guarda sempre nella stessa direzione. Immagino già la prossima sentenza: tre giornate se Berardi osa salutare un avversario con troppa energia. Quattro se respira troppo forte nel raggio di dieci metri dall'avversario. Cinque se osa divincolarsi mentre lo stanno usando come punching ball.

E no, non è tornato Berardi il cattivo, Berardi il bad boy, come qualcuno lo osava appellare a inizio carriera. Non è nemmeno uno stinco di santo, sia chiaro, ma caro Giudice Sportivo la prossima volta invece di fidarti del referto scritto con la penna della fantasia del signor Rapuano da Rimini, fai una cosa rivoluzionaria: guarda le immagini e ascolta anche i protagonisti. Magari scoprirai che non c’era nessun tentativo di omicidio premeditato, ma solo un capitano che cercava di non finire al centro di una sceneggiata. Ma, per colpa vostra, ci è finito lo stesso.

Sezione: Editoriali / Data: Mar 14 aprile 2026 alle 13:11
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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